Hubner
colpisce
ancora

Hubner in azione con il Cesena: 74 gol in 5 anni, tra il ’92 e il ’97Dario Hubner, 50 anni: con la maglia del Brescia ha segnato 75 reti in 4 stagioni, dal 1997 al 2001
Hubner in azione con il Cesena: 74 gol in 5 anni, tra il ’92 e il ’97Dario Hubner, 50 anni: con la maglia del Brescia ha segnato 75 reti in 4 stagioni, dal 1997 al 2001
Gian Paolo Laffranchi22.11.2017

Come può non essere d’accordo con Massimo Cellino? Con un altro ruolo, in altri modi, Dario Hubner certi concetti li esprime «da tanti, tanti anni. A rischio di passare per brontolone, perché sentirsi dire certe cose da un ex calciatore può risultare antipatico». La lunghezza d’onda è la stessa del presidente del Brescia, a pochi giorni dalla trasferta di Cesena. La sua partita del cuore: 75 gol in biancazzurro e 74 in bianconero, stagioni indimenticabili da bomber vero, la provincia al potere che si fa valere anche in Serie A (tanto da vincere poi, con il Piacenza, pure il titolo di capocannoniere).

«CELLINO dice che l’andazzo è accontentarsi e il tempo dei mediocri deve finire? Io capisco cosa vuole dire - assicura Hubner -. Il presidente ha dato una sveglia e per me ha ragione. E ricordo che anche Gino, Corioni intendo ovviamente: una volta ci massacrò negli spogliatoi perché aveva visto giocatori che non si impegnavano. Fece bene. Ma io dico, da una squadra provinciale cosa devi aspettarti se non tanta fame? Ho giocato in un Brescia che aveva Baggio e avrebbe avuto Guardiola, veri campioni, ma in generale i giocatori del Brescia dovevano avere fame. Impegnarsi allo spasimo. La prima cosa da avere è la cattiveria. Gli occhi della tigre. Oggi trovo poca fame in giro. La maggior parte dei giocatori non ne ha. Quando ero giovane, mangiavo il campo per migliorare e per me niente era dovuto. Ho segnato qualche gol, credo, ma non sono mai stato in nazionale e ha ragione Gianluca Vialli, quando dice che uno la maglia dell’Italia se la dovrebbe guadagnare. Oggi dopo 3 partite son già fenomeni tutti... Una volta sudavamo tutto di più».

Entra nello specifico come faceva nelle aree avversarie, Darione: «Nel calcio di oggi funziona che giochi bene 15 partite in Lega Pro, finisci in B, non avverti tanto la differenza perché il livello è calato e se sali in A dopo 10 giornate sei a Coverciano per uno stage. Vent’anni fa gente con 300 presenze in A nemmeno vedeva l’azzurro. Ma mica per niente siamo rimasti fuori dal Mondiale, adesso. E bisognava sudarsela tanto, la maglia del Brescia. Adesso pensano di poterla indossare tutti. Io stavo in mezzo a ragazzi più giovani che avevano vinto il Torneo di Viareggio e in quella Primavera erano quasi tutti bresciani. Pirlo, Diana, Bonazzoli, i gemelli Filippini, davano l’anima per dimostrarsi degni davanti a parenti e amici, alla loro gente. Chi veniva da fuori avvertiva quello spirito di corpo, il senso di appartenenza, e si doveva adeguare. Oggi nel Brescia i bresciani son pochi: le società dovrebbero ricominciare a cercare talenti sul territorio. E deve cambiare la mentalità. Io giocavo pensando di fare la cosa più bella del mondo, sapevo di poter essere criticato e insultato ed era giusto: dovevo dare il 100 per 100, per meritarmi quella fortuna. Provavo soggezione per i vecchi della squadra. Una volta si stava tutti zitti quando parlava un francobaresi. Oggi son più ascoltati i giovani, i club investono tutto su di loro... E così non li si aiuta a crescere».

Dario Hubner ha smesso di giocare a 44 anni. «Giocherei volentieri anche questo Cesena-Brescia. Mi spiace che negli ultimi anni si parli sempre di obiettivi-salvezza, di qua e di là. Non mi auguro un pareggio, no. Che vinca una squadra, il Brescia o il Cesena, e al ritorno l’altra. Così fan 3 punti a testa: meglio di 2 e 2 con un doppio pareggio. Il Cesena l’ho visto giocare contro la Salernitana: 3-1 e in 11 contro 10, si è fatto raggiungere e pareva in inferiorità numerica. Problema mentale. Segna tanto, piglia gol stupidi. Il Brescia mi pare tutto il contrario. Se fa punti è grazie a Caracciolo: bisogna farlo giocare se sta bene e riposare quando è stanco. È al top, com’ero io a 35 anni. Normale, con l’età a far gol si migliora pure. Se si ha ancora fame».

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