Corini non lenisce i mali del Brescia: lo salva Alfonso

L’esultanza di Enrico Alfonso, circondato dai compagni dopo la prodezza sul rigore di Jelenic al 37’ della ripresaSERVIZIO FOTOLIVE / FILIPPO VENEZIA
L’esultanza di Enrico Alfonso, circondato dai compagni dopo la prodezza sul rigore di Jelenic al 37’ della ripresaSERVIZIO FOTOLIVE / FILIPPO VENEZIA
23.09.2018

Per fortuna c’è Alfonso! Altrimenti povero Corini. Nonostante il nuovo allenatore in panchina, il Brescia non inverte la tendenza che, al momento, sta rendendo questa stagione la dolorosa appendice delle precedenti. Il Brescia continua a non vincere in campionato, non ci riesce dal 17 aprile (1-0 a La Spezia). Per segnare al Carpi, sempre sconfitto prima di ieri e con una difesa che più perforabile non si può (10 gol in 4 giornate), ha bisogno di un’autorete. Poi subisce il pareggio in una delle rare occasioni concesse facendosi turlupinare su una rimessa laterale: Mokulu centra dalla destra, Arrighini stoppa in area blandamente contrastato da Cistana, e la sua girata diventa letale. ALLA FINE non si sa se essere più sollevati per la prodezza di Alfonso sul rigore di Jelenic a 8 minuti dalla fine (ma il fallo di mano di Curcio è una pura invenzione dell’arbitro Piscopo) o più arrabbiati per la chance fallita da Ndoj all’89’ e il gol annullato a Morosini al 92’ per un fuorigioco (forse...) di Donnarumma. Ci si aspettava di più dal Brescia. Che gioca con coraggio e con il piglio della squadra visibilmente superiore dal punto di vista tecnico solo nella seconda parte della ripresa, quando il suo nuovo tecnico decide di osare, immettendo prima Morosini (23’: fuori Torregrossa), poi Tremolada (31’: esce Dall’Oglio). La formazione di partenza è la stessa del predecessore David Suazo. Uguali il modulo, il 4-3-1-2, e gli interpreti, a parte lo scambio di posizione tra Ndoj, che torna interno, e Bisoli, che gioca dietro le punte e, dopo un’occasione sprecata all’inizio, sparisce. D’ac- cordo che, con soli 4 allenamenti alle spalle, Corini non poteva fare chissà quali rivoluzioni. Ma la squadra, una volta in vantaggio, si fa schiacciare da un’avversaria che ha poco altro da offrire, se non fisicità e ringhiosità. Sulla carta lo sparring partner ideale per far emergere la qualità tecnica del Brescia. La difesa è rinnovata, l’attacco pure, il centrocampo no. Tonali a parte, Dall’Oglio, Bisoli e Ndoj sono gli stessi delle ultime, sofferte stagioni. E forse il problema è proprio qui. Meglio l’attacco: Donnarumma è sempre in agguato: all’8’ del primo tempo di testa centra la traversa, e sulla ribattuta Bisoli trova il corpo di Colombi; al 29’ della ripresa, ancora di testa, costringe il portiere al colpo di reni. Ma serve di più. Da tutti. IL BRESCIA prende il controllo totale solo nel finale, con la fantasia di Tremolada che dà lampi promettenti, e la verve di Morosini che rende ancor più di cartapesta i frangiflutti del Carpi. Però rischia di perdere per un contropiede di Pachonik, sul cui centro basso Curcio in scivolata tocca il pallone con la spalla: l’arbitro concede il rigore che conferma la fama di Alfonso, alla seconda prodezza consecutiva dagli 11 metri. Almeno il Brescia prova a vincere come deve fare una squadra che punta in alto. Per ora si comporta da grande solo a sprazzi. Ma non lo è quando, trovato il vantaggio al 14’ (colpo di testa di Frascatore nella propria porta su traversone di Curcio), si tira indietro, come se il Carpi fosse l’avversario peggiore da affrontare in questo momento. No, non è il peggiore. Anzi, aver messo la partita in discesa avrebbe dovuto essere l’inizio di un pomeriggio finalmente di gloria. Il Brescia, preso l’1-1, impiega un’ora per risollevare la testa. Rischia il minimo ed è un segnale positivo: per risalire si parte sempre dal rendere più solide le fondamenta. Ma nella prima metà della ripresa il Brescia fa troppo poco per spaventare una squadra fin lì presa a pallate da tutti e davvero povera di consistenza. Si preoccupa più di non scoprirsi. Solo quando Corini aumenta il peso offensivo, crea i presupposti per vincere. Resta, però, la decima gara in campionato senza il balsamo dei 3 punti. Non c’è possibilità di tirare il fiato. Martedì sera arriva il Palermo che a Corini, espulso nel finale per proteste, ha riservato gioie da giocatore e arrabbiature da allenatore; poi, venerdì sera, l’anticipo a Crotone. In attesa di sapere di quante squadre sarà questo campionato (prima di Natale, grazie), si aspetta di scoprire quanto vale davvero il Brescia. Per ora è sulla falsariga delle ultime 2 soffertissime stagioni. E non è bello. • © RIPRODUZIONE RISERVATA