Cellino rifila
uno schiaffone
al Brescia

Massimo Cellino, 61 anni, in mezzo ai giocatori del Brescia: il presidente non è per nulla soddisfatto dell’atteggiamento della squadra
Massimo Cellino, 61 anni, in mezzo ai giocatori del Brescia: il presidente non è per nulla soddisfatto dell’atteggiamento della squadra
Vincenzo Corbetta21.11.2017

Le parole di Massimo Cellino dalla Florida arrivano in redazione alle 15,47, debitamente annunciate la sera prima dall’ufficio stampa del Brescia Calcio. Ma domenica, anche per questione di fuso orario, da Miami ancora silenzio. E i tempi di chiusura dei giornali avevano indotto ad aspettare il lunedì per sapere cosa aveva da dire l’imprenditore cagliaritano.

SI PENSAVA fosse un intervento di routine, ma con il presidente nulla è scontato. E infatti le sue dichiarazioni, che pubblichiamo in questa pagina come lettera, hanno un sapore sempre più aspro sillaba dopo sillaba. E più le si legge e più sanno di un attacco diretto, frontale nei confronti della squadra, reduce da 2 punti conquistati nelle ultime 3 partite e da una classifica che lo vede appena 2 punti sopra la zona play-out.

«Sudatevi la maglia!», potrebbe essere la summa del Cellino pensiero sulla sua squadra che non decolla ma che, secondo lo stesso numero uno biancazzurro, potrebbe fare di più.

E che potrebbe fare di più si capisce dalle prime righe: «Non ho visto tante squadre di valore tecnico più elevato di noi in questo campionato», l’inizio della lettera da Miami. E fermandosi qui si potrebbe dire che il messaggio ai giocatori può essere letto in modo positivo. Siete bravi, potete fare di più. Forza. Lo si dice spesso di uno studente che a scuola si accontenta della sufficienza, ma applicandosi di più potrebbe ottenere voti migliori e vivere meglio.

No, solo un’impressione che le parole di Cellino siano tra l’affettuoso e il bonario. Più si va avanti e più Cellino usa frasi forti, sferzanti, addirittura sprezzanti nei confronti di un ambiente (e non riguarda solo la squadra) che accetta senza batter ciglio la mediocrità in cui è piombato da anni, con travasi di bile pressochè quotidiani nel vedere i cugini dell’Atalanta battersi con onore in Serie A e spopolare addirittura in Europa League; o l’Hellas, l’altra storica rivale del Brescia, tra i grandi dopo un solo anno di purgatorio cadetto.

Il Brescia è abituato al purgatorio ed è leggenda che meriti di più di quel che è ed è sempre stato. Il suo habitat è questo, purtroppo: la Serie A, certi campioni come Hagi e Baggio sono eccezioni in una storia che parla soprattutto di Serie B. Questa dirigenza vuole cambiare lo stato delle cose, soprattutto il corso della storia. Servirà tempo.

I giocatori guidati da Pasquale Marino, e si torna alle parole di Cellino, potrebbero fare di più ma non ci riescono perchè «purtroppo ho visto parecchie squadre da noi incontrate con una determinazione superiore alla nostra e con una voglia di vincere più evidente nell’approccio alla gara». Avversari anche mediocri, che non hanno niente altro che l’arma della determinazione, dell’agonismo. Pur sempre un’arma.

PIÙ SI LEGGONO le parole di Cellino e più si capisce come la prima impressione, ovvero l’intenzione di spronare la squadra in modo positivo, è quanto di più fallace. E infatti... «Ho l’impressione di aver trovato un andazzo dell’accontentarsi con troppa facilità in questo club».

È solo l’inizio. Prosegue Cellino: «Si possono mettere tutti i leoni o meglio tutte le leonesse che si vogliono sulla maglia, ma sarei soddisfatto se si interpretassero l’allenamento e la gara con la determinazione rappresentata da questo simbolo».

Ed è una vera e propria stoccata: «Questo è un problema che ho notato anche nelle squadre del settore giovanile, dove la prestazione e il risultato conseguente dovrebbero imbarazzare parecchio gli atleti e gli addetti ai lavori».

IL BRESCIA, insomma, è da rifondare prima di tutto nello spirito: «Ma qui nel nostro club si accetta con molta facilità e senza molto orgoglio questo mediocrità! Si cerca troppo spesso il nostro errore o per di più quello dell’allenatore nello schieramento tattico! Ma chi va in campo dovrebbe cercare di essere più critico e capire che le partite si giocano e si vincono con il cuore, l’amor proprio e il desiderio del risultato, prendendosi la responsabilità di combattere e di dare tutto quel che si ha per onorare una maglia e coronare i sogni dei tifosi, che in loro ripongono tante aspettative e fiducia».

Leone o leonessa non solo nel simbolo. Invece il Brescia lo è solo in teoria. Cellino lo ha visto chiaramente sabato contro lo Spezia, l’ennesimo spreco dell’oro portato da Caracciolo con le sue pepite sottoporta. E sai che rabbia non aver battuto il Carpi 2 settimane fa. La stessa squadra che, sabato, ha preso 5 gol 5 dal Perugia, che non vinceva da un paio di mesi. Lo Spezia, il Carpi, prima ancora il Venezia: vantaggio inventato (sì, inventato!) da Caracciolo e subito vanificato dalla replica avversaria. Il Venezia ha impiegato 2 minuti per pareggiare e altri 2 per vincere, tra l’87’ e l’89’ (l’Airone aveva segnato di tacco all’85’), il Carpi 4, lo Spezia 5.

Cellino non si capacità, evidentemente, di tutto questo: «Mi aspetto un po’ più di rispetto e di voglia di crescere dei miei calciatori! Sono finiti i tempi dei mediocri a Brescia! Questa è la mia promessa!!!!». Gennaio è vicino, la prossima partita ancor di più.

Lunedì sera a Cesena Cellino vuole vedere una scintilla, uno scatto d’orgoglio. Leone o leonessa non soltanto nel marchio, nel simbolo.

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