«Caracciolo arma del
Brescia: ecco perché
sa fare la differenza»

Nedo SonettiAlessandro CaloriBeppe IachiniGigi CagniAndrea Caracciolo in azione contro il Venezia sabato pomeriggio al «Rigamonti».L’Airone ha segnato 166 gol con la V sul petto fra Serie A e B AGENZIA FOTOLIVE
Nedo SonettiAlessandro CaloriBeppe IachiniGigi CagniAndrea Caracciolo in azione contro il Venezia sabato pomeriggio al «Rigamonti».L’Airone ha segnato 166 gol con la V sul petto fra Serie A e B AGENZIA FOTOLIVE
Gian Paolo Laffranchi07.11.2017

Inossidabile. Inarrestabile. Inesorabile. Inimitabile. Altri come lui non ce ne sono stati, nella storia del Brescia. Ma la sua storia è ancora cronaca ed è questo il suo vero prodigio.

I trucchi non si dovrebbero svelare mai, ma per un mago del gol come Andrea Caracciolo il problema non sussiste: «Tanto segna in tutti i modi», dicono in coro i suoi maestri bresciani, orgogliosi di averlo allenato, felici di condividere i segreti della sua efficacia crescente.

Nedo Sonetti non è tipo da apprezzamenti sperticati né da iperboli facili. «Ma - si entusiasma il tecnico dell’Airone 2008-09 - devo dire che l’altro giorno, contro il Venezia, ha fatto qualcosa di notevolissimo. Quel gol di tacco è un colpo geniale, veramente. Spettacolare. In generale, il suo rendimento è la prova del fatto che se una è persona lavora bene, dimostrando sempre professionalità, riesce a spiccare anche a quell’età. Caracciolo si è identificato nel Brescia da tempo. È la bandiera della squadra e unisce questo attaccamento alla forza, alla bellezza delle sue prodezze che sono eccezionali. Naturalmente dev’essere amministrato bene, gestirsi anche lui Ma se si mantiene così... Ha il contratto in scadenza? Spero che rimanga ancora a lungo, per il bene del Brescia».

L’ANNATA più ricca di gol, nella carriera dell’Airone, è stata sotto la guida di Beppe Iachini: 2009-10, l’ultima promozione in A, con 25 reti sue, compresa quella realizzata su calcio di rigore nella finale-playoff con il Torino. «Andrea è un grande - dice l’allenatore di Ascoli Piceno -. Nonostante l’altezza ha una progressione incredibile, aggredisce anche lo spazio se gli dai campo. Ha tecnica, falcata, e a Brescia dà il massimo. Si sente a casa sua. Amato, stimato. Le sue qualità sono tante, può fare gol in qualsiasi maniera, di precisione, di potenza. È completo. Per sfruttar le sue caratteristiche cercavamo di andare spesso sugli esterni per i cross. Cercavamo la profondità per la verticalizzazione. Andrea sa attaccare la porta con i movimenti giusti. Quanti gol ha fatto... A Empoli, eravamo di rincorsa per andare in A, e ne fece uno bellissimo, decisivo, al momento giusto».

Alessandro Calori, prima di guidarlo dal 2011 al 2013 e nel 2015, l’ha tenuto a battesimo da compagno quand’era un ragazzino: «Ora lo eviterebbero tutti, ma allora era lui a voler evitare me, perché in allenamento qualche legnata gliela davo di sicuro. Col tempo ha saputo imporsi su ogni detrattore perché è un grande professionista e questo sulla lunga distanza fa la differenza. Andrea sente profondamente di incarnare il Brescia. È motivatissimo e questo conta tanto. Ci crede, lavora, sta sul pezzo. E ha qualità. Non mi meraviglia che sia sempre a questi livelli. Ci tiene così tanto che una volta a Pescara pur di dare una mano era pronto a giocare da infortunato. Non giocherai, gli avevo detto. E lui fino all’ultimo a chiedermi Sei sicuro? Mica per spocchia. Per aiutare la causa. Il suo valore aggiunto è il colpo di testa sul primo palo, quando si inserisce su punizione».

L’anno scorso si è giovato della sua longevità sotto porta Gigi Cagni. «Invecchiando migliora. L’esperienza fortifica - sorride -. Sta benissimo, fa vita da atleta. L’ho visto ieri, abbiamo bevuto un caffè insieme. Sa cosa penso: gioca ancora un anno da punta, poi può diventare un bravo difensore centrale. In allenamento provavamo a ruoli invertiti: è forte in marcatura, di testa, un giocatore alto rapido nel breve... Mai visto uno così. Usa il destro e il sinistro, ha visione di gioco, è bravo nell’uno contro uno. Può durare fino a quarant’anni. E lo ricordo l’anno scorso rincorrere tutti, contro il Benevento. E stremato, alla fine. Tiene veramente alla maglia».

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