Brescia, la rabbia
è di rigore Cellino:
«La Var aiuterebbe»

Il presidente Massimo CellinoErnesto Torregrossa letteralmente travolto da un difensore della Cremonese.Da 26 partite casalinghe il Brescia non ottiene un calcio di rigore FOTOLIVE
Il presidente Massimo CellinoErnesto Torregrossa letteralmente travolto da un difensore della Cremonese.Da 26 partite casalinghe il Brescia non ottiene un calcio di rigore FOTOLIVE (BATCH)
Gian Paolo Laffranchi 19.03.2018

Ventisei partite in casa. Più di un campionato al Rigamonti, senza lo straccio di un rigore a favore. È normale? Plausibile che in casa Brescia siano cambiate gestioni e cambiati allenatori senza che nel frattempo sia stato concesso un solo penalty a Caracciolo e compagni fra le mura amiche? Il dato colpisce, perché è vero che il Brescia non è vittima di chissà quali ingiustizie, e non è che la classifica sia tutta figlia di questi rigori mancati, ma è chiaro che 26 partite sono proprio tanta roba. Come si può pensare che in qualcosa come 2.340 minuti (2.470 contando i recuperi dei primi e dei secondi tempi) non ci sia stato un intervento falloso in area avversaria? Tutti sbagliano. Il Brescia ha sbagliato tanto, in questi mesi. È mancato, per esempio, per un tempo intero anche contro la Cremonese, pareggiando soltanto grazie alla reazione nella ripresa, premiata dal pareggio strappato in rimonta. Risultato meritato. Far bene è la via per ottenere punti. Quello che è successo a un più alto livello in settimana, con il Milan danneggiato in settimana per la concessione di un rigore inesistente a favore dell’Arsenal eppure determinato a non cercare alibi (a cominciare dal tecnico Rino Gattuso), e i giornali inglesi d’altro canto a riconoscere l’ingiustizia e criticare il giocatore-tuffatore (Danny Welbeck), è la strada da seguire. Sportività, fair play, che significa giocare onesto e invita a giocar bene. «Noi questo dobbiamo fare: pensare a giocare - dice il presidente Massimo Cellino, che non va a caccia di scuse e non attacca gli arbitri -. Giocare come nel secondo tempo, meglio delle ultime partite in generale, come stavamo facendo qualche settimana fa. Dipende da noi fare i punti. Certo, onestamente qualche volte contro la Cremonese i nostri attaccanti sono stati atterrati. Anche se non è per questo che non abbiamo vinto».

SE IN CASA grigiorossa possono lamentare il fatto che Rapuano abbia evitato punizione e cartellino a Gastaldello, graziato nella ripresa, è altrettanto vero che Caracciolo e Torregrossa sono stati strattonati spesso impunemente. La Var in Serie B aiuterebbe? Massimo Cellino non è favorevole in assoluto. Ma relativamente al Brescia, l’innovazione potrebbe giocare. «Io non ero favorevole all’introduzione della Var - premette il presidente del Brescia -. Perché tengo al principio dell’onestà degli arbitri e se si parte da questo principio non si può non essere propensi a dare fiducia ai nostri direttori di gara, che un tempo erano i migliori del mondo e per me vanno lasciati tranquilli, senza ulteriori pressioni. Però, se è stato ritenuto opportuno introdurla in Serie A per evitare errori così clamorosi da condizionare un risultato, perché fare differenza fra A e B? A questo punto secondo me, per un principio di equità, la Var andrebbe adottata anche in Serie B. E credo che con la Var qualche rigore l’avremmo avuto, e l’avremmo». Dopodiché, Cellino ribadisce il suo pensiero sui veri nodi da sciogliere: «Noi dobbiamo giocare bene, essere equilibrati e ottenere le vittorie facendo affidamento sulle nostre forze. Il Brescia ha tutto per conquistare la salvezza. È una squadra competitiva. A prescindere dai rigori che possono esserle concessi o negati».

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