Brescia, difficoltà
inattese. E Suazo è
già in discussione

David Suazo, 38 anni, allenatore del Brescia: ancora zero successi
David Suazo, 38 anni, allenatore del Brescia: ancora zero successi
Vincenzo Corbetta 17.09.2018

Calma e pazienza. Questo serve al Brescia per mettersi alle spalle un’epoca che più buia non si può, tra le peggiori di sempre. Anche la storia di un club calcistico è fatta di cicli e quello che sta attraversando la società biancazzurra, dal febbraio 2015, è passato attraverso 2 cambi di proprietà (da Corioni a Profida, da Profida a Cellino), una retrocessione cancellata da un ripescaggio, 2 salvezze acciuffate all’ultima giornata in B, in cui storicamente il Brescia ha sempre vestito i panni della nobile, se non della regina (11 promozioni in A). L’auspicio è che il lavoro di questa proprietà porti la luce, ma in questo momento nemmeno il più inguaribile degli ottimisti vede il fondo del tunnel. Inutile nasconderlo. Da questo Brescia, per come è stato costruito, ci si aspettava un inizio di stagione che rompesse con il passato. Sarebbe bastata una vittoria, merce sconosciuta da queste parti, esattamente dal 17 aprile scorso (1-0 a La Spezia) e in casa addirittura dal 29 marzo (2-1 al Pescara, con gol decisivo di Andrea Caracciolo). Sono 9 partite di digiuno, 5 pareggi e 4 sconfitte. Il Brescia di Suazo è arrivato vicinissimo al successo nelle 4 gare ufficiali al Rigamonti, le 2 di Coppa Italia contro Novara e Pro Vercelli e le 2 di campionato contro Perugia e Pescara. ESSERE RIMONTATI una tantum alla fine, può essere sfortuna. Ma se accade costantemente, significa che qualche problema c’è. E non si può incolpare solo l’allenatore, per quanto l’ultimo cambio di sabato (dentro Tremolada al posto di Dall’Oglio, un trequartista per un mediano poco dopo il vantaggio) sia apparso incomprensibile. Ma basta una sostituzione, per quanto sbagliata, per giustificare quanto accaduto negli ultimi 5 minuti contro il Pescara? Perché la squadra, dopo un secondo tempo di qualità e di grande intensità, si è sfaldata, non si è minimamente compattata a difesa del gol di Morosini? Un problema fisico? O c’è dell’altro?. Rivedendo la partita con il Pescara in Tv, balza all’occhio la facilità con cui gli abruzzesi di Pillon hanno attaccato la porta di Alfonso, trovandola dall’85’ in ben 4 occasioni. Nell’ordine: il palo di Mancuso, il pari di Monachello e 2 interventi di Alfonso che hanno evitato il clamoroso sorpasso. È SU QUESTO aspetto che la società e soprattutto l’allenatore devono lavorare. Perché la squadra, in zona Cesarini, diventa così facilmente perforabile? E il motivo di un simile atteggiamento, che il portiere Alfonso ha spiegato con un «dopo l’1-0 avremmo giocato di più da squadra»? Cellino, notoriamente, non ha la pazienza tra le sue virtù. E la gara di sabato contro il Carpi, se dovesse andare male, potrebbe mettere in discussione la panchina di Suazo. Anche se mai come in questo caso il presidente non vorrebbe essere costretto a prendere la decisione più drastica: alle qualità di Suazo crede, lo stima molto dal punto di vista umano, gli vorrebbe concedere il tempo giusto per acquisire l’esperienza che non può avere, essendo un debuttante. Finora lo ha difeso a tal punto da non aver esitato a sacrificare il vice allenatore Cesare Beggi, che qualche critica sulla gestione della gara di La Spezia non l’aveva fatta mancare. Intorno a questi quesiti, restano numeri allarmanti: 9 gare di campionato senza vittorie (11 con la Coppa Italia), 5 rimonte subìte in 5 gare ufficiali e 3 con reti prese dopo l’85’. La ricetta per uscirne? Calma e pazienza. Ma soprattutto tranquillità all’interno. Se le acque sono costantemente agitate, è davvero difficile fare strada. • © RIPRODUZIONE RISERVATA