Brescia cantiere
aperto ma lo stadio
è nuovo a metà

Lavori in corso allo stadio  Rigamonti, impianto vetusto che dovrà ospitare le partite casalinghe del Brescia anche nel prossimo campionato di Serie B 2018/19Il «Mario Rigamonti» è da molti anni ormai uno stadio in rovina in molte sue parti.Il club ha avviato un’opera di «maquillage» SERVIZIO FOTOLIVE/Simone Venezia, Fabrizio CattinaI nuovi seggiolini inaugurati in occasione del match con la Pro Vercelli in tribuna e in gradinata alta
Lavori in corso allo stadio Rigamonti, impianto vetusto che dovrà ospitare le partite casalinghe del Brescia anche nel prossimo campionato di Serie B 2018/19Il «Mario Rigamonti» è da molti anni ormai uno stadio in rovina in molte sue parti.Il club ha avviato un’opera di «maquillage» SERVIZIO FOTOLIVE/Simone Venezia, Fabrizio CattinaI nuovi seggiolini inaugurati in occasione del match con la Pro Vercelli in tribuna e in gradinata alta
Vincenzo Corbetta 07.08.2018

Paradossalmente i lavori pagati di tasca propria da Massimo Cellino evidenziano in modo ancor più impietoso le brutture del Rigamonti. Per essere più chiari: le parti superiori dello stadio (le tribune, la gradinata alta, la Curva Nord rinnovata dall’Amministrazione Paroli) risultano notevolmente abbellite dai nuovi seggiolini, dalla colorazione, da quelle «V» bianche che fanno sempre palpitare il cuore dei bresciani. Ma l’anello inferiore (il parterre, la gradinata bassa, la Sud in disuso da anni, eccetto la parte che confina con la laterale, adibita a settore ospiti) fa capire non tanto che di lavoro da fare ce n’è ancora, ma che la costruzione di un nuovo stadio è improcrastinabile. E in proposito, finchè non si vede nulla, non ci si può credere.

DOMENICA SERA, insieme alla squadra impegnata in Coppa Italia contro la Pro Vercelli, i tifosi del Brescia hanno potuto scoprire la nuova fisionomia del Rigamonti. All’esterno si sono ripetute le scene degli altri anni. Cambiano le dirigenze, non i disguidi tipici del periodo estivo: code chilometriche ai botteghini per acquistare il biglietto, difficoltà agli ingressi e, novità assoluta, la distinta delle formazioni arrivata in tribuna stampa quando la partita era già iniziata da 5 minuti. Non certo un bell’inizio, ma non che in passato le cose andassero meglio. Almeno, una volta all’interno, il colpo d’occhio è stato diverso: non più il grigiore generalizzato, la sensazione forte, penetrante di un impianto che sta per cadere a pezzi. Quel trionfo di colori bianchi e azzurri riporta il Rigamonti a una dimensione meno lontana dall’ indegnità, dallo stato di abbandono cui l’impianto è stato lasciato per decenni prima del maquillage celliniano. Ma, se si guarda in profondità, si scopre che molto lavoro deve essere fatto. Il parterre, la gradinata bassa sono ancora inguardabili. In alcuni punti, come documentato dalle immagini della nostra agenzia fotografica Fotolive, ci sono cumuli di detriti che costituiscono un potenziale pericolo come oggetti di lancio. Qua e là crescono piantine in mezzo ai gradoni, a rafforzare lo stato di abbandono in cui versa lo stadio di Mompiano da troppi anni.

CELLINO in pochi mesi non poteva fare miracoli. Ha cercato di abbellire, ma così facendo - per contronto - ha finito per rendere più evidenti le magagne dei settori non interessati al maquillage. Certo, se uno guarda l’insieme dalla tribuna, un minimo di sollievo c’è. E qualcuno ha pensato di scorgere, in gradinata, il marchio del presidente: quelle «V» che si uniscono al giallo della scalinata di colore giallo sembrano altrettante «M». «M» come Massimo. Cellino, naturalmente. Adesso non resta che sperare in un campionato non più sofferto come gli ultimi due e in un’accelerazione definitiva per il nuovo stadio. Gino Corioni ha combattuto una vita per averlo, ma è morto senza vedere esaudito il suo più grande desiderio: fare grande calcio a Brescia con un impianto all’altezza. Cellino non aspetterà in eterno: getterà la spugna molto prima di essere inghiottito dalle lungaggini, dalle promesse non mantenute. E il Brescia - nel caso - ancora una volta dovrà ripartire daccapo, non solo per lo stadio.

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