Brescia è un cantiere
in campo e fuori
Ed è soltanto l’inizio

Stefano Minelli, 23 anni, portiere del Brescia: in campionato ha totalizzato 12 presenze FOTOLIVE
Stefano Minelli, 23 anni, portiere del Brescia: in campionato ha totalizzato 12 presenze FOTOLIVE
Vincenzo Corbetta08.11.2017

È un momento di passaggio per il Brescia. Lo è a livello societario, con scosse inattese come le dimissioni del direttore organizzativo Giovanni Armanini, di fatto il numero 2, a soli 19 giorni dal suo insediamento; lo è dal punto di vista tecnico con ribaltoni altrettanto inaspettati: dopo la perla di Caracciolo contro il Venezia al minuto numero 85, alzi la mano chi pensava di trovarsi a mani vuote al triplice fischio finale.

La novità imprevista in sede costringerà Massimo Cellino ad anticipare il rientro dalla Florida per occuparsi più da vicino della situazione. I progetti di patrimonializzazione della società (il centro sportivo di proprietà, il nuovo stadio Rigamonti) non si fermano. Nei piani del presidente il Brescia deve diventare quello che non è mai stato: non solo una squadra, ma un club strutturato.

PROBABILE che Cellino pensasse che la strada fosse meno impervia, ma tant’è. Si è dato 2 anni di tempo per riportare il Brescia tra le grandi e questa è una stagione di assestamento: il cambio di proprietà è avvenuto a ridosso dell’inizio del campionato e nella fase calda del mercato, la rivoluzione (via l’ad Sagramola e l’allenatore Boscaglia, scelti dalla precedente dirigenza) si è compiuta a stagione iniziata. Il progetto dell’imprenditore sardo è partito meno di un mese fa. Giudicarlo è prematuro.

Anche il giudizio sulla squadra è sospeso: nessuna esaltazione per le vittorie contro Bari e Pescara, niente drammi per l’incredibile stop contro il Venezia. Per fare bilanci è presto, bisognerà aspettare almeno la fine del girone d’andata. Pasquale Marino sta cercando di rendere automatico un certo modo di scendere in campo, non solo dal punto di vista tattico. È una squadra, il Brescia, che cerca sempre di tenere l’iniziativa. Lo ha fatto anche col Venezia, a lungo nella propria metà campo.

NON SI DICE che mai come quest’anno la Serie B è equilibrata e il livello tende verso il basso? Bene. Il Brescia può tranquillamente competere per un campionato senza patemi. Si diceva del maggior tasso tecnico del Venezia. Di sicuro, sabato, la squadra di Filippo Inzaghi si è dimostrata più scaltra, più abile a difendersi e a ripartire per colpire. Avesse avuto il suo tecnico come centravanti, o anche Caracciolo come gli chiedevano scherzando i giocatori veneti in campo, sarebbe finita già nel primo tempo.

Ma è giusto dire che questa rosa manca di esperienza? E non ne hanno da vendere giocatori come Meccariello, Gastaldello, Furlan? E gente come Minelli, Edoardo Lancini, Somma, Martinelli, Bisoli non ha alle spalle 2-3 campionati da titolare tra i cadetti?

E chi ha un centravanti come Caracciolo? Basta riguardare il gol al Venezia: non è esatto dire che l’Airone ha trasformato in oro l’unica palla giocabile. La sua è una prodezza cavata dal nulla, eludendo la marcatura da rigore e rosso diretto di Modolo.

La difesa viene definita di una debolezza cronica, eppure è la sesta del campionato dopo che negli ultimi anni è stata spesso la più perforata. Marino vuole dare a questo gruppo una vocazione offensiva. Finora sono andati a segno solo in 4: oltre a Caracciolo (6), Bisoli (3), Ferrante (2) e Machin più l’autorete di Capradossi con il Bari.

A volte manca il coraggio di provarci. Caracciolo, contro il Venezia, sul cross di Furlan ha sfidato l’impossibile. Il capitano dà sempre l’esempio. Non resta che seguirlo.

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