È un Brescia da urlo
Stravince il derby
e fa sogni da grande

I giocatori biancazzurri esultano a fine gara
I giocatori biancazzurri esultano a fine gara
Vincenzo Corbetta 12.11.2018

Come una volée incrociata di McEnroe, un gancio cielo di Karim Abdul Jabaar, una serata con la donna dei sogni, un articolo di Montanelli, una madonna dipinta da Raffaello. Fino all’anno scorso la bellezza andava ricercata altrove, adesso i tifosi del Brescia la possono trovare al Rigamonti, con una squadra che vince in casa e pareggia in trasferta, che distrugge una corazzata del campionato, il Verona, offensivo in teoria e inoffensivo in pratica. E così si arriva in alto, molto in alto. In panchina c’è un allenatore bresciano, Eugenio Corini, immerso al mille per cento nella sua missione. La percentuale non è esagerata. Mentre la Curva Nord inneggia al suo nome e il resto dello stadio applaude, lui in panchina è arrabbiato come un biscio perché, subito dopo il 4-1, a Pazzini viene concessa una conclusione pericolosa dal limite. Non alza la manina per rispondere, Corini, e non è per snobismo. Vuole il Brescia così, sempre concentrato. Ma nel chiuso degli spogliatoi, ai ragazzi, avrà certamente fatto i complimenti. «Il modello è la prestazione con il Palermo», aveva detto alla vigilia.

QUI SI VA OLTRE. C’è la forma, c’è la sostanza, c’è l’entità della vittoria: due gol di scarto sono stretti. Soprattutto c’è il Brescia che subisce tanto e segna di più, ed è inutile voler cambiare l’anima di questa squadra, che si diverte ed è micidiale quando attacca, quando come con il Verona tiene costante l’intensità, la voglia di arrivare per primo su ogni pallone per 95 minuti. Bisogna capire bene come si sente adesso un bresciano che vive per la squadra della propria città. Vedere un Brescia così dopo anni di vacche scheletriche è da lacrime di gioia. Il bello è durante, il meglio è dopo, se si chiudono gli occhi e si rivede mentalmente quel che è accaduto a Mompiano. Spettacolo allo stato puro: difesa altissima, centrali che vanno in anticipo nella metà campo degli altri, pressing al limite dell’area avversaria, giusto tasso di astuta cattiveria, ogni pallone come se fosse l’ultimo, come se fosse una finale, come se il destino della stagione dipendesse da un contrasto, da un piazzamento, da una scelta, tiro o la appoggio al compagno meglio piazzato. Il Brescia è con il consueto 4-3-1-2, il Verona invece è imbottito di attaccanti e mezzepunte. C’è pure Pazzini, titolare guardacaso dopo le voci che lo vorrebbero sotto questi cieli a gennaio. Ma nemmeno il vecchio bomber, che alla fine si toglie la soddisfazione di una zampata delle sue (è la rete che fissa il 4-2), può nulla. Il Brescia straripa, trascina il pubblico, è guidato in panchina da un tecnico che, dal secondo tempo contro il Padova, ha buttato ogni remora.

CORINI si permette il lusso di non utilizzare Morosini e Tremolada, lascia in panchina Gastaldello e conferma il giovane Cistana e anche questa è una novità rispetto ad allenatori del passato: coraggioso nelle scelte oltre che nell’atteggiamento da trasmettere alla squadra. La partita si decide alla fine del primo tempo. Il Brescia, fino all’1-0 di Donnarumma, domina a centrocampo, impedisce al Verona di entrare in area con la palla al piede, ma è poco insidioso. Poi il trio Tonali-Torregrossa-Donnarumma crea la prima rete, Tonali su punizione raddoppia al 43’ e fa piangere di gioia in tribuna mamma Mariarosa e la nonna Biagia. Al 6’ della ripresa il 2-1 di testa di Antonio Caracciolo (effetto del cognome...) è solo un granello di polvere sulla giacca. All’11’ Donnarumma, servito da Torregrossa, fa il 3-1. E se la legge dell’ex vale per un difensore, figurarsi per un attaccante. Infatti Torregrossa non si esime: botta dalla lunetta, palla all’incrocio e 4-1. Pazzini segna il 4-2: il giorno 11 dell’undicesimo mese dell’anno logico che chiudessero i conti i numeri 11. I nuovi entrati, Dall’Oglio soprattutto, sono incisivi. E Gastaldello, per nulla scottato dall’esclusione, gioca il recupero e spazza via l’ultima incursione del Verona. Il 4-2 è un punteggio rotondo di una partita mai in discussione. Dopo anni di miserie calcistiche, Brescia torna a ruggire come una vera leonessa. La bellezza, signori, abita di nuovo qui.

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