È un Brescia al bacio Rende dolce il viaggio e ora «vede» la vetta

La grande gioia del Brescia: la corsa al vertice della classifica continua dopo la splendida vittoria ottenuta a PerugiaSERVIZIO FOTOLIVE/FILIPPO VENEZIA
La grande gioia del Brescia: la corsa al vertice della classifica continua dopo la splendida vittoria ottenuta a PerugiaSERVIZIO FOTOLIVE/FILIPPO VENEZIA
20.01.2019

È un Brescia al bacio e non c’entra niente il dolce tipico di Perugia, inventato da quella donna geniale che si chiamava Luisa Spagnoli. Questa è una vittoria che non solo rende di cioccolato finissimo il primo viaggio del 2019 ma fa capire parecchio di questo Brescia, che al «Curi» si dimostra cresciuto di un gradino in tutto: morale, condizione fisica, consapevolezza della propria forza, maturità. Ed è raro anche che i tifosi avversari, alla fine, accettino senza batter ciglio il «ko», tanto è palese la differenza in campo non solo di valori, ma di tutto quanto. A guardare la classifica ora viene l’acquolina in bocca. Il primo posto in classifica, occupato dal Palermo, è a soli 2 punti; il secondo, che pure significa promozione diretta, è solitario almeno fino a stasera alle 23, quando finirà Pescara-Cremonese. «Ma l’importante è che vinciamo noi», dice Eugenio Corini. Soprattutto conta che il Brescia vinca in questo modo, che di cinico ha poco se non nella percentuale di realizzazione - 4 occasioni, 2 reti - perché frutto di un controllo assoluto della partita e dell’ avversario sia nel primo tempo, giocato perlopiù nella metà campo altrui, sia nella prima parte della ripresa, quando i biancazzurri abbassano il baricentro e concedono agli avversari il minimo sindacale. IL BRESCIA, dunque, inizia nel migliore dei modi il girone di ritorno. Continua a segnare (19 partite su 19) e per la prima volta torna da una trasferta con la porta immacolata, ed è bravo Andrenacci a tenerla inviolata al 35’ della ripresa su un radente di Mazzocchi. Sissignori, questo è un Brescia che autorizza sogni mostruosamente proibiti. Che rende incontentabili tutti e che, puntualmente, risponde sul campo alle sollecitazioni esterne, dovute a un calendario che più spezzatino di così non potrebbe essere. Ma al Brescia di Corini non importa giocare prima o dopo, non si fa frenare dall’occasione di portarsi a due punti dal Palermo, sconfitto nell’ anticipo dalla Salernitana, o dal pareggio nello scontro diretto tra Benevento e Lecce. In questo la squadra è a immagine e somiglianza di Tonali, che gioca, per dirla ancora con Corini, «una gara vera, da calciatore» nonostante abbia addosso gli occhi del ct Roberto Mancini, presentatosi al «Curi» con una sciarpetta bianca e rossa che vabbè... È SOLTANTO COLORE, nulla rispetto al calore che trasmette il Brescia. Un calore che dà la sicurezza che prima o poi il gol arriverà. Certo, c’è sempre anche il timore che prima o poi un gol lo si beccherà, ma è una sensazione sempre meno percepita. È stato così a Benevento e anche a Perugia il Brescia si difende bene, attaccando al meglio. E il modo del successo? Non si può tacere. Un classico che non tramonta: un gol per tempo dei due attaccanti, la premiata ditta Torregrossa&Donnarumma, 22 reti in tutto (7+15) sulle 37 della squadra. Numeri da urlo di una squadra che, cifre alla mano, con Corini ha una media da Juventus, 33 punti in 16 gare, 2,06 a partita, e se si offende qualcuno non importa. È una prova di grandezza, di efficacia, della terribile (per gli avversari) predisposizione a sfruttare lo sfruttabile, a chiudere ogni spazio, a compattarsi. Ogni volta che un giocatore del Perugia prende il pallone, ha due biancazzurri addosso. E la prova incolore del Grifone è merito del Brescia, di una partita preparata alla perfezione, dell’incognita del ritorno dalla pausa spazzata via fin dai primi minuti, 5 per l’esattezza, il tempo per Torregrossa di riprendere una corta respinta di Gabriel su un colpo di testa di Mateju e di inaugurare il tabellino dei marcatori biancazzurri del 2019. Il dominio del Brescia nel primo tempo è perfino imbarazzante. Sabelli imperversa sulla destra, Bisoli e Donnarumma sfiorano il bis che il capocannoniere troverà al 31’ della ripresa con un diagonale micidiale su un mirabile assist di Torregrossa. La gara scrive la parola «fine» quando Andrenacci si guadagna la pagnotta su Mazzocchi. Il triplice fischio di Giua di Olbia, un buon arbitro davvero, è un pro forma. Il Brescia non vinceva al «Curi» dal 1985, gol di Chierici. Erano i tempi di Pasinato, alla fine fu Serie A. Ecco, appunto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA