Assalto alla Germania Le corazzate del calcio inseguono il sogno

Jachim Loëw guida un allenamento della Germania. I campioni in carica cercano il clamoroso bis
Jachim Loëw guida un allenamento della Germania. I campioni in carica cercano il clamoroso bis
13.06.2018

Non ci sarà l’Italia, certo, e la grande vetrina del pallone risulterà un po’ più spoglia. Soprattutto per noi, appassionati di azzurro. Però ci saranno Germania e Inghilterra, Spagna e Francia, quindi il meglio del calcio continentale degli ultimi anni. E poi la crema del calcio sudamericano - Brasile, Argentina, Uruguay - e un nutrito gruppo di possibili sorprese, dal Belgio dei talenti alla Croazia, la selezione meglio sopravvissuta allo smembramento della Jugoslavia. E ancora le squadre dei grandi solisti - il Portogallo di Cr7, la Polonia di Lewandoski - e l’Islanda che promette di regalare altri sussulti dopo quelli dell’Europeo 2016. E la Colombia, le africane, le asiatiche guidate al solito dal Giappone, la Russia padrona di casa. Via quindi i veli al Mondiale 2018, fuori le stelle in cerca di rinnovata gloria, riflettori sulle tradizionali corazzate, sulle outsider più sfacciate e sulle piccole a caccia di una parentesi di notorietà: è un mese ad alta intensità quello che verrà inaugurato giovedì 14 giugno con Russia-Arabia Saudita e che si chiuderà con la finalissima del 15 luglio. LE ELETTE. Quattro anni dopo il trionfo della Germania in Brasile si ricomincia dal palcoscenico europeo - quello della Russia è un inedito per la rassegna iridata - e i tedeschi si presentano ancora una volta nel lotto delle elette. Loro come gli argentini che soprattutto davanti possono sfoggiare imbarazzante ricchezza, come il Brasile di O’ Ney, come Spagna e Francia, altre selezioni imbottite di talenti. Alla fine quarantotto sfide nel solo primo turno - otto i gironi da quattro squadre ciascuna - prima di tuffarsi negli ottavi e nei match che seguiranno. In tutto sessantadue partite, una sfilza impressionante di confronti di altissimo profilo. La sfilza aperta con l’edizione del 1998, la prima con trentadue squadre al via. Un motivo di sofferenza in più se si pensa che in una lista così estesa di contendenti l’Italia sarà costretta al ruolo di spettatrice. In buona compagnia peraltro visto che, tra le grandi deluse, ci sono anche Olanda, Cile, magari gli Stati Uniti, immancabili da qualche decennio a questa parte. Curioso, peraltro, che tra tutte le nazionali partecipanti, la Russia risulti essere quella con il punteggio più basso secondo la versione aggiornata del ranking Fifa. Nell’ultima versione della classifica, la nazionale di Mosca è infatti scesa dal 66esimo al 70esimo posto, stabilendo così il suo record negativo. LA SOLITA NOTA. Come detto si ricomincia dall’inseguimento alla Germania, la solita corazzata che quattro anni or sono seppe prima ridicolizzare il Brasile davanti al suo stesso popolo e poi superare col minimo scarto, nella finalissima, l’Argentina. Tutto grazie al gol di Mario Goetze, uno che - altra curiosità - nel 2014 era dato in irresistibile ascesa e chi oggi, invece, non ha trovato neppure posto tra i convocati del commissario tecnico Loëw. Tedeschi che, con quattro titoli conquistati (al pari dell’Italia) proveranno quindi a raggiungere in testa al ranking all-time il Brasile, unica nazionale quota cinque. Poi i soliti noti, le squadre che vanno per la maggiore negli ultimi decenni: Argentina, Francia, Spagna. E le outsider Belgio, Croazia, Inghilterra oltre alla consueta, immancabile sorpresa. Che potrebbe pure uscire dal lotto delle africane - attenzione al Senegal - o delle asiatiche emergenti. Dettaglio ma non troppo il debutto della Var, la videoassistenza televisiva, la cosiddetta moviola in campo, adottata quest’anno anche dalla Fifa: «L'Italia è stata fondamentale nell'assicurare i risultati dei test che ci hanno permesso di prendere una decisione che aiuta il calcio, che aiuta la giustizia nel calcio, che aiuta gli arbitri a prendere delle buone decisioni», spiegò il numero uno del calcio Gianni Infantino nello scorso mese di marzo, annunciando la storica svolta. L’Italia, appunto. La classica protagonista mancata. •