Il Lumezzane sciopera: «Pronti a non giocare»

Cavagna è pensieroso: la battaglia legale sta andando per le lungheAnche Rosolino Puccica e i giovani rimasti in squadra attendono novità dalla società
Cavagna è pensieroso: la battaglia legale sta andando per le lungheAnche Rosolino Puccica e i giovani rimasti in squadra attendono novità dalla società (BATCH)
Alberto Armanini13.08.2017

«Il Lumezzane non scenderà in campo finché il Tar del Lazio e il Collegio di Garanzia del Coni non si saranno espressi sui ricorsi». Questo concetto, parola più parola meno, sarà messo nero su bianco da Renzo Cavagna e inviato domattina alla Lega Nazionale Dilettanti. «Li informeremo della nostra situazione e comunicheremo loro le nostre intenzioni - spiega il presidente rossoblù -. Ovvero che io non muoverò un dito, non prenderò allenatori o giocatori e la squadra non scenderà in campo finché la situazione non sarà stata chiarita e non ci verrà dato quel che ci spetta: la Serie C».

IL DERBY di Coppa Italia con il Rezzato in programma tra una settimana esatta, quindi, è fortemente a rischio. A meno di cambi repentini d’opinione, improbabili obblighi dalla Lega Dilettanti o provvedimenti ancor più clamorosi dall’alto, il Lumezzane non aprirà le porte del «Saleri». Allo stesso modo, stando al calendario delle udienze fissate da Coni e Tar, i rossoblù non dovrebbero presentarsi alle prime due partite del campionato di Serie D: il 3 di settembre e il 10. Dal Collegio di Garanzia, infatti, ci si attende un pronunciamento il primo di settembre. E la discussione collegiale del Tar, che ha bocciato la richiesta di sospensione pro-tempore della Serie C del Lume, è fissata per il 13 settembre prossimo.

Questo significa che per un mese esatto in Valgobbia non si dovrebbe parlare di nuovi giocatori, di tecnici e nemmeno di dirigenti. Trenta giorni di stallo dopo un’estate vissuta nell’indecisione totale. Un tempo biblico. «Ma dipende tutto dai ricorsi - attacca Cavagna -. E non è finita qui. Se al Tar e al Coni non dovesse andare come deve procederemo con il tribunale ordinario e con la Corte Europea. Non ci fermeremo e chiederemo danni morali ed economici alla Federcalcio. Non siamo stati considerati e hanno volutamente ignorato l’ordine del giorno. Tutto questo è irregolare, proprio come la fideiussione del Rende poi subito riammesso e come i campionati di Maceratese e Mantova, penalizzate di due punti nel prossimo campionato dopo aver causato la retrocessione di società virtuose come la nostra». I contenuti sono sempre quelli. Ma i tempi si stanno dilatando in maniera pericolosa.

IL FUTURO del Lumezzane è ormai un tema cult di quest’ultimo spicchio d’estate calciofila. In provincia ci si interroga sul destino della società: quali possono essere le conseguenze della rinuncia volontaria a scendere in campo fino a settembre?

Da un punto di vista sportivo il rischio sono le sconfitte a tavolino: con il Rezzato e con le prime due avversarie del campionato. Un’eliminazione dalla Coppa Italia e sei punti nella classifica di Serie D sono due rinunce dal peso diametralmente opposto: meno grave la prima, gravissima o addirittura potenzialmente disastrosa (in particolare per chi ha un parco giocatori di soli ’96, ’97, ’98 e ’99) la seconda.

E se Cavagna dovesse proseguire nella sua battaglia - e quindi nell’astensione dal campo - anche oltre il 13 settembre? Questa domanda è frullata in testa a molti sportivi bresciani fin dal sorteggio dei gironi di Serie D. E la risposta più gettonata è di quelle che si fatica persino a pronunciare. Di certo il calcio lumezzanese non è mai stato così vicino al baratro. C’è un mese di tempo per evitare che quei colori spariscano dai radar.

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