Altobelli e Baresi premiati dal Coni per l’82

Alessandro Altobelli la sera dell’11 luglio 1982: la coppa appena vinta dall’Italia è nelle mani di Cabrini
Alessandro Altobelli la sera dell’11 luglio 1982: la coppa appena vinta dall’Italia è nelle mani di Cabrini
Vincenzo Corbetta01.11.2017

Ci voleva la sensibilità del presidente del Coni, Giovanni Malagò, per ricordare degnamente i campioni del mondo del 1982 a 35 anni dal loro storico trionfo contro la Germania allo stadio Bernabeu di Madrid.

Lo ha fatto con una lettera a su carta intestata del presidente del Coni, con il nome di battesimo scritto a mano da Malagò sotto la data, Roma 25 ottobre 2017, con la quale viene comunicato il conferimento del Collare d’Oro al Merito sportivo, «che costituisce la massima onorificenza dello Sport italiano - si legga nella lettera-invito di Malagò -, in riconoscimento del titolo di campione del mondo conquistato nel 1982». La cerimonia si svolgerà il 19 dicembre alle 11 nella Sala delle Armi al Foro Italico, in viale delle Olimpiadi 60, a Roma, e verrà trasmessa in diretta televisiva dalla Rai. Saranno presenti il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il numero uno della Fifa, Gianni Infantino.

Tra i premiati ci sono due bresciani: Alessandro Altobelli, che mise la firma in calce su quell’impresa con il terzo e ultimo gol azzurro nella finale con la Germania, e Franco Baresi, che in Spagna non giocò un minuto.

«FINALMENTE giustizia è fatta - sospira Altobelli -. E ci voleva il presidente del Coni Malagò per celebrare un’impresa che va al di là della vittoria stessa e per premiare i suoi protagonisti».

Spillo non si sottrae alla polemica: «Sarebbero dovute essere la Federcalcio e la Lega a ricordarsi, invece nemmeno per i 35 anni da quell’incredibile vittoria, che cadevano l’11 luglio. Ma la Lega è commissariata e la Federcalcio vive una situazione particolare. Vorrei ricordare che uno dei più importanti giornali italiani, che il giorno della nostra vittoria a Madrid tirò milioni di copie, l’11 luglio non ci ha dedicato nemmeno una riga per il 35° anniversario. Ma così va il mondo: non mi arrabbio più».

Adesso Altobelli ha deciso di uscire allo scoperto: «Noi campioni del mondo del’82 abbiamo una chat con WhatsApp, ci sentiamo in pratica tutti i giorni - racconta l’ex centravanti del Brescia e della Nazionale -. E l’11 luglio abbiamo notato tutti il silenzio di tanti, la scarsa memoria su un’impresa che è nei cuori di tantissimi italiani. Eppure ci sono abbondanti motivi per celebrare quel successo».

Altobelli li elenca uno a uno: «Intanto il valore sportivo: quando mai ricapiterà di vincere un Mondiale battendo Argentina, Brasile e Germania? Poi abbiamo riportato il titolo che all’Italia mancava dal 1938, da 44 anni: non mi sembra così secondario. E ancora: abbiamo dato slancio e fiducia al nostro Paese che viveva una situazione piuttosto difficile, ridato la voce agli italiani all’estero. E il movimento calcistico ha iniziato a crescere grazie a quella nostra vittoria, non va dimenticato».

ALTOBELLI apprezza che Malagò si sia ricordato «non solo di noi che ci siamo ancora, ma anche, soprattutto di chi non c’è più: del commissario tecnico Bearzot, che creò quel gruppo incredibile resistendo a critiche troppo spesso fuori dalle righe; a Cesare Maldini, che era il suo preziosissimo vice; al grande Scirea, campione unico in campo e fuori».

E ancora: l’allora presidente federale Sordillo, il professor Vecchiet, il capodelegazione De Gaudio. Al Coni saranno presenti i famigliari insieme a quei campioni, che vale la pena di elencare in ordine alfabetico: Altobelli, Antognoni, Baresi, Bergomi, Bordon, Cabrini, Causio, Collovati, Conti, Dossena, Galli, Gentile, Graziani, Marini, Massaro, Oriali, Rossi, Scirea, Selvaggi, Tardelli, Vierchowod e Zoff.

Anche Franco Baresi è soddisfatto: «Io sono felice di aver fatto parte di quel gruppo incredibile - dice l’ex difensore centrale del Milan, nato a Travagliato -. Ed è un titolo mondiale che sento mio anche se non giocai un minuto. Ma Bearzot aveva contribuito a creare un senso di appartenenza fortissimo».

Vista la carriera di Baresi, qualcuno potrebbe ritenere incredibile che non sia mai sceso in campo: «A parte che allora ero molto giovane, avevo solo 22 anni, ma davanti avevo uno che allora era molto più bravo di me e dal quale avevo solo da imparare, Scirea, che non c’è più ma che ricordo sempre con grande affetto».

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