«Questo Giro si
è rivelato troppo
duro per me»

Jakub Mareczko: un secondo, un quarto e un sesto posto nelle tre volate disputate al Giro 2018
Jakub Mareczko: un secondo, un quarto e un sesto posto nelle tre volate disputate al Giro 2018
Angiolino Massolini 16.05.2018

Per la terza volta di fila non è riuscito a concludere il Giro d’Italia: Jakub Mareczko non riesce proprio ad avere il giusto feeling con la corsa rosa, che pure l’ha celebrato per tre volte splendido secondo di giornata, a Messina e Reggio Emilia nel 2017 e a Tel Aviv in Israele quest’anno. Nella tappa del Gran Sasso, a Campo Imperatore, dove ha vinto Simon Yates, figlio di Sean, il quale l’8 luglio 1988 battè nella cronometro del Tour de France, nella Leivin-Washqueal di 52 chilometri, il nostro Roberto Visentini staccato di soli 14”, il velocista di casa nostra ha fatto le valigie ed è tornato a casa. Ed è un film già visto perché anche nel 2016 e 2017 ha fatto la stessa cosa: due anni fa ha lasciato la carovana nel corso della quinta tappa, l’anno scorso non si è presentato al via della quattordicesima. Questa volta è salito sull’ammiraglia durante la nona tappa. «Sapevo che la corsa si sarebbe rivelata dura - dice - ma non come in effetti ho potuto riscontrare. Per noi velocisti affrontare tre settimane di gara con tutte le salite in programma è un qualcosa di impensabile. Si rischia di compromettere l’intera stagione. Adesso cercherò di recuperare il più presto possibile le energie per recarmi a fine mese in Korea per cercare di aggiornare il mio palmares».

NELLE TRE VOLATE disputate ha chiuso secondo, quarto e sesto: «Avevo puntato tutto sulle tappe in Israele. Purtroppo non sono riuscito a vincere anche se ci sono andato molto vicino. Ho cercato di sorprendere gli avversari con una volata da lontano ma alla fine sono stato raggiunto e superato da Elia Viviani. Ho preparato quelle tappe con grande determinazione ma alla fine non ho centrato la vittoria». Il podio al Giro è sempre un grande risultato però: «Lo penso anch’io ma il successo è tutt’altra cosa. Ho un conto in sospeso con questa corsa e conto proprio di saldarlo negli anni prossimi». E se il Giro sarà ancora così duro? «Credo proprio che gli organizzatori permettano anche a noi velocisti di giocarci più volte le nostre chances. Comunque, deciderà il team». In effetti quest’anno gli organizzatori hanno lasciato poco spazio agli sprinter. Non è un caso che Marcel Kittel, Mark Cavendish, John Degenkolb, Arnaud Demare, Ben Swift, Caleb Ewan, Peter Sagan, Sonny Colbrelli, Nacer Bouhani e altri velocisti abbiano deciso di optare per il Tour de France. Cionondimeno occorre rilevare che Francesco Gavazzi, Niccolò Bonifazio, Manuel Belletti, Sacha Modolo, Sam Bennett, Elia Viviani, Kristian Sbaragli, Boy Van Poppel hanno concluso la tappa del Gran Sasso Campo Imperatore con distacchi dai 18’24” ai 30’47” minuti, e sono tuttora in corsa per cercare di centrare un risultato di prestigio. I velocisti sanno in partenza che in una grande corsa a tappe i traguardi più numerosi sono riservati a cronomen e scalatori. Lo sapeva anche Pierino Gavazzi, capace di vincere due volte l’ultima tappa a Milano il 28 maggio 1978 e il 7 giugno 1980. • © RIPRODUZIONE RISERVATA