Clara Schumann è «La pianista perfetta»

Guenda Goria nei panni di Clara Schumann
Guenda Goria nei panni di Clara Schumann
21.08.2018

Donna di grande talento e determinazione. Una delle pianiste più importanti dell’età romantica, sin da giovanissima concertista di fama mondiale. Oltre che fine intellettuale, manager di se stessa, madre di otto figli e moglie innamorata. Anche contro il volere paterno o la malattia che portò via il genio dell’uomo che aveva sposato. Offuscata dal tempo ma soprattutto dalla fama postuma del consorte Robert Schumann, la figura di Clara Weick Schumann (1819-1896), di cui il prossimo anno ricorre il bicentenario della nascita, sta negli ultimi anni riconquistando il suo posto nella storia. Per la prima volta ora la sua vicenda personale approda in scena insieme al suo pianismo con «La pianista perfetta», testo scritto da Giuseppe Manfridi, per la regia di Maurizio Scaparro, al debutto al Todi Festival il 30 agosto con Guenda Goria protagonista e coproduttrice (in tournèe nel 2019). «Era da tempo che desideravo coniugare le mie due passioni, il teatro e la musica», racconta la Goria, doppia figlia d’arte (del giornalista Amedeo Goria e della presentatrice Maria Teresa Ruta), vincitrice di numerosi premi pianistici, che in scena reciterà suonando dal vivo. «Clara Schumann è una figura strepitosa, sia dal punto di vista musicale che umano, come rivelano molte testimonianze, a partire dalle bellissime lettere che scriveva al marito Robert». Quello raccontato in palcoscenico è un immaginario pomeriggio del 1856. Clara, già una stella della musica, arriva in un teatro per esibirsi. Ma ai piani alti è in corso una riunione e ad accoglierla non trova nè fiori, nè cerimonie. Non si vede baule con abiti nè accordatori. «Un anno prima il marito ha tentato il suicidio gettandosi nel fiume - prosegue la Goria - internato in manicomio, non glielo lasciano vedere da un anno e allora lei gli parla attraverso la musica. Hanno un appuntamento immaginario ogni giorno, a una certa ora, e suonano insieme. È uno degli amori più belli e raffinati della storia della letteratura, che va oltre lo spazio e l’anima». Di certo, si riscopre nello spettacolo, «è grazie a Clara se oggi conosciamo la sua musica così come quella di Robert Schumann». Ne esce un ritratto di una «grande artista, certamente, ma anche di una manager, madre, moglie, una donna con una capacità “superiore” di stare al mondo. Oggi diremmo una donna moderna, sbagliando, perchè le donne, in realtà, sono sempre state così. Solo che non si raccontava». •