Mata Hari, la spia
divenuta celebre
a passo di danza

Patrizia Vacalebri15.10.2017

Quando il plotone d’esecuzione, il 15 ottobre 1917, cent’anni fa, eseguì a Vincennes la pena capitale nei confronti della danzatrice olandese Margaretha Zelle, in arte Mata Hari, condannata a morte in Francia con l’accusa di essere una spia della Germania, lei ricambiò più volte il saluto con cortesi cenni del capo, blandamente legata a un palo. Rifiutata la benda, potè fissare i dodici fanti ai quali era stato assegnato il compito di giustiziarla: uno di essi, secondo regola, aveva il fucile caricato a salve.

Degli undici colpi, otto andarono a vuoto, ultima galanteria dei militari di Francia, uno la colpì al ginocchio, uno al fianco, il terzo la fulminò al cuore: il maresciallo Pètey diede un inutile colpo di grazia alla nuca. Nessuno reclamò la salma, sepolta in una fossa comune. Eppure la danzatrice senza veli aveva fatto impazzire con il suo corpo gli uomini di tutta Europa.

Mata Hari nasceva a Leeuwarden il 7 agosto 1876, unica femmina dei quattro figli dei coniugi Adam Zelle e Antje van der Meulen. Già a scuola veniva notata per la sua fisicità diversa dalle altre sue compagne: altezza 1,78, pelle scura, capelli e occhi neri. Aveva 13 anni quando i suoi genitori si separarono. La madre morì subito dopo e Mata finì a studiare da uno zio a L’Aia. Per fuggire al suo controllo rispose all’annuncio di un ufficiale, il capitano Rudolph Mac Leod, di stanza nelle colonie d’Indonesia, dove si era ammalato, che cercava moglie ad Amsterdam.

Si sposarono e nel 1896 nacque il figlio Norman John. Subito dopo il capitano venne richiamato in servizio e la famiglia s’imbarcò per Giava. Nel 1898 nacque Jeanne Louise (morta nel 1919) detta Non. Ma in casa c’era l’inferno: la coppia litigava per la gelosia del marito divenuto alcolista. Mata nel frattempo s’innamorò delle danze orientali a Sumatra dove il capitano venne trasferito. Intanto alla coppia arrivò il colpo di grazia con la morte del figlio Norman. Rientrarono in Europa e il marito, raggiunta la pensione, volle separarsi togliendole l’affidamento della figlia. Mata decise di tentare la fortuna a Parigi.

Era il 1903, era sola e per mantenersi faceva la modella di un pittore, o la prostituta. La svolta fu quella di diventare l’amante del barone Henri de Marguèrie, trovando poi un lavoro come amazzone nella scuola d’equitazione di Molier. Ma una sera Mata si esibì in una festa nella sua danza orientale. Fu un vero successo che la portò a danzare in altre case private. Lady Mac Leod finì sui giornali con la sua danza.

La notò dunque il collezionista Guimet, che le chiese di danzare nel suo museo, cambiando nome. Scelse Mata Hari, in malese Occhio dell’Alba e Sole.

Consacrata nel 1905, Mata si esibì nei maggiori teatri europei, compresa la Scala di Milano, ed ebbe amanti influenti. Nel 1906 divorziò da suo marito e a Berlino si legò ad un ricco ufficiale, Hans Kiepert. Nel 1916 tornò a L’Aja dove frequentò il console tedesco Alfred von Kremer che l’assoldò come spia al servizio della Germania, incaricandola di fornire informazioni sull’aeroporto di Vittel, in Francia, dove lei faceva visita al suo amante, il capitano russo Vadim Masslov. Mata divenne agente H21, poi fu istruita in Germania. Ma ignorava di essere già sorvegliata dal controspionaggio inglese e francese: il suo doppio gioco le costò la vita.

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