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Dieci scrittori per amici da Meneghello a Szymborska

08.08.2018

ROMA Un «esercizio di ammirazione», una forma speciale di gratitudine verso i suoi «amici dell’anima», da Robert Musil a Giorgio Caproni e Wislawa Szymborska. Li immagina così Franco Marcoaldi i dieci scrittori ai quali ha dedicato «Una certa idea di letteratura» in cui ci restituisce un’atmosfera che non si respira più. «Oggi il rischio, per dirla con Ovidio, è di morire “di sete affogando nell’acqua”» perché « lo spazio vuoto delle domande ultime non solo rimane, ma cresce». Il libro, pubblicato nelle Saggine Donzelli, diventa un viaggio letterario attraverso dieci grandi figure del Novecento incontrate di persona o sulla pagina. Ed è anche un modo per riavvicinarsi, ritrovare o scoprire poeti e scrittori come Italo Svevo, Andrea Zanzotto, Bohumil Hrabal, Elias Canetti, Iosif Brodskij, Miguel de Unamuno e Luigi Meneghello. E, per quanto diversi fra loro, a Marcoaldi piace immaginare i suoi eroi riuniti «al desco di un’inedita, sacra conversazione». E subito si capisce che quelli di Marcoaldi non sono saggi critici ma «ritratti quanto mai personali». Ecco così Italo Svevo, l’autore de La Coscienza di Zeno, distante come pochi altri dalla figura dello scrittore professionista, dimenticare «insicurezze, incertezze, dubbi amletici» quando prende la penna in mano. Mentre di Andrea Zanzotto, con il quale Marcoaldi ha passato tanti pomeriggi nella dimora del poeta a Pieve di Soligo, ci viene restituito lo «sguardo stereoscopico». Prezioso il ritratto del Nobel Wislawa Szymborska, autrice di una «poesia per tutti, segnata da un’adorabile tonalità in minore, da una parsimoniosa e onesta intensità, da un innato sense of humor». E poi il poeta russo Brodskij, incontrato a Milano e Venezia, con cui non è «scattato il clic» che avrebbe permesso un confronto più approfondito. A chiudere gli incontri con gli amici dell’anima, le pagine dedicate a Luigi Meneghello intento a lavorare da solo al tornio delle parole. •