Riccardo Maffoni:
«Ci vuole faccia
per fare un disco»

Riccardo Maffoni: rocker bresciano, nel 2006 ha vinto fra i Giovani al Festival di Sanremo LUCA GOVONI
Riccardo Maffoni: rocker bresciano, nel 2006 ha vinto fra i Giovani al Festival di Sanremo LUCA GOVONI (BATCH)
Claudio Andrizzi 13.03.2018

Una canzone per ripartire da capo con l’energia di un esordiente: a dieci anni esatti di distanza dal suo ultimo lavoro di inediti, Riccardo Maffoni torna oggi in radio con il singolo «Faccia», anticipo dell’omonimo album in uscita nella prima metà di aprile. Brano magnetico, intensissimo, ballata rock quasi dolorosa, dalle movenze springsteeniane, in cui il rocker orceano si racconta tra ricordi, inciampi, emozioni e uno sguardo aperto sul futuro. «Questo pezzo è un dialogo con me stesso – racconta Maffoni-. Ho cercato di confrontarmi con il Riccardo che vent’anni fa cominciava ad andare in giro a far concerti, con la sua chitarra e l’ingenuità di un ragazzo. Ho capito di avere dentro lo stesso fuoco di allora, anche se vedo le cose in modo più consapevole. Da qui le parole di un brano nel quale credo si possa riconoscere chiunque abbia un po’ di esperienza sulle spalle». «Ci vuole faccia per andare in giro a cantare»: quasi un manifesto del suo modo di essere e fare musica… Vero, da cantautore scrivo quello che penso. Quello che dico è quello che sono: quindi ci vuole faccia, coraggio, voglia e fame, e coerenza con quello che canti, devi essere pronto ad andare fuori a cantare perché non tutto è sempre bello come sembra. Ma nel pezzo canto anche che «ci vuole una canzone e la voglia di provare ancora quell’emozione»: per me è ancora così, quando salgo su un palco per me è sempre come la prima volta. Riassumendo: nel 2004 l’esordio per una major, poi la vittoria a Sanremo Giovani nel 2006 con «Sole negli occhi», il secondo album nel 2008, un ep di cover nel 2011. Poi cos’è successo? Non mi sono mai fermato, ho solo smesso con i live per un certo periodo perché avevo bisogno di staccare, di capire cosa stavo facendo e dove stavo andando. In quei momenti di riflessione sono nate tante canzoni del nuovo lavoro. Un disco nuovo dieci anni dopo il precedente: quant’è cambiato in Maffoni da allora? Tantissimo: oggi ho quarant’anni, non sono più un ragazzo, credo che questo si rifletta nella scrittura di canzoni. che mi rappresentano davvero fino in fondo. Questi dieci anni mi hanno caricato come una molla: sono arrivato in studio carico di idee e di energia, ho suonato quasi tutti gli strumenti, arrangiato e prodotto tutto io con Michele Coratella: il risultato sarà una sorpresa. Dagli esordi con la Warner all’autoproduzione: un segno dei tempi? Nessun rimpianto, sto vivendo questa situazione con uno stato d’animo molto positivo. E poi volevo metterci la faccia, giusto per citare il titolo: oggi cerco di fare cose perché voglio farle, ed in questi anni ho accumulato un’energia che mi dà lo slancio per ripartire con un entusiasmo che non provavo da tempo. Le sue aspettative? Credo che questo sia un disco da scoprire, molto ricco, 14 tracce da ascoltare con attenzione dall’inizio alla fine perché in fondo l’album è ancora il format con il quale un musicista si misura quando deve dire qualcosa di importante. Ed allora voglio portarlo in giro ovunque. Ci saranno tanti concerti acustici: li ho sempre fatti, dimensione che adoro, io, la chitarra, le canzoni riportate all’origine.