Quella notte
magica allo
stadio «Rigamonti»

La folla in attesa del concerto di Dawid Bowie sul prato e sulle gradinate dello stadio «Rigamonti» l’8 luglio 1997 FOTOLIVE/ARCHIVIO ALABISO A2David Bowie con la t-shirt anti-razzismo insieme a Sandro Mancini
La folla in attesa del concerto di Dawid Bowie sul prato e sulle gradinate dello stadio «Rigamonti» l’8 luglio 1997 FOTOLIVE/ARCHIVIO ALABISO A2David Bowie con la t-shirt anti-razzismo insieme a Sandro Mancini (BATCH)
Claudio Andrizzi12.01.2016

Nel giorno più buio per la storia del rock, il mondo intero brulica di ricordi, testimonianze ed affettuosi tributi al genio di David Bowie. E per i bresciani la memoria non può che tornare ad una magica sera dell’estate del 1997, quando il Duca Bianco planò sul palco dello stadio Rigamonti, un alieno piovuto dal nulla nella quiete della profonda provincia lombarda. Era da poco uscito «Earthling», l’album della svolta «jungle»: l’ennesima trasfigurazione camaleontica di una carriera votata al cambiamento perenne, ma anche la testimonianza di un fiuto infallibile quando si trattava di intercettare quel che di nuovo si muoveva nell’aria. In città quasi si stentava a crederci: ma Bowie arrivò veramente e quel suo avveniristico, visionario show dell’8 luglio ebbe l’effetto di riposizionare Brescia al crocevia delle destinazioni più frequentate dai grandi tour internazionali.

«SI PUÒ affermare che con quel concerto Bowie ha riaperto le porte della città alla musica mondiale – ricorda il bresciano Adolfo Galli, che organizzò la tournée con il socio Mimmo D’Alessandro -. L’anno dopo portammo Elton John e nel 1999 cominciò a prender forma l’idea del Brescia Summer Festival».

Galli ricorda ancor oggi tutti i particolari di una serata incredibile. «C’erano circa 9000 spettatori e Bowie attaccò con una versione acustica di “Quicksand”: il palco era incredibile, dominato da due grandi bulbi oculari, uno azzurro ed uno verde come del resto erano i suoi occhi. Grande l’emozione del pubblico quando nel ritornello “Under Pressure” divenne “Under Brescia”… Quella fu forse l’ultima sua vera tournée italiana: oltre che a Brescia avevamo organizzato concerti a Pistoia, Napoli e Arbatax, quindi, non dovendo ripartire dopo il concerto del Rigamonti, accettò il nostro invito a cena al Castello Malvezzi. Erano presenti due importanti galleristi internazionali d’arte contemporanea: pendevano dalle sue labbra perché aveva una conoscenza pazzesca di tutto quando si muoveva in quell’ambito. Starlo a sentire era affascinante».

Tre giorni fa Galli ha postato sul sito dell’agenzia la foto che lo ritrae con D’Alessandro e Bowie proprio nella serra del Malvezzi. «L’abbiamo postata l’8 gennaio in onore del suo compleanno – spiega -. Una coincidenza incredibile. Sapevo da tempo che non stava bene, che si stava curando per cercare di sconfiggere la malattia. Ma non avrei mai creduto che se ne sarebbe andato così in fretta».

Del team che organizzò il concerto faceva parte Sandro Mancini, oggi nello staff di Publiadige, concessionaria di «Bresciaoggi».

«Bowie arrivò a Malpensa dalla Norvegia con un volo privato – racconta -. Mandai come richiesto una macchina blindata a prenderlo, ma lui all’ultimo momento decise di fare il viaggio col bus su cui viaggiavano la sua band e i Mansun». Il talentuoso gruppo inglese che gli faceva da supporto. «Successe il caos: a Brescia un ragazzo salì sul pullman e vedendo Bowie gli si gettò al collo. Mi scusai e cercai di rimediare il giorno dopo quando, grazie a mie conoscenze, gli prenotai l’elicottero che lo avrebbe portato da Olbia ad Arbatax per il concerto sardo».

Non mancano risvolti enogastronomici. “A curare il catering fu il compianto Dario Dattoli che all’epoca gestiva il Malvezzi – ricorda Mancini-. E fu lui mobilitare tutto il personale per preparare la grande cena. Al dessert pensò Iginio Massari: fece una torta bellissima con quattro jolly con la faccia di Bowie, joker della musica».

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