«Bandafaber»:
quando il rock
diventa sinfonia

La Bandafaber è nata per ripianare i conti della Banda di Ghedi: poi il progetto si è messo le ali diventando un unicum nel panorama musicale
La Bandafaber è nata per ripianare i conti della Banda di Ghedi: poi il progetto si è messo le ali diventando un unicum nel panorama musicale
Cinzia Reboni19.06.2018

«La mia Banda suona il rock», cantava Ivano Fossati nel 1979. Il refrain, che a prima vista potrebbe calzare a pennello, in realtà sta piuttosto stretto a Bandafaber, perchè la formazione guidata da Francesco Andreoli non solo ha «incontrato» il rock in tutte le sue declinazioni, ma «rilegge» in chiave big band anche i cantautori italiani. «NEL 2011 DIRIGEVO la Banda di Ghedi - spiega Francesco Andreoli -. I contributi scarseggiavano, e il Consiglio direttivo mi chiese di inventarmi qualcosa per risollevare le sorti della... cassa. Così pensai di arrangiare alcune delle più belle canzoni di Fabrizio De André, andando a pescare nella storica tournée del 1979 del cantautore genovese con la Pfm. Con il batterista Gianbattista Merlinzoli di Gottolengo - che ha accompagnato tra gli altri Ivana Spagna, Viola Valentino e Shel Shapiro - condividevo la stessa passione, suonavamo assieme da ragazzini. Per realizzare appieno il progetto che avevo in testa abbiamo coinvolto il frontman ed il chitarrista dei Traffika, Ugo Frialdi e Antonio Cistellini, oltre al bassista Claudio Rizzi, anche lui di Gottolengo. Con questo quartetto affiancato alla Banda ho affrontato la canzone forse più difficile, “Bocca di rosa“, poi ho riarrangiato quasi tutto quel doppio straordinario album». NEL 2012 IL DEBUTTO a Ghedi. L’alchimia funziona talmente bene che i concerti si moltiplicano, salvando il bilancio della Banda. «Nel 2013 sono... sceso dal podio e ho fondato Bandafaber - spiega Andreoli -: dopo tanti anni è giusto che ci sia un ricambio, perchè a lungo andare iniziano a mancare gli stimoli. Oggi ci sono tanti direttori giovani, preparati e motivati che devono avere lo spazio che meritano». Il repertorio di Bandafaber, come detto, spazia a 360 gradi tra i cantautori degli anni ’60 e ’70. «Abbiamo partecipato due volte al raduno nazionale dei Nomadi, eseguendo brani del periodo di Augusto Daolio - sottolinea il maestro Francesco Andreoli -. Al teatro Carcano di Milano abbiamo proposto il concerto dedicato a Giorgio Gaber ed Enzo Iannacci: un’emozione unica». IL FUTURO guarda al progressive italiano: «Dai New Trolls alla Pfm, dal Banco del Mutuo Soccorso alle Orme: tutti brani arrangiati in forma acustica per Banda - spiega Andreoli -. Del resto, la caratteristica di una Banda è proprio questa: può cimentarsi in qualsiasi genere, basta aver voglia di sperimentare, naturalmente». La formazione si esibisce almeno una ventina di volte l’anno, alle quali si aggiungono i concerti «extra» - prossimo appuntamento il 29 luglio a Valverde di Botticino - con l’arrangiamento inedito de «La Buona Novella» di De André, affiancata dal Brixia Camera Chorus e dall’Orchestra Santa Cecilia di Gambara, con l’attore Luciano Bertoli come voce narrante. «Sono innamorato di De André, un poeta straordinario che avrebbe meritato il Nobel per la letteratura - sottolinea Andreoli -. Ogni volta che facciamo “La Buona Novella“ resto affascinato da quei testi così intensi e profondi: la musica deve solo assecondarli». Una delle colonne portanti di Bandafaber è Ugo Frialdi, nel doppio ruolo di cantante e di presidente «scelto per caso», sottolinea. «Faccio musica da sempre: con i Traffika ho calcato i palcoscenici di tutta Italia in quasi duemila concerti. Siamo nati come cover band, ma abbiamo fatto anche tanti dischi». L’«aggancio» con Andreoli avviene in occasione dell’Accademia di Sanremo. «Qui abbiamo conosciuto molti discografici e ottenuto il nostro primo contratto - spiega Frialdi -. L’esperienza di Bandafaber è partita quasi per scherzo con il tributo a De André, poi abbiamo capito che poteva funzionare». IL FUTURO del cantante-presidente corre su doppio binario: «Il prossimo anno festeggeremo 25 anni di Traffika con un progetto importante. Un bel traguardo: non potrei immaginare la mia vita senza il mio gruppo. Con Bandafaber continueremo sperimentando il prog italiano, un progetto ambizioso che mi arricchirà ulteriormente. In questi anni abbiamo avuto modo di suonare al fianco di musicisti professionisti, e a livello di crescita è un’esperienza unica e fondamentale: anche a 50 anni si può sempre imparare qualcosa di nuovo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA