Banda Capontina:
il giusto accordo
della Valcamonica

La Banda «Capontina» al  completo: la formazione è diventata un punto di riferimento artistico-musicale  per l’intero comprensorio camuno
La Banda «Capontina» al completo: la formazione è diventata un punto di riferimento artistico-musicale per l’intero comprensorio camuno (DAMATOA)
Cinzia Reboni18.07.2017

Cinzia Reboni

Una Banda ultracentenaria, diventata la sorgente musicale dell’intero comprensorio. La «Capontina» - intitolata a Bortolo Ghetti, che l’ha diretta per quasi sessant’anni - è un punto di riferimento per il territorio camuno. Il foltissimo organico - 60 i componenti - «pesca» anche nei paesi confinanti con Capo di Ponte, «dove non esistono realtà musicali consolidate - spiega il presidente Francesco Poma -. É il bello dell’aggregazione e della condivisione».

Anche la scuola - che conta un folto numero di allievi seguiti da 4 insegnanti che garantiscono una adeguata preparazione musicale prima dell’entrata nel gruppo principale - attrae giovani talenti camuni che intendono cimentarsi con clarini e flauti, corni e percussioni. «Come ogni Banda, abbiamo la necessità di alimentare un turn over adeguato - sottolinea Poma, presidente da 4 anni, ma da sempre nel consiglio direttivo -: se non facciamo crescere le nuove leve, non c’è futuro».

POMA È STATO una delle «colonne» della Banda Musicale Capontina: «Ho iniziato a suonare a 14 anni, e l’ho fatto per quaranta - spiega -. Il segreto del successo? Trovare il mix giusto tra i giovani e i “veterani“ del gruppo, coltivare insieme la passione per la musica. Bisogna tener conto delle esigenze di tutti, creando il giusto equilibrio per continuare insieme».

Gli strumentisti partecipano ai servizi civili e religiosi «senza ricevere alcun compenso, all’infuori della soddisfazione di poter essere parte attiva di un gruppo affiatato e in grado di ben figurare in qualsiasi occasione», continua Poma. Occasione che si presenta ogni anno con il Concerto di Natale, seguito da circa 800 persone, ma anche con il concerto-saggio di giugno degli allievi della scuola e della Junior Band - 28 circa i suoi componenti -, che, nonostante il nome, «conta tra le sue file non solo giovani, ma anche gli adulti che frequentano i corsi serali di musica», spiega il direttore Roberto Giacomelli, sul podio della Capontina dal luglio 1988. «Vogliamo dare la possibilità a tutti di esibirsi: il ruolo della Banda è quello di trasmettere una cultura musicale accessibile a tutti».

GIACOMELLI, ORIGINARIO di Breno, ha iniziato ad avvicinarsi alla musica proprio nella Banda del paese, frequentando poi il Conservatorio Luca Marenzio di Darfo, dove si è diplomato in clarinetto. Ha quindi seguito un corso per direttore di Banda e, da quasi trent’anni ormai, è sul podio della Capontina, curando personalmente anche la gestione dei corsi per l’orientamento musicale.

«Dopo tanti anni, bisogna inventarsi sempre qualcosa di nuovo - ammette -. Il repertorio della Banda è vario: spazia dal genere classico ai brani originali per Banda, dalle colonne sonore dei film a quelle dei cartoons, con incursioni persino nel pop. Cerchiamo di soddisfare i gusti degli strumentisti e nello stesso tempo catturare l’interesse del pubblico». Proprio per centrare questi obiettivi sono iniziati gli «esperimenti». Primo su tutti, quello di supportare l’esecuzione musicale con le immagini. «Lo scorso anno sono state proiettate le immagini della tragedia del dirigibile Hindenburg durante l’esecuzione della colona sonora del film, così come di Forrest Gump», spiega Giacomelli. L’udito e la vista. Ma due sensi non bastano. Il direttore ha voluto allargare la proposta musicale anche... all’olfatto. «L’esperimento è stato fatto durante il Concerto di Natale dello scorso anno - racconta -: durante l’esibizione della “Primavera“ di Antonio Vivaldi sono state spruzzate in sala alcune essenze che ricordavano i profumi di quella stagione. Certo, in una palestra i risultati non sono stati eccelsi, ma il pubblico ha percepito gli effluvi ed ha gradito l’esperienza». Un’idea che va perfezionata, ma certamente coltivata.

COSÌ COME il sogno nel cassetto di Giacomelli: un’unione delle Bande. «Inutile tenere in vita piccoli gruppi - spiega -: sarebbe più interessante condividere le esperienze. In questo clima di austerità diffusa, gli aiuti che arrivano dai Comuni sono sempre più limitati, e il rischio di chiusura è dietro l’angolo. La mia idea, che porto avanti da anni, è quella di una Banda di zona, punto di riferimento di un territorio e non più di singoli paesi. La nostra potrebbe chiamarsi Banda della Civiltà della Pietra, perchè no?».

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