Il vescovo tra
gli ultimi del carcere
di Brescia

Il vescovo domenica 22 ottobre farà visita ai detenuti del carcere intitolato a Nerio FischioneMonsignor Pierantonio Tremolada: è il nuovo vescovo di Brescia
Il vescovo domenica 22 ottobre farà visita ai detenuti del carcere intitolato a Nerio FischioneMonsignor Pierantonio Tremolada: è il nuovo vescovo di Brescia (BATCH)
Giuseppe Spatola11.10.2017

Dal pulpito del Duomo lo ha ribadito con fermezza e determinazione, indicando la strada del suo mandato: «La missione ecclesiale implica il fare attenzione a quella fame e sete profonda dell’uomo che è fame di senso di amore, di senso di speranza, di Dio». Una missione del Vangelo che il neo-vescovo di Brescia, monsignor Pierantonio Tremolada, ha interpretato vivendo subito il suo quotidiano tra la gente e ascoltandola in piazza come dallo scranno di Pietro.

Così dopo essersi presentato in Duomo «a sorpresa» per dire messa e stare tra i fedeli, il vescovo ha deciso che la sua prima uscita ufficiale sarà tra i volti scavati dei carcerati, tra quelle celle così lontane dal mondo vissuto che la parola di Dio diventa unico segno di speranza nel buio della pena. Per questo il 22 ottobre monsignor Tremolata sarà tra i detenuti del Nerio Fischione, passando a rassegna l’umanità perduta e stipata tra le brandine di un luogo da sempre considerato «al limite». I particolari della visita non sono stati ancora resi noti, ma sicuramente l’arrivo del vescovo aprirà anche in carcere una via per il dialogo interreligioso auspicato anche nell’omelia di domenica scorsa. «Contemplare e rivelare il volto di Cristo: ecco il nostro compito - ha sottolineato il vescovo in Duomo -. Il volto rinvia all’identità segreta del soggetto e la rende familiare. Il volto della madre per un bimbo è tutto il suo mondo, è garanzia di sicurezza e di vita. Il suo sorriso è il motivo della sua felicità. Questo è per noi il volto di Cristo, volto del Signore crocifisso e risorto, rivelazione inaspettata del mistero di Dio, che è misericordia infinita, mitezza e umiltà». La Chiesa vive di questo sguardo e in questo sguardo. Lo stesso pensiero che i detenuti avranno domenica 22 ottobre incrociando gli occhi del vescovo e cercando nelle sue parole il conforto necessario per «sperare. «Vorrei tanto che alla base di tutta la nostra azione di Chiesa ci fosse la contemplazione del volto amabile di Gesù, il nostro grande Dio e salvatore - ha ribadito nella sua omelia Tremolada -. Così dal volto di Cristo si passerà, quasi senza accorgersi, al volto degli uomini e la nostra diventerà la “pastorale dei volti”. Acquisterà la forma della cura delle persone per quello che sono, ciascuna con la sua identità. La vita non è mai generica e quindi nemmeno potrà esserlo l’amore per la vita: non esiste, infatti, la vita come tale, esiste il volto di ciascuno che vive. C’è bisogno di una pastorale “generativa”, che faccia sentire a ciascuno la carica positiva dell’esistenza quotidiana. Su questo si deve concentrare tutto ciò che la Chiesa fa».

IL PRIMO PASSO della «pastorale generativa» sarà in carcere tra gli ultimi. A partire dal Nerio Fischione il vescovo sicuramente guarderà con coraggio al suo mandato bresciano. Tra le celle la sua parola consentirà di incontrare l’amore di Dio, che dona gioia e speranza, a chi Dio lo ha lasciato fuori dall’uscio del carcere assieme alla normalità della vita. Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

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