Cinema «Venezia è nel futuro» Ma sulla vittoria di Netflix s’infiamma la polemicaCinema | Cinema

«Venezia è nel futuro» Ma sulla vittoria di Netflix s’infiamma la polemica

Il regista messicano Alfonso Cuaron con il Leone d’Oro per il film «Roma»Alfonso Cuaron con il presidente della Biennale Paolo Baratta
Il regista messicano Alfonso Cuaron con il Leone d’Oro per il film «Roma»Alfonso Cuaron con il presidente della Biennale Paolo Baratta
10.09.2018

VENEZIA Un bilancio nel segno di numeri tutti positivi e di una parola tormentone: Netflix. E non poteva essere altrimenti, visto che il direttore artistico della 75a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Alberto Barbera, e Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, sono stati allo stesso tempo testimoni e artefici di una piccola rivoluzione, quella di aver consegnato a «Roma» di Alfonso Cuaron il primo Leone d’oro andato a un film prodotto dal colosso mondiale dello streaming, quello che per molti è il nemico delle sale. «Tutte le eventuali polemiche su questa vittoria sono effetto di una nostalgia che non si misura con la realtà di Netflix, la piattaforma più importante, ma che vede protagonista anche Amazon e - sottolinea Barbera - sicuramente a breve altri soggetti. Sembra comunque che proprio Netflix stia per comprare una catena di sale cinematografiche negli Stati Uniti. Insomma il futuro sarà tra sale e questa nuova realtà streaming». E ancora il direttore artistico, il cui mandato scadrà nel 2020: «Difendere il passato oggi significa solo perdere opportunità». Una difesa del passato comunque non senza conseguenze, specie per il Festival di Cannes che potrebbe perdere, o aver già perso, il suo primato di festival internazionale per eccellenza (le due ultime edizioni al Lido sono forse superiori rispetto a quelle della Croisette) impedendo di mettere in concorso i film che non hanno uscita in sala: «Sì - riconosce Barbera - le rigidità di Cannes stanno di fatto avvantaggiando Venezia. Loro comunque - rileva - hanno contro una legge del cinema non favorevole». Sull’assenza di premi per l’Italia che correva con tre film, quelli di Mario Martone (Capri Revolution), di Roberto Minervini (What You Gonna Do When the World’s on Fire?) e Suspiria di Luca Guadagnino, Barbera getta acqua sul fuoco: «Non è certo la prima volta, succede anche a Cannes con i film francesi. È stata un’edizione ricca per qualità che ha visto in corsa ben 40 paesi». Da parte di un Baratta in gran forma la consapevolezza che il festival è cresciuto anche nella tolleranza: «Quando abbiamo avuto un black out di ben 18 minuti nella Sala Grande in una giornata piena di fulmini, che ha fatto saltare tutto, le persone hanno reagito con grande classe, una cosa impensabile solo qualche anno fa». Mentre sulla vicenda Netflix e sul futuro del cinema dice soltanto: «Non siamo certo noi i regolatori del mercato». Infine i numeri dell’edizione numero 75: 81.674 titoli emessi, con un aumento dei biglietti venduti del +12%; 181.728 presenze alla mostra con un +11%; in crescita anche gli accrediti, del 25%. •