Il massacro di Mike Leigh e i traffici di droga del francese Oelhoffen

Il regista	 inglese Mike Leigh con l’attrice Maxine Peake
Il regista inglese Mike Leigh con l’attrice Maxine Peake
Enzo Pancera 02.09.2018

Enzo Pancera VENEZIA Il 75enne regista inglese Mike Leigh - Leone d’oro 2004 con Il segreto di Vera Drake, fine indagatore di personaggi e storie moderne ma anche eccellente nei film storici, in costume: Topsy-Turvy, Turner – torna in lizza con Peterloo, che si riferisce a un tragico evento del 1819. L’antefatto, per più assonanze, è nella battaglia di Waterloo. Il giovane trombettiere Joe (David Moorst), risparmiato dalle cannonate ma mentalmente rintronato, torna alla natia Manchester, dedita alla tessitura con telai meccanici sempre più faticosi e assordanti. Il malcontento scatena discussioni che sfociano in una manifestazione di 600.000 popolani per libertà, giustizia, diritto al voto. A St. Peter’s field la guardia e i dragoni caricano a piattonate di sciabola, poi di punta, poi con fucilate: un massacro. La rievocazione documenta bene ingiustizie, proteste più e meno radicali, tutori dell’ordine più e meno feroci, spie e squadracce. La tavolozza delle vesti e la varietà delle fisionomie sono di grande qualità. Una maggiore concisione forse avrebbe giovato. In concorso anche Luca Guadagnino col remake di Suspiria di Dario Argento (1977). Susie (Dakota Johnson) giovane aspirante danzatrice americana giunge nell’agognata Berlino negli anni ’70 del terrorismo Baader-Meinhof ed è accolta dall’accademia di M.me Blanc (Tilda Swinton). Strane scomparse fanno trapelare contrasti stregoneschi, sabba rituali, eccessi horror con corpi dilaniati, disarticolati. Si creano ripugnanti simbiosi che coinvolgono anche l’anziano psichiatra Klemperer (Lutz Ebersdorf) memore d’infami sospesi tra terzo Reich e DDR. Grande la sproporzione tra impalcatura visiva e cose dette. Un guazzabuglio estetizzante. Alla ribalta anche il 50enne regista francese David Oelhoffen (Loin des hommes) con Fréres ennemis. Manuel (l’emergente belga Mathias Schoenaerts) è coinvolto in traffici di droga. Driss (Reda Kateb) indaga per la narcotici. Entrambi hanno origini marocchine, anzi hanno trascorso l’infanzia assieme. Ora tutto questo inasprisce i contrasti. La vendita di una grossa partita di coca finisce nel sangue. Driss s’interessa del caso per via d’informatori e poco chiare strategie. A Manuel e Dris conviene rivedersi, entrambi a rischio. L’esposizione di Oelhoffen è incalzante, senza tempi morti, con sbrigative implicazioni, intessuta di primi piani (i volti, le spalle) e disponibile a significative aperture su banlieu, grattacieli, guglie industriali. Nelle interviste il regista omaggia il Garrone di Gomorra.