La «Repubblica
di Salò» sfregia
il 25 Aprile

La scritta Rsi in vernice nera, ieri ancora visibile sulla stele dei Caduti
La scritta Rsi in vernice nera, ieri ancora visibile sulla stele dei Caduti
RODOLFIV26.04.2016

Sergio Zanca

Ha suscitato sdegno e proteste la scritta Rsi, Repubblica sociale italiana, apparsa sul monumento ai caduti di Salò durante la Resistenza, nel periodo 1943-45, all’interno del giardino Pierino Ebranati alle Rive.

«Un gravissimo oltraggio, da parte della solita mano impavida», l’ha definito Paolo Canipari, presidente della sezione Anpi Italo Nicoletto, insegnante ora in pensione.

IL NOME della Repubblica sociale italiana di Benito Mussolini (che passò alla storia anche come «repubblica di Salò») è comparso nella notte fra il 24 e il 25 aprile, qualche ora prima delle celebrazioni per il 71esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Il monumento, opera dello scultore locale Angiolino Aime, riporta i nomi dei 19 salodiani morti dopo l’8 settembre, durante i 600 giorni della Rsi: due morirono a Roma, due a Cefalonia, sei in campi di concentramento in Germania dove sono ancora sepolti, uno in Grecia, uno in Serbia, due in Valsabbia. Lo sfregio alla lapide che li ricorda, proprio a Salò e proprio nel giorno della Liberazione, non poteva passare sotto silenzio.

«È l’ennesimo vigliacco episodio fascista che purtroppo caratterizza ormai da mesi la nostra provincia -commenta Canipari-. Questi personaggi che agiscono solo nel nero della notte e nella condanna storica in cui il popolo democratico li ha relegati, hanno compiuto un ignobile gesto che va a pugnalare alla schiena uomini che hanno dato la vita per un’Italia democratica e antifascista. Vergogna».

«RENDENDO ONORE agli oltraggiati resistenti salodiani, l’Anpi - conclude il presidente - invita la popolazione, le associazioni e i movimenti democratici ad esprimere la più decisa condanna per questo ignobile e indegno gesto di matrice fascista. Sarà nostro compito organizzare momenti di riflessione, affinchè la memoria storica di cosa fu la tragedia del fascismo, specialmente nella nostra zona, non venga cancellata».

Ieri mattina il corteo per le celebrazioni del 25 aprile è partito proprio dal giardino Ebranati. Con un po’ di rabbia in più, e con tanto dispiacere per l’oltraggio di qualche «nostalgico» ai caduti di quei tragici giorni.

Condividi la notizia