Frode fiscale,
casa sequestrata
al padre

Ancora un’operazione della Guardia di Finanza contro l’evasione
Ancora un’operazione della Guardia di Finanza contro l’evasione
22.04.2016

Paola Buizza
Aveva intestato l’azienda di lavorazioni meccaniche al padre di 86 anni ma, di fatto, la gestiva lui in modo poco lecito. Un danno all’Erario stimato in oltre 5 milioni e mezzo di euro di imponibile e di circa un milione e 200 mila euro di Iva evasa. Una colpa che ha avuto ricadute anche sull’anziano genitore denunciato, assieme al figlio, per frode fiscale e privato di un’abitazione con autorimessa a Palazzolo sull’Oglio oltre a polizze vita, quote societarie, un’automobile, conti correnti e un appartamento nell’esclusiva località sarda di Porto Rotondo sequestrati dalla Guardia di Finanza di Sarnico. Beni per un valore complessivo di circa 400 mila euro confiscati «per equivalente», ossia con un provvedimento che mira ad eliminare un vantaggio economico dovuto all’atto criminoso. L’INDAGINE che ha portato alle due denunce è stata avviata dal pm della Procura di Bergamo, Antonio Pansa. I sospetti, infatti, erano nati nei confronti dell’azienda C.C.N. che si occupa della tornitura di tubi in metallo con sede a Entratico di cui l’86enne C.R. era legale rappresentante e il figlio di 60 anni, L.R. residente a Sarnico, l’amministratore di fatto. Un giro d’affari di circa 1/1,5 milioni di euro all’anno per il quale c’era il sospetto che alcune fatture di acquisto del 2011 fossero false. La Guardia di Finanza di Sarnico, guidata dal luogotenente Stefano Slavazza, ha quindi iniziato ad analizzare i flussi finanziari estendendo l’indagine anche agli anni successivi scoprendo che la società non aveva presentato le dichiarazioni dal 2012 in poi, con un’evasione di oltre 4 milioni di euro più Iva.
ALLE FIAMME GIALLE è parso fin da subito evidente che il legale rappresentante, di 86 anni, non poteva aver gestito la frode e che alle spalle doveva esserci qualcun altro. Fax, email e altri documenti sono stati passati al setaccio e, allo stesso tempo, sono state raccolte informazioni da fornitori e clienti. Le indagini hanno portato dritte al figlio, il reale gestore della società orobica. Per entrambi, padre e figlio, è scattata la denuncia, dovranno rispondere di omesse dichiarazioni, dichiarazioni fraudolente con l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, distruzione o occultamento della contabilità. Le indagini della Procura sono proseguite con l’ordinanza di sequestro preventivo «per equivalente» emessa dal gip ed eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Sarnico. In totale 400 mila euro nelle disponibilità dei due indagati.

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