Italia «Dada la mostra più bella su un’isola con Vermeer»Italia | Italia

«Dada la mostra
più bella su un’isola
con Vermeer»

Minini con la prima pagina da lui firmata col vicedirettore Bormioli
Minini con la prima pagina da lui firmata col vicedirettore Bormioli
14.09.2018

Massimo Minini fino a qualche settimana fa stava seduto in via Musei, dove la Fondazione ha sede, ora sta dietro alla scrivania del direttore di Bresciaoggi. Parentesi. La continuità è rappresentata dalla galleria di via Apollonio, dentro una città che lui vede «a metà tra metropoli e provincia». Il che non gli dispiace affatto. «Se devo dare una definizione direi che è una città vera. È tante cose insieme, sicuramente è una città forte economicamente. Ma ha una sua linea, che non è quella dettata dall’assedio dei turisti, come Firenze o Venezia».

E cosa non le piace?
«Che non creda abbastanza nelle proprie potenzialità. Come avesse paura dell’assedio del mondo: gli stranieri che cercano lavoro, i cinesi che investono...».

E lei cosa ha fatto per questa città?
«Con la galleria ho portato artisti straordinari, il cui valore si capirà tra vent’anni e di cui neanche io ero cosciente all’inizio».

E con Brescia Musei?
«Ho contribuito a rimettere in sesto il sistema museale che quando l’abbiamo ereditato era al lumicino».

Brescia ha fatto qualcosa per lei?
«È stata un alibi territoriale, nel senso che mi ha consentito l’accesso ad artisti a cui non sarei arrivato stando a Milano».

Ora è uno dei saggi del sindaco, cosa pensa debba fare questo comitato?
«Nulla di concreto, per quello ci sono gli assessori, i funzionari. Scomoderei la parola utopia. I saggi dovrebbero insegnare a guardare oltre la siepe».

Ma Brescia si dà già molto da fare, si fanno tanti eventi.
«Se ne fanno tanti per tener buona la cittadinanza, ma siamo al panem et circenses. Invece io ne farei pochi ma che diano visibilità».

Poi ci sono le mostre. Quali tiene e quali butta ?
«La più bella è stata quella sul Dadaismo, forse troppo raffinata per le capacità della Fondazione di mobilitare pubblico. Molto bella anche Christo. Quale non rifarei? Ferlinghetti». E basta? «Ma, non saprei...»

Azzardiamo... Chagall e Fo?
«Eravamo appena insediati. ...c’era questo pacchetto che prevedeva l’accoppiata».

Steve McCurry e le foto della Magnum?
«Senza l’americano non sarebbe venuta tanta gente. Sì è vero, le cornici in alluminio non erano granché, ma Ida Gianelli direttrice di Rivoli mi diceva sempre che un artista giovane e uno vecchio fanno gioco».

Minini, su un’isola deserta che opere porterebbe?
«La Deposizione di Rosso Fiorentino, la Lattaia di Vermeer, La Caccia notturna di Paolo Uccello».

E i contemporanei? Tra mille anni ci sarà qualcuno che si porterà artisti di oggi?
«Un’opera d’arte viene letta in tempi diversi in modo diverso. Quale sensibilità culturale ci sarà tra mille anni?».

Aveva esordito a Brescia Musei dicendo che la priorità era il patrimonio, ma in Castello non è successo nulla?
«Il castello è un regalo avvelenato per la Fondazione. Ci hanno detto di fare qualcosa ma senza soldi».

Ma lei sta con Montanari e Trione? Le mostre sono quasi tutte inutili e sono troppe?
«Montanari esagera. Questo è un mondo basato sull’audience e le mostre danno audience ai musei. Però se si pensa che il tempo medio di un turista giapponese al Louvre è 43 minuti...».

Una sfida per Brescia?
«La Crociera San Luca. La partita del museo dei tappeti l’ho vista con favore. Ma ci va messo qualcosa d’altro. Sono saloni immensi, ci si possono far passare anche le auto della Mille Miglia»

Si parla di metterci libri, documenti
«Gli archivi degli artisti, del design, dei fotografi che hanno ritratto Brescia, spesso sono più importanti delle opere. C’è la biblioteca dei Civici musei che è stata trasferita in Queriniana e nessuno vede».

Quanto c’è di Kapoor nella Pinacoteca?
«I colori e i velluti. Mancano le sfumature ma quelle le farà. Ci sarà una nuova inaugurazione. Con lui».

Tutto bene quel che finisce bene?
«Sì ma era arrabbiato, quando il sindaco ha fatto marcia indietro ho temuto mandasse la fattura del progetto alla Loggia. E non sarebbero stati due soldi».