Economia Ubi resiste allo spread, i profitti sono in «volo»Economia | Economia

Ubi resiste allo
spread, i profitti
sono in «volo»

Victor Massiah guida Ubi Banca
Victor Massiah guida Ubi Banca
G.LO. 08.11.2018

«Il miglior risultato degli ultimi dieci anni». Come in occasione della semestrale, i vertici di Ubi Banca commentato l’utile dei primi nove mesi 2018 del gruppo che, al netto delle poste non ricorrenti, si attesta a 260,6 milioni di euro (167,3 mln dodici mesi prima). Il terzo trimestre di quest’anno va in archivio con profitti netti consolidati di 38,5 milioni (101,1 mln nel secondo trimestre 2018 e 37,3 tra luglio e settembre 2017). L’utile contabile del terzo trimestre, incluse le componenti non ricorrenti, è di 1,6 milioni di euro, influenzato da oneri straordinari legati al piano industriale (in particolare al recente accordo sindacale per 36,9 milioni di euro netti nel periodo) e dalle perdite (43,8 mln netti) relative alla cessione delle tranches «mezzanine» e «junior» della cartolarizzazione di sofferenze.

IL CONSIGLIERE delegato, Victor Massiah, conferma la previsione di una performance complessiva annua migliore rispetto a quello dell’anno prima. «I risultati di questo trimestre in particolare - analizza -, dicono che stiamo sopportando bene la volatilità sui mercati». Nel terzo trimestre il risultato della gestione operativa si attesta a 200,5 milioni (era di 310,1 mln nel secondo trimestre). Gli oneri operativi passano da 601,4 a 607,5 milioni di euro. Il margine di interesse trimestrale passa a 452,6 milioni di euro dai 458,4 milioni dell’ultimo quarto. Le commissioni nette scendono da 400,6 a 380,5 milioni. Nei primi nove mesi dell’anno, il margine di interesse sale da 1,16 a 1,41 miliardi di euro, le commissioni da 1,15 a 1,19 miliardi di euro su base annua. Il margine di intermediazione avanza da 2,2 a 2,61 miliardi. Al 30 settembre scorso la raccolta diretta ammonta a 94 miliardi (95 mld a giugno), l’indiretta si conferma in crescita a 98,8 miliardi (98,5 mld a giugno). Al 30 settembre scorso, il patrimonio netto, incluso l’utile, supera gli 8,898 miliardi di euro, in leggera discesa rispetto agli 8,964 miliardi di euro di tre mesi prima, essenzialmente per effetto della contrazione della riserva di valutazione del portafoglio titoli per l’allargamento degli spread. Lo stock di crediti deteriorati totali lordi si posiziona a 10.491,6 milioni di euro, in calo del 12,6% su giugno e del 15,5% su inizio anno: la riduzione è da attribuirsi sia alla vendita delle tranches «mezzanine» e «junior» della cartolarizzazione di sofferenze, sia agli elevati livelli dei recuperi. L’incidenza dei deteriorati lordi sul totale dei crediti lordi passa all’11,14% (era al 12,41% tre mesi prima; il 12,85% a fine 2017). E Ubi Banca non prevede di vendere la piattaforma di gestione dei crediti deteriorati. «Abbiamo uno dei tassi di recupero tra i più alti d’Europa, perché dovremmo cedere la piattaforma di servicing?», ribadisce Massiah agli analisti.

I CONTI dei primi nove mesi del 2018 consentono al gruppo quotato in Borsa, reduce dagli stress test europei, anche di affermare che «si è dimostrato in grado di resistere al balzo dello spread che ha caratterizzato le ultime settimane»: al 30 settembre il Cet1 «fully loaded» è all’11,42%, invariato su tre mesi prima. «Inevitabilmente - spiega Massiah - l’incremento dello spread ha prodotto un impatto in senso negativo sul patrimonio, ma altre componenti ci hanno permesso di assorbirlo completamente: il coefficiente patrimoniale Cet1, il più rilevante per misurare la solidità, è allo stesso livello di giugno. Questo significa che la banca è stata in grado di assorbire l’allargamento dello spread senza avere conseguenze sui coefficienti patrimoniali. Resta vero che, se non ci fosse stato, avremmo avuto coefficienti patrimoniali più alti. Nel frattempo registriamo una solidità e una capacità di resilienza tipica anche durante le crisi precedenti, che confermiamo nel trimestre». Le slide mostrate da Victor Massiah durante la presentazione dei conti evidenziato che il gruppo (20.981 addetti), a metà ottobre ha già raggiunto gli obiettivi di riduzione delle filiali (sono 1.651) fissati per il 2020 dal piano industriale. Sul fronte della contrazione del personale, manca solo il 5,4% per conseguire il target. Ma «il lavoro non è finito», dice il consigliere delegato. Il gruppo (Andrea Moltrasio è il presidente del Cds, Letizia Moratti del Cdg), dopo aver ridotto ancora l’esposizione in titoli di Stato, non è preoccupato della scadenza dei prestiti Tltro: deve restituire 12,5 miliardi di euro di prestiti alla Bce, 10 miliardi con scadenza giugno 2020 e 2,5 miliardi a marzo 2021. E intende cedere, tra fine anno e inizio 2019, un portafoglio di npl per il quale, precisa Massiah, sono arrivate «10 offerte».

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