«Ubi, grande
riforma per
vincere le sfide»

Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza di «Ubi»
Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza di «Ubi»
C.EC. 11.10.2018

«È una grande riforma, accompagnata da un’importante opera di pulizia che consente al gruppo di affrontare tempi difficili e vincere nuove sfide per continuare a essere protagonista e di supporto ai territori. Con la nuova impostazione c’è una rinuncia sul fronte della rappresentatività a vantaggio della governabilità e dell’efficienza. Inoltre, si introduce un’evoluta normativa interna, primo esempio a livello nazionale, in grado di ampliare rispetto al quadro attuale il perimetro relativo ai potenziali conflitti di interesse da gestire». ANDREA MOLTRASIO, presidente del Consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, non nasconde la soddisfazione nell’illustrare il risultato del percorso di innovazione della governance, gestito dalla commissione interna da lui presieduta, che contempla il passaggio dal sistema duale a quello monistico. Un cambiamento, in vigore dall’assemblea della prossima primavera per il rinnovo del vertice, che venerdì 19 ottobre (con inizio alle 9,30 alla Nuova fiera di Bergamo) compirà un altro passo di rilievo con l’assemblea straordinaria chiamata a ratificare il rinnovato Statuto sociale. Con il prossimo abbandono dei due Consigli (di sorveglianza e di gestione, per un totale di 22 componenti), Ubi completa il cammino che, negli anni, l’ha progressivamente portata a superare i tre pilastri fondanti: nel 2007 l’hanno vista nascere come gruppo cooperativo (ora è spa), federale (trasformazione in Banca unica) e basato su un modello di governance duale. Il monistico - che, tra l’altro, contempla un solo Cda con 15 membri; nel grafico i dettagli - per Moltrasio «è il più diffuso in Europa e maggiormente riconoscibile a livello internazionale, oltre che più gradito ai mercati. Presta particolare attenzione alle minoranze e ai consiglieri indipendenti, che saranno almeno i due terzi del totale». IL PRESIDENTE del «Cds» di Ubi chiarisce che l’inchiesta - sull’assemblea del 2013; vede coinvolti 30 imputati, oltre alla banca stessa in base alla legge 231/2001 - «non ha avuto alcun effetto sul cambio di governance: era già stato deciso in precedenza. Ha solo creato rallentamenti - sottolinea -, visto che potevamo essere più rapidi. Mi lascia tanta amarezza a livello personale, inoltre ha permesso di capire che, quando parliamo di infondatezza delle accuse, non lo facciamo senza motivi». Nel complesso Moltrasio di dice «soddisfatto» del percorso di riforma completato - segnato anche da una massiccia riduzione delle società del gruppo, delle cariche sociali e dei costi -, consapevole «che, in prospettiva, lo scatto in avanti si realizzerà se il board, da eleggere l’anno prossimo, sarà attento ai territori che hanno sostenuto la banca, con Brescia e Bergamo ai vertici per capacità manifatturiera. Ciò non toglie che la finanza abbia valore e una sede concentrata su Milano, senza nulla togliere le altre aree: in ogni caso si dovranno garantire un servizio efficiente e una spiccata capacità di dialogo». Personalmente, in vista della futura governance, Moltrasio si dice «interessato ai progetti: se di dimostreranno interessanti li prenderò in considerazione, altrimenti mi concentrerò su altre idee. Ciò che conta è una rinnova energia, guardando avanti e ragionando senza restare ancorati al passato». L’IMPEGNO rivolto al futuro, non distoglie l’attenzione dal contesto attuale, fonte di non pochi timori. «All’inizio dell’anno la situazione era diversa e caratterizzata da maggiore ottimismo - dice Moltrasio -. Ora lo scenario è profondamente cambiato: qualcuno dice che lo spread non è un indice da tenere in considerazione, invece lo è perchè comporta ricadute per le tasche di tutti. Il tentativo di rinunciare al rigore senza riuscirci, per puntare verso la crescita senza prospettive preoccupa anche il mondo del credito. Siamo preoccupati, ma razionali e mi auguro che tutti prendano in considerazione una condotta all’insegna della massima razionalità». Riguardo al settore bancario il presidente del Consiglio di sorveglianza della spa quotata, dopo un 2017 segnato «da profondi cambiamenti» non nasconde una ulteriore fase di consolidamento nel comparto. «Ma prima di diventare grandi - conclude - bisogna diventare rapidi ed efficienti, preservare la velocità della Leonessa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA