Sangue e truffatori, c’è un giudice anche in Bretagna

Una veduta di Brest e il castelloLa copertina del libro di Viel
Una veduta di Brest e il castelloLa copertina del libro di Viel (PANNIR)
Maurizio Battista 12.03.2018

Una confessione lunga 140 pagine che avvolge come un gorgo, un flusso di coscienza che trascina il lettore nella notte interiore non solo del protagonista ma di una comunità intera raggirata e truffata da un agente immobiliare a Brest, nella profonda Bretagna, dove la crisi economica morde ancora e i truffati devono fare i conti con una legge inflessibile con i deboli, come il figlio del protagonista, ma inerme di fronte ai furbetti come lo squalo immobiliarista. Un libro, «Articolo 353 del codice penale», edito da Neri Pozza, scritto da Tanguy Viel, che si legge di un fiato, questa confessione di Martial Kermeur seduto su una sedia di legno, in fondo a un corridoio buio del palazzo di giustizia di Brest di fronte a un giovane giudice istruttore, sprofondato nella sua poltrona di pelle. Ma che ci fa questo custode del castello di Brest davanti al giudice? Kermeur è imputato di omicidio. Anzi è proprio reo confesso: ha preso Lazenec e l’ha buttato in mare durante una battuta di pesca su quel Merry Fischer di nove metri che anche lui avrebbe voluto comprarsi prima di buttare i suoi 50 mila euro nelle tasche di Lazenec. E non ha opposto alcuna resistenza quando i gendarmi hanno suonato alla sua porta. Al giudice, che sembra avere tutta l’intenzione di capire con calma perché è un assassino, Kermeur non esita a offrire la sua ricostruzione degli eventi. Viel conduce il lettore nelle spire di una storia che fa salire la rabbia pagina dopo pagina e lo induce a tifare per una parte o per l’altra: colpevole o no? Fino al colpo di scena riservato alle ultime pagine e dove spunta l’articolo 353 del codice penale. Francese. Sì perché lo sfondo di questa storia, che coinvolge il lettore perché assolutamente verosimile, perfettamente credibile e reale, sicuramente attuale, probabilmente già accaduta in chissà quanti luoghi, è la Bretagna francese, in particolare Brest colpita dalla crisi economica dove chiude l’Arsenale. I dipendenti vengono liquidati e il futuro nerissimo può essere illuminato d’incanto dal faraonico progetto di un imprenditore piovuto dal cielo che vuole trasformare Brest in una città balneare con resort, alberghi sulla spiaggia, appartamenti da vendere. Insomma, una sorta di Biarritz solo che il clima è ben diverso. Questo agente immobiliare, Antoine Lazenec, riesce a farsi consegnare centinaia di migliaia di euro da decine e decine di abitanti convincendoli a seguire il suo sogno perché diventeranno ricchi come lui. Il fascino di Lazenec sembra irresistibile. Porta il figlio di Kermeur allo stadio, viaggia in Porsche 911, veste elegantissimo, beve bene e mangia meglio, sa vivere, offre sogni in technicolor. Solo che i lavori partono in ritardo, poi si fermano e non vanno più in là di uno scavo con due ruspe, mentre Lazenec fa la bella vita dilapidando le decine di migliaia di euro che gli sono stati consegnati sulla fiducia. Con progetti sulla carta. E loro, i raggirati, hanno tale vergogna che non ne parlano nemmeno tra loro. Kermeur è uno di loro. Il sindaco Le Goff pure. E ha puntato così tanto su questa roulette immobiliare, e soldi non suoi ma del Comune, che quando si rende conto che tutto è perduto, si spara. La confessione di Kermeur, ex dipendente dell’Arsenale, al magistrato è il racconto di una vita di speranze e di angosce, di frustrazioni, di confronti con una moglie che decide di andarsene, di scontri con un figlio che si ribella all’inettitudine del padre. Fino al colpo di scena finale. Un noir che indaga nelle pieghe di una vita che fa i conti con scelte sbagliate, un bilancio di un’esistenza rovinata da tante ingiustizie che quest’uomo non aveva più voglia di vedere, che mette in risalto la vergogna sociale, il dramma economico di tanti onesti lavoratori che sperano nel sogno di una rinascita e non sanno più come riscattarsi. Fino all’articolo 353 del codice penale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA