L’ALTRO DENTRO SÉ

«L’istantanea si contrappone alla riproducibilità infinita del digitale» La «Mostra nel cassetto» in contrada del Carmine 2F fino al 5 agosto
Autrice degli autoritratti è Luisa Bondoni, vicepresidente del Museo
«L’istantanea si contrappone alla riproducibilità infinita del digitale» La «Mostra nel cassetto» in contrada del Carmine 2F fino al 5 agosto Autrice degli autoritratti è Luisa Bondoni, vicepresidente del Museo
Alessandra Tonizzo 21.07.2018

«L’Empire des Lumières», sposalizio tra notte e giorno. Gli incongiungibili fan l’amore, si perdonano tutto – dopo lungo colloquio a mani giunte: sotto pennellate e bombette spensieratamente magrittiane c’è la fucina della testa. Ceci n’est pas (seulement) Luisa, ricorda, sul filo, la surrealtà ponderata di Bondoni, fronteggiante nemesi e migliorativi entro lo specchio di «Io è un altro». «Dico che siamo una persona unica eppure conteniamo mille e mille sfumature quasi sempre non considerate, mai sostenute occhi negli occhi», commenta la storica dell’arte, curatrice del Museo Nazionale della Fotografia cittadino che contiene la sua biografia per immagini (la «Mostra nel cassetto», in contrada del Carmine 2F fino al 5 agosto). VOLTA LE SPALLE, legge, fuma, grida, benda la vista. Otto doppi scatti in cui «la me di sinistra guarda la me di destra mentre espone le proprie debolezze, le difficoltà, paure affetti e vizi - spiega la trentasettenne bresciana -; alle volte si piace altre meno. Ed è scrutarsi dall’esterno prendendo atto del meglio e del peggio. Difficile far vedere questo agli altri, difficile per me prendere posizione. Non mi giudico, realizzato ciò che ho in mente poi… sto bene». Otto polaroid diluite nell’arco di 3 anni: «Sono io su una parete bianca, quella della mia vecchia casa. Io e la luce che filtra dalla finestra. Ho scelto l’istantanea perché è una tecnica che si contrappone alla riproducibilità potenzialmente infinita del mezzo digitale. Un solo scatto, pezzi unici, che col tempo maturano, invecchiano». L’alone chimico trasforma la pellicola passo passo, aderisce all’imperfezione umana sorella della conversione decadente, partorita vintage. COLORI acidulati sulla frangetta di Luisa, sul profilo pulito stupito pensante. «Faccio questo perché è l’unica cosa che mi riesce – confessa –. Mai girato immortalando paesaggi, no. Parlo di esperienze da elaborare, sulle quali mettere un punto; mica per forza traumi, pure dettagli di vita piccola. Qui, modella e regista, ero completamente padrona del gesto artistico, al centro esatto dell’azione creativa profonda». Un allestimento di partenza («disegno tutto lo storyboard»), dall’idea alla concretezza («devo avere un inizio e una fine»), dal sé al mondo («non sono Cristina Nuñez: m’importa solo che gli altri si riconoscano in un frammento del mio operare»). C’est tout. NOIA E CAMBIAMENTO. Autocensura e libertà. L’ombra del contemporaneo quotidiano allarga le ciglia alla fotografa che prova su di sé l’osservazione afona, come Marina Abramović sulla folla - uno scherzo, una religione. La insegna durante lezioni in cui prende il giro largo, dal Trecento in giù. Per capire (anche) l’esegesi di click difformi: «Il selfie afferma Sono qui, osservami. È un atto di narcisismo, poggia sullo sguardo altrui: improbabile che ci si raffiguri imbruttiti. Nell’autoritratto stanno consapevolezza, meditazione, voglia di scoprirsi; non necessariamente si svela il volto, basta una parlata intima - di oggetti, parti del corpo». L’io è un mento puntato in basso, l’altro è un naso audace. Nel mezzo, sull’intercapedine, Lei. •