I trompe l’oeil astratti della grande Du Pasquier

Le stanze di APalazzo Gallery dialogono con le opere di Du PasquierLa stanza-cabina di Nathalie di Du  Pasquier che vive a Milano dal ’79
Le stanze di APalazzo Gallery dialogono con le opere di Du PasquierLa stanza-cabina di Nathalie di Du Pasquier che vive a Milano dal ’79
Giampietro Guiotto 21.07.2018

Nathalie Du Pasquier, (1957), pittrice e designer francese, ma residente a Milano dal ’79, è conosciuta come uno dei membri fondatori del gruppo Memphis Design, creato nel 1981 dal designer e architetto Ettore Sottsass. I primi lavori per Memphis - mobili, gioielli, disegni di abbigliamento - sono accattivanti per l'uso vibrante del colore e la mescolanza di motivi grafici, provenienti da varie culture e momenti storici. Quando il gruppo si scioglie, nel 1987, la pittura diventa la sua attività principale, anche se il suo lavoro pittorico, sempre incentrato su un uso raffinato del colore, costruzioni astratte e strutture impossibili, sembra estendersi e contaminarsi con il linguaggio della scultura, del design, dell'architettura, della ceramica e della realizzazione di tappeti. Anche la mostra a APalazzo Gallery nel presentare un grandissimo tappeto, una pseudo cabina-stanza con comignolo-tubo, accanto a moltissimi dipinti, rivela questo gusto investigativo dei linguaggi, mentre l'ambiguità tra elementi figurativi espliciti, che possono essere letti anche come elementi cubisti, astratti o spezzoni di nature morte, sembra far parte di un immaginario urbano fantastico e assurdo, carico di citazioni. L'ARTISTA, sempre attenta alle forme geometriche e ai dettagli architettonici, al legame esistente tra la geometria e la rappresentazione dello spazio, procede pittoricamente condensando la bidimensionalità con la tridimensionalità, il rappresentabile e il non rappresentabile, il tangibile e l'intangibile, fino a raggiungere complessi arrangiamenti di forme sempre aperte a nuove possibilità combinatorie, tanto che una natura morta può essere composta da volumetrie astratte. Il modo di procedere è prelevare oggetti inanimati, infondendo in loro la libertà compositiva e una spazialità inaspettata, perché, nella loro giustapposizione di superfici piane e tridimensionali, essi possono vagare nello spazio come «pattern», ossia modelli reali o iconici, al pari di una forma astratta, che può solo significare un campo cromatico. LA STANZA-CABINA collocata al centro della sala della Galleria è per l'artista un oggetto ingigantito, che - per il fatto di essere interamente dipinto esternamente, mentre all'interno è interamente bianco monocromo - funziona come entità spaziale sfasata, utile a produrre inedite percezioni. Ambiguità formali della rappresentazione bidimensionale e tridimensionale ed esasperazioni volumetriche si espandono nelle pareti esterne alla cabina e al suo interno, a significare che non esiste confine tra pittura, scultura, architettura e design. Sopra la divertente stanza-cabina, sicuramente apprezzata dai bambini, campeggia un cilindro bianco, un solido geometrico dal significato arcano, utile a far collassare le modalità classiche della rappresentazione. Si avvertono, così, luoghi di metamorfosi continue e di apparizioni sorprendenti. • Nathalie Du Pasquier: «Uscita d'insicurezza»; APalazzoGallery (piazza Tebaldo Brusato); fino all'8 settembre.