Flero fa Click col Nepal della fanciullezza

Uno scatto scelto dal presidente del Click di Flero Felice Bianchetti
Uno scatto scelto dal presidente del Click di Flero Felice Bianchetti
Alessandra Tonizzo 15.05.2018

Tirare il fiato. Come dire distenderlo, appenderlo, filarlo al pari del mastro vetraio. Lo fa il cecchino dopo il rinculo, lo fa il fotografo dopo lo scatto, nel riposo di una soddisfazione vitale: tornare a respirare, a esistere fuori dall’atto concentrato. 42 soffi, distinzioni artistiche su pellicola costrette al Palazzo Loda Calzaveglia s’aggirano lungo tutti i piani tutte le sale, mosche impazzite rimbalzano contro i vetri imbrattandoli di sequenze fusionali. La mostra collettiva del gruppo fotografico Click di Flero spilla il 25esimo anniversario entro buie cornici 25x25, forma razionale, contenuto quadro. Le espressioni stampate di tutti i soci declinano il mosaico policromo a una deriva culturale senza capo senza coda, tutta corpo. «42 i membri, ben di più i lavori – spiega il presidente Felice Bianchetti –. C’è chi partecipa con uno scatto, chi con 11. Anche le tecniche appaiono disomogenee: colore, bianco e nero, mosso, elaborato... Quasi la metà degli aderenti sono nuovi iscritti, e ne abbiamo per ogni età, dai 14 agli 86. Ognuno col proprio bagaglio parla l’esperienza e l’avventura intima nel mondo della fotografia». QUANDO Bianchetti porta la fotografia al mondo. Di ritorno dal Nepal, ha scelto cinque ritratti di bambini in b/n. Fanciullezza pura d’occhi chiusi, mani a gomitolo. Smarrimento adulto, implorante, palmi giunti. Corpi elastici che occupano lo spazio con la prepotenza di un pensiero – forse «eccomi», forse «sono qui». MOLTI animali (ed è rivincita cinofila), il tema del lavoro, il paesaggio, l’astrattismo. L’esempio di Rosetta Zampedrini, tesoriere per Click, s’appoggia alla matematica di un legno fuori natura, quello algebrato da Flavio Pellegrini, scultore grafico-istintuale. Dimenticarsi le didascalie e spiare queste finestre contornate di nero è quasi dovuto, è liberatorio. Ciò che l’autore vuol dire stipa quel che si sente nel trasporto di un avvicinamento o di una respingenza, si legge senza targhette col movimento fluido della massa umana avanti e indietro rispetto all’istantanea – messa a fuoco corporale, oscillazione osmotica, comprensione empirica. La collettiva è visitabile al Palazzo Loda Calzaveglia in via Umberto I a Flero fino al 24 maggio (sabato 15-19, domenica 10-12 e 15-19, giovedì 21-22,30; informazioni: www.gfclick.it). •