VALZELLI
DUE ANIME

La Padrona in versione Olivia di Popeye:  alle sue spalle il VittorialeValzelli è  architetto come emerge dalla prospettiva di piazza BattistiVictor l’autista e il castello cidneo (tutti i disegni sono di Igor Valzelli)
La Padrona in versione Olivia di Popeye: alle sue spalle il VittorialeValzelli è architetto come emerge dalla prospettiva di piazza BattistiVictor l’autista e il castello cidneo (tutti i disegni sono di Igor Valzelli)
Sara Centenari04.11.2017

Un’anima divisa in due quella dell’architetto bresciano Igor Valzelli, classe 1960. Da una parte c’è l’attrazione per l’inconscio, l’oscurità delle pieghe dell’io, la carnalità burrascosamente giocosa, il desiderio che vorrebbe essere libero ma non prescinde dal potere. Dall’altra una passione rischiarata da luce piena e razionalità per la storia medievale, quella moderna e risorgimentale e i fatti contemporanei. Un cuore diviso a metà da impulsi opposti il suo: ma anche una fame di conoscenza che si rivela forza creativa polimorfa.

C’È CHI CONOSCE Valzelli con il suo nome anagrafico, per il suo lavoro di progettista oppure perché gli è capitato di sfogliare «L’assedio di Brescia (1438)» edito da Salvagni Design, piccola storia dell’assalto di Niccolò Piccinino alla città: volumetto illustrato con figure in bianco e nero immaginate come soldatini da colorare e piegare, come negli albi di una volta.

C’è chi invece conosce questo sceneggiatore-fumettista pur ignorandone l’identità, perché la serie «La Padrona» è firmata dal misterioso Ian Van Der Zeel, divertente trasformazione di gusto fiammingo del suo nome vero. «Per adulti colti»: Valzelli ha scelto di descrivere la serie con queste tre parole, in quanto la semplice e universale dicitura «per adulti» induceva alcuni lettori avvezzi a giornaletti «très grossier» a farsi illusioni deraglianti. Tavole e dialoghi accendono le aree del cervello deputate a scatenare l’eros, non c’è dubbio: ma il gusto del gioco, della citazione, del sincretismo di generi domina su tutto. Così che capita di trovare personaggi come Olive Oyl di Popeye, Petronilla o le ragazze di Will Eisner a personificare i simboli del desiderio perfetto: dimostrazione di quanto si possa essere ironici pur mirando a illanguidire i sensi.

L’America dei sogni e la città concreta che dà i natali all’autore: i Ronchi, il Sebino, le valli. Brescia è centrale nella genesi del personaggio. «La padrona non può che essere una donna ricca di una città di provincia: libera da vincoli matrimoniali, indipendente dal punto di vista economico - spiega Valzelli -. Ho voluto tratteggiare un ritratto di donna perfettamente in grado di scegliere cosa le piace, per togliere le catene a un modello femminile reale che anche nel XXI secolo spesso nega a se stesso ciò cui aspira. Nella maggior parte dei casi, la società chiede a ogni donna - per quanto disinibita nel suo linguaggio e nella sua cultura - di reprimere il suo lato sensuale, bacchico, selvaggio. Brescia mi sembrava il contesto giusto per ambientare questa storia».

Victor l’autista sognatore hard e Olga la domestica sono gli altri due poli dell’ouverture de «La Padrona», alla sesta puntata (edita da Arti grafiche Vannini di Bagnolo Mella), in tiratura limitatissima: 100 copie che vanno a ruba. L’architetto che è in lui porta Ian Van Der Zeel a incastonare vedute prospettiche di edifici alla Frank Lloyd Wright tra le silhouette senza veli, che occupano un’intera striscia, e un piccolo riquadro dedicato a seni candidi e fuggitivi. Quando non è la poesia a irrompere, con dantesche «colombe dal disio chiamate». E se il personaggio maschile arranca nel tentativo di mostrarsi seduttore perfetto, in soccorso all’incauto arrivano vignette di tema sportivo: i parallelismi tra tecniche della pallacanestro e assalto dei francesi al castello cidneo nel 1512 avvicinano le storie di Valzelli al cinema.

Cinema anti-realistico in cui non si capisce fino in fondo se alcuni fatti avvengano o siano proiezioni di desideri travolgenti: un cinema che compie un tuffo nel genere «automobilistico» con omaggi a Steve Mc Queen e digressioni in altri mondi scanditi dai chiaroscuri alla Roberto Raviola alias Magnus.

Il pubblico femminile potrebbe farsi frenare da alcuni presunti clichè (la cameriera straniera che chiede un premio in pelliccia alla sua disponibilità): ma bisogna ricordare che gli scritti licenziosi vibrano di morali elastiche. E sottolineare che alla fine tutto ruota attorno a una Padrona: per una volta non si parla di un signor Grey miliardario e paranoico o di un marchese compulsivo e sadico. La femmina domina e tutti si inchinano. Le rivoluzioni cominciano dalla fantasia.

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