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SUI SOCIAL

L’emblematica immagine di copertina di «Nasci, cresci, posta»
L’emblematica immagine di copertina di «Nasci, cresci, posta»
Titti Santamato06.11.2017

Anita ha 9 anni, non ha un profilo su Facebook ma dice di sapere tutto perché lo usano la mamma e la nonna. Andrei, invece, a 10 anni ha già un suo profilo perché può parlare con i cugini che vivono in Romania. Ma non c'è solo il social media di Mark Zuckerberg, ci sono anche YouTube, Snapchat, Instagram, Musical.ly conosciuti e usati dai bambini prima della fatidica soglia dei 13 anni, per altro valicabile con facilità. Difficilmente sanno spiegare cos'è un social network ma «smanettando» sugli smartphone vengono catapultati in spazi di incontro e scontro, come dimostrano gli episodi quotidiani di cyberbullismo. E spesso i bambini sono da soli. Dunque, chi li protegge? «Nasci, cresci e posta» (Città Nuova, pp. 110, 15 euro) è il libro di Simone Cosimi, giornalista, e Alberto Rossetti, psicanalista e psicoterapeuta, che aiuta a capire le dinamiche che definiscono la presenza di bambini e adolescenti sui social.

Il volume è concepito come una guida, ricco d'informazioni sia sulle piattaforme social più comuni sia sulle loro policy riguardo ai ragazzini; ci sono anche i regolamenti in materia di protezione di dati personali e un glossario con i termini da conoscere, come «deep web» e «fake». Sulla copertina c'è l'illustrazione di Stefano Maria Girardi: ritrae una bambina arrabbiata che parla al telefono.

Il leitmotiv che accompagna il libro è questo: i minori sono il bersaglio quasi prevalente e più ambito dalla maggior parte di queste piattaforme e gli strumenti per difenderne la presenza online sono pressoché assenti. Anzi, deludenti. «Nasci, cresci e posta» è pure una guida per i genitori, visto che il rapporto tra social e figli è una delle sfide educative più importanti da affrontare.

Steve Jobs, ad esempio, limitava ai propri ragazzi l'uso dell'iPad, sostituito dalla sana e antica abitudine delle cene in famiglia. E Chris Anderson, ex direttore della rivista tecnologica Wired, ora costruttore di droni, aveva istituito limiti di tempo e «parental control» per ogni display di casa. «Spero che questo libro venga letto da genitori, educatori e adulti curiosi», scrive nella prefazione Giovanni Ziccardi, docente di Informatica giuridica all'Università degli Studi di Milano. «Tutti sappiamo quanto sia difficile far leggere di questi argomenti ai giovani. Se, però, già i loro genitori e parenti approfondissero i temi trattati, si creerebbe un quadro migliore, di dibattito e confronto aperto e consapevole, che potrebbe certamente portare a un miglioramento diffuso e a un ripensamento, in molti casi, di tanti comportamenti che oggi sono incompresi o male interpretati».

«Sono da tempo convinto che prima, e accanto, a un'opera di educazione civica digitale, che da anni si domanda venga introdotta nelle scuole», aggiunge Ziccardi, «sia necessaria una nuova opera di educazione civica tradizionale, di ritorno alla legalità e al suo insegnamento. I problemi sociali vengono, infatti, prima dei problemi tecnologici, e molte questioni emerse sui social e sulle reti potrebbero essere risolte operando, si diceva, alla base».

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