FOTOGRAFA
DI GUERRA

Gerda Taro con Robert Capa, due miti della fotografia
Gerda Taro con Robert Capa, due miti della fotografia
Paolo Petroni01.11.2017

Si è parlato di «La ragazza con la Leica» (Guanda, pp. 336, 18 euro) come di una biografia di Gerda Taro, donna bella, coraggiosa, libera, nata a Stoccarda nel 1910, fotografa per passione e ideali, prima fotoreporter morta in azione, uccisa a 26 anni perchè finita sotto i cingoli di un tank «amico» durante un'improvvisa ritirata sul campo di battaglia, in Spagna, durante la Guerra civile, mentre documentava la resistenza dei repubblicani all'assalto dei nazionalisti.

In realtà il libro, che esce a 80 anni dalla sua scomparsa, nel 1937, è molto di più, è l'ultimo romanzo, basato su una storia vera, di Helena Janeczek e ricordando la vita esemplare di Gerda racconta una generazione e collega quei fatti degli anni '30 col dopoguerra arrivando agli anni '60, al risorgere del fascismo e al congresso del Msi e la resistenza della gente di Genova che si oppone al governo Tambroni, con disordini violenti cui seguono manifestazioni in tutta Italia e la polizia che, per esempio, spara sui lavoratori di Licata in Sicilia.

E' in quei giorni che a Georg Kuritzkes che è nel nostro Paese e lavora alla Fao, torna in mente la Spagna di allora e Robert Capa, fotografo famosissimo, «perchè avevamo un'amica in comune, Gerda Taro, che nessuno oggi sa più chi era e si è perso traccia persino del suo lavoro fotografico». Gerda e Capa si amavano, così, come accade spesso alle figure femminili, lei è rimasta nella memoria più come sua donna che per quel che ha fatto da sola. In Spagna erano assieme, ma lontani dove li portava il proprio lavoro, lui a Nord e lei, forte di un contratto con «Ce Soir» che la rende indipendente, a Ovest di Madrid. I suoi funerali a Parigi, il primo agosto 1937, si trasformano in un grande corteo segnato dal rosso delle bandiere con in testa Capa piangente e personaggi come Pablo Neruda e Louis Aragon.

Di famiglia di ebrei polacchi, Gerda è attiva nel movimento studentesco socialista in Germania, dove, nel 1933, poco dopo l'ascesa al potere di Hitler, viene arrestata come antinazista. Rilasciata, decide di rifugiarsi a Parigi dove un anno dopo conosce Robert. E' un colpo di fulmine e l'unica foto di loro due assieme (riprodotta a pag. 293 del libro della Janeczek, anche lei ebrea polacca nata in Germania ma vissuta in Italia tanto da scrivere in italiano, a cominciare dal bel «Lezioni di tenebra») è scattata al cafè Dome di Montparnasse. Lei lo aiuta a vendere il proprio lavoro e aspira a diventare fotografa e dopo il colpo di stato fascista in Spagna del luglio 1936 partono assieme inventando, come vuole la storia, i moderni reportage fotografici di guerra, così come inventano i propri nomi d'arte, essendo quelli veri Gerta Pohorylle e Endre Friedmann.

E' così, creando se stessi e scegliendo con coscienza la propria esistenza che si entra nella storia e magari nella leggenda e quella, anche dopo periodi di oblio, ha sempre la forza di far riemergere la verità. La Janeczek costruisce la propria narrazione, procedendo a incastri temporali, per quadri, per foto verrebbe da dire, cui dà voce e umanità, basandosi sulle biografie che hanno riscoperto la Taro fotografa scritte nei primi anni 2000 in Germania.

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