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Cellullare «thriller» Il romanzo shock di Paola Barbato

Alessandra Tonizzo 07.06.2018

Trilla il thriller. Cerebrale, ossessivo, «Io so chi sei» (Edizioni Piemme) è affidato a uno smartphone, parallelepipeda minaccia. E a un molosso cieco da un occhio, 40 chili senza tara. Paola Barbato stavolta cava la testa al suo pubblico per riempirla di lanceole che feriscono piano i neuroni, forte la pelle: prima si sente, poi si comprende. «Operazione tra le più ambiziose, questa, nata dalla costola di un’idea del 2013. Un affresco il cui finale renderà onore alla storia, non sarà il biscotto-farlocco del contentìno». La sceneggiatrice dell’old boy bonelliano, scrittrice di incubi-verità romanzati ma non romanzeschi, alla presentazione del chapter1 di una «poli bilogia» a intarsio. A Brescia, a rispolverare natali adottivi, a far saltare sulle poltroncine gli amici di Serra Tarantola. Dinamitarda senza orologeria: «Mai ho scalettato, zero ragionamenti ingegneristici: prima il viaggio, poi la meta». Questo trip, in compagnia del giornalista di Bresciaoggi Gian Paolo Laffranchi, ha inquadrato un volume senza argini, la caccia a pollici opponibili che pare digitino dall’aldilà. «Tutto può potenzialmente sconvolgere tutto. Ma, se ci riflettiamo, il cellulare è il perno ottimale su cui fare leva e catapultarci la vita in un attimo». A pagina 300, quando ci si conosce tutti, ecco «il flagello, lo schiacciasassi». Parlata mimica, da sentire il fiato addosso e le mani sulla faccia e vedere l’orco (buono? Cattivo? Importa?). «Se “Io non ti faccio niente“ era mosaico d’emotività, questo libro è costruito su voci numerate. Alcune più forti di altre, vedi Caparzo, il poliziotto-bestia che si finge bue buono». Solisti, impegnati ad aggiungere una «g» alla legenda. •