«Tracce del Divino
nell’arte e nella musica
Lo capirono già i greci»

Vito Mancuso alle 18 nell'Aula Magna della Cattolica, via Trieste
Vito Mancuso alle 18 nell'Aula Magna della Cattolica, via Trieste (ORLANDIR)
Jacopo Manessi22.09.2017

Allergico ai preconcetti, devoto al metodo sperimentale, critico in primo luogo verso il suo pensiero. Onesto, in sintesi. Vito Mancuso, classe '62, caratese, teologo moderno e docente universitario: tornerà dopo un anno al festival Le X Giornate, questa sera nell'Aula Magna dell'Università Cattolica di via Trieste. L'incontro è in agenda per le ore 18, come sempre. Una certezza di orario che cozza con il titolo dell'incontro, scelto secondo il filo rosso 2017 della rassegna diretta da Daniele Alberti.

«La seduzione di Dio»: c'è qualcosa che non la convince nell'etichetta?

Il concetto può andar bene, ma necessita di un'estensione. Non è solo il legame con Dio a dover essere indagato, ma in generale con tutto il divino. In questo caso diventa possibile coinvolgere una porzione di umanità decisamente più ampia, sul piano religioso. Monoteisti e politeisti, cristiani, induisti, buddisti, islamici: serve un discorso allargato.

Il trascendente ha sempre esercitato un certo fascino sull'essere umano.

L'abbraccio divino rappresenta una sorta di esigenza. Forse anche il termine «seduzione» va però ricalibrato, poiché implica la cattura e quindi una dimensione non propriamente positiva. Direi che si può parlare di attrazione.

Qual è il suo modo di procedere, nella riflessione su temi così complessi?

Lo faccio in modo onesto, e questo credo sia un presupposto importante. Poi cerco di esprimere in modo chiaro il frutto del mio lavoro: non per servire qualche tesi preconcetta, ma solo la retta coscienza. Sono temi su cui l'uomo da sempre si interroga: l'anima, il senso della natura, l'esistenza di Dio.

Il tempo dei dogmi fideistici, tuttavia, sembra esaurito nella società del nuovo millennio.

È così. Una volta le persone si comportavano in base ai dettami di coloro che consideravano più autorevoli, senza porsi troppi dubbi. Oggi, invece, siamo tutti figli del metodo sperimentale. Tutti. Persino chi non conosce nemmeno Galileo Galilei, da cui il processo deriva. C'è la volontà di verificare sempre le ipotesi, prima di trasformarle in tesi. Una svolta di capitale rilievo: dal principio di autorità a quello di autenticità.

Indaghiamo una serie di rapporti. Cominciando da: scienza e fede.

In tal caso parliamo di conoscenza e di virtù. Il nostro tempo però non è più capace di armonizzare questi mondi. Un cortocircuito che si sperimenta nella crisi politica e sociale, oltre che nella corruzione. Senza dimenticare la questione ecologica: il nostro pianeta è immerso in una situazione a dir poco problematica.

Arte e fede.

Esistono due correnti di pensiero specifiche: la prima ritiene che la teologia sia una forma talmente alta di sapere che non può essere paragonata a nessuna forma espressiva differente. La seconda, al contrario, racconta di una notevole assonanza tra i due mondi.

Lei per chi parteggia?

Per la seconda. Pensando alla natura dello stesso festival Le X Giornate, sono spinto a concentrarmi in particolare sulla musica. Una forma d'arte in grado di riempire e di arricchire chiunque ne entri a contatto, con un'ispirazione che trae origine dal mondo greco antico e dalle Muse.

Infine vita e fede: la religiosità può ancora inserirsi nel caos dell'esistenza quotidiana?

La logica più profonda della vita, secondo la mia concezione, consiste nel creare una relazione armoniosa con quanto ci circonda e con quanto facciamo. So bene che non sempre è semplice, ma l'obbiettivo della vita è generare altra vita. E quindi armonia.

Consacrarsi al bene, in definitiva.

Posso parlare per me: ho scelto di credere quando sono stato toccato in maniera profonda dal mistero del dolore. Bisogna scommettere che l'attrazione verso il vero, il giusto e il buono non è un retaggio infantile, ma l'espressione di una logica molto più intensa. Credere in Dio equivale a una grande risposta affermativa al bene.

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