Sagramola fissa
la priorità: lo stadio
non può aspettare

Rinaldo Sagramola, 62 anni, amministratore delegato del BresciaAndrea Caracciolo, 35 anni, si complimenta con Dimitri Bisoli, 22.Il bomber è il capitano e la bandiera del Brescia, il centrocampista la vera e propria rivelazione FOTOLIVE
Rinaldo Sagramola, 62 anni, amministratore delegato del BresciaAndrea Caracciolo, 35 anni, si complimenta con Dimitri Bisoli, 22.Il bomber è il capitano e la bandiera del Brescia, il centrocampista la vera e propria rivelazione FOTOLIVE (BATCH)
Vincenzo Corbetta09.01.2017

Il nuovo stadio è una priorità, ma Rinaldo Sagramola parla di tutto ciò che riguarda il Brescia: del girone d’andata appena concluso, di una squadra da rinnovare sempre e, da buon amministratore delegato, di conti da tenere in ordine. E ci sono gli obiettivi da non fallire in campo (la salvezza) e fuori (lo stadio, appunto). E il 2017 sembra promettere bene.

Sagramola, si parte dal girone d’andata. Il 7,5 di Brocchi alla squadra è equo?

I voti li lascio all’allenatore. Ma sono soddisfatto.

Di che cosa in particolare?

Di tutto: della squadra, dell’allenatore, dei punti in classifica, ultimamente un po’ meno del gioco.

Ahi...

Nelle ultime giornate abbiamo badato più al risultato. Non siamo stati brillanti come all’inizio, quando abbiamo battuto Frosinone e Cittadella. E il 2-2 di Verona è uno spot per la serie B.

La 0-0 di Trapani, che ha chiuso l’andata e il 2016, un po’ meno.

È stata la gara più brutta dei miei 18 mesi a Brescia. Ma contava non perdere.

Ma non è soddisfatto del gioco.

Credo che la svolta sia stata la sconfitta di Ferrara con la Spal. La squadra mi era piaciuta molto: anche in inferiorità numerica per tutto il secondo tempo, si era battuta alla pari, a viso aperto contro un’avversaria in formissima. Ha perso, poteva vincere.

Poi la batosta di Benevento.

Sì, e credo che in Brocchi e nei ragazzi sia subentrata un po’ di paura. Si puntava il dito sulla difesa più battuta del campionato. E l’allenatore si deve essere preoccupato in primis di prendere meno gol.

Nelle ultime 6 giornate, il Brescia ha conquistato 9 punti perdendo solo a Terni. Ha segnato 4 reti, non tantissime, ma ne ha subìte solo 3. E per il ritorno?

L’ideale sarebbe trovare un punto d’incontro tra qualità e risultati. Vorrei rivedere il gioco brillante dell’inizio.

Anche quest’anno il Brescia è partito da zero.

Per questo sono soddisfatto dei 27 punti al giro di boa. Nella nostra situazione dobbiamo fare un certo tipo di politica: lavorare molto sui prestiti, cambiare radicalmente la squadra. E siamo ripartiti pure con un nuovo tecnico.

Al di là dei punti, come giudica il lavoro di Brocchi?

Sta facendo bene, ha migliorato i giocatori e sta contribuendo a far crescere il valore della rosa come dimostra la cessione di Morosini.

Scelga tre giocatori per il podio.

Il primo è Bisoli: ha affrontato il debutto in serie B con una personalità e una dose di sfacciataggine che gli hanno permesso un rendimento costante. Untersee, poi, ha confermato quanto di buono ci aveva detto di lui Allegri. E Minelli per la capacità di confermarsi ad alti livelli, senza flessioni in un ruolo delicatissimo come il portiere.

Il bilancio 2016 del Brescia comprende altro?

La continuazione del percorso di risanamento, che va avanti nonostante qualche imprevisto che non sto qui a ricordare. E il passo decisivo per il nuovo stadio. Spero che le ampie assicurazioni dell’Amministrazione comunale portino a quel tipo di sviluppo che è fondamentale per il futuro del Brescia e per poter programmare stagioni con altro tipo di ambizioni. Presto inizieranno i sondaggi, in primavera presenteremo il progetto.

E questo sarà l’anno buono?

Lo deve essere! Pazzesco che, nel 2017, di una partita si vedano più cose dalla televisione che dal vivo.

Vero, però dal vivo...

Sono d’accordo. Allo stadio si percepisce l’atmosfera, si vive la partita, si sente come andrà a finire, che piega prende un incontro. Ma in poltrona uno ha il replay, più dettagli. Quanti di noi si fanno aggiornare in diretta da chi vede le nostre partite da casa?

Come fare, allora?

Semplice: allo stadio bisogna portare più gente possibile. E per riuscirci bisogna dare loro un ambiente confortevole, offrirgli molto più di quello che ha da casa: monitor per rivedere le azioni della partita del Brescia e di quelle delle altre squadre all’intervallo in una hall accogliente, mangiando qualcosa di buono; possibilità di vedere da vicino i giocatori che arrivano allo stadio, come accade in Tv. Chi viene alla partita deve poter portare i figli senza problemi, con personale che li accolga, li intrattenga.

In Inghilterra, come all’Etihad Stadium, la casa del Manchester City, tutto questo è la norma.

Ridicolo che, nel 2017, in Italia sia ancora un sogno.

In Lega ha proposto più volte di cambiare la formula del campionato.

Sì. Tra le prime 10 in classifica della serie B ci sono le tre retrocesse - Verona, Frosinone e Carpi - e 3 delle 4 neopromosse: Cittadella, Benevento e Spal.

Come si spiega?

Semplice: per uscire dalle secche della Lega Pro, dove ne viene promossa una per girone più la vincente dell’infinita lotteria dei play-off, bisogna allestire squadre all’altezza. E se la dirigenza ha la possibilità di spendere, costruisce rose che poi, con pochi ritocchi, sono già pronte per la serie B. In questo caso non si può fare niente.

E per le retrocesse dalla serie A?

Il discorso è diverso. I ricavi medi di una società in B si aggirano sui 9 milioni. Ma una squadra che viene dalla A ha 10 milioni di paracadute. Il Verona, dopo anni di serie A, solo di paracadute ha 25 milioni. Ne ha quindi 35 da spendere contro i nostri 9. Non ci può essere storia.

Dunque la sua è un’opposizione al paracadute?

Il paracadute è sacrosanto, ma deve servire a non sfigurare in serie A. Ho proposto, allora, di allargare i play-off alle prime 10-12 squadre in classifica, senza promozioni dirette. Solo con l’eliminazione diretta si può ovviare a questa ingiusta di differenza di mezzi economici.

Mai pentito di essersi imbarcato nell’avventura del Brescia?

No, anzi... Mi aiutano la saggezza del presidente Triboldi e l’entusiasmo di Ghirardi.

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