«Quella tripletta
alla Juve una gioia
davvero infinita»

Matteo Serafini in azione con la maglia del TriestinaMatteo Serafini: nel 2006-2007 38 presenze in campionato con il Brescia e undici reti
Matteo Serafini in azione con la maglia del TriestinaMatteo Serafini: nel 2006-2007 38 presenze in campionato con il Brescia e undici reti (BATCH)
10.03.2017

A rivederlo non ci si crede, si dice di solito in questi casi.

Invece no. Non questa volta.

A rivederlo ci credi, eccome. Perché Matteo Serafini di gol ne ha fatti tanti, e belli, nella sua carriera. Da professionista ha collezionato in 388 presenze 108 reti e un poker di campionati vinti in 4 piazze diverse (con Livorno, Arezzo, Pro Patria, Venezia). Perché alla fine conta che i gol servano a qualcosa. I suoi hanno avuto spesso un peso notevole. E il 10 marzo di 10 anni fa, a Mantova, hanno scritto una pagina di storia del calcio italiano.

Brescia-Juventus, in Serie B. E già qui. Ma soprattutto: Brescia-Juventus 3-1. Del Nero di qua, Del Piero di là. Eppure... 3-1! Nel tabellino dei marcatori, Serafini. Poi Serafini. E ancora Serafini.

«Me lo ricordo bene - sorride l’attaccante di Calvisano, classe 1978, 39 anni da compiere il 21 aprile, ora in forza alla Triestina in Serie D -. Anche perché, se pure me lo dimenticassi, quasi ogni giorno ci sarebbe qualcuno che mi cita quella partita. Resto il giocatore che ha fatto 3 gol a Buffon. L’anno scorso al Venezia il presidente Tacopina mi chiamò per farmeli rivedere e caricarmi: Tu sei questo, così vinciamo il campionato».

Serafini che fece piangere la Juve con una tripletta: si riconosce nell’istantanea?

La considero più una ciliegina sulla torta di una carriera che mi ha fatto disputare centinaia di partite e segnare più di 100 volte tra i professionisti. Poi è normale, capisco che tutti si ricordino di quella sfida.

Immortalata da una puntata trasmessa e ritrasmessa di «Sfide».

E certo, tre gol a Buffon... Tre gol segnati in quel modo lì, poi.

Uno più bello dell’altro. Pallonetto, acrobazia, bordata. Da favola.

Scritta nel destino, sembrava. Quella partita, quella giornata. La classica volta in cui succede una cosa che non ti aspetti, ma che hai sempre sperato possa accadere. Ogni bambino può sognare una gioia del genere, quando comincia a tirare calci all’oratorio. Poi il tuo sogno si avvera in un istante. Eri al campetto con gli amici, giocavi a sfidare la Juve, e poi lo fai davvero, segni e vinci.

E com’è?

Bellissimo. Tanto più quando è inatteso. Sono le emozioni inaspettate che sa regalarti il calcio. Penso a Barcellona-Paris Saint Germain. O al Liverpool col Milan nella finale di Champions a Istanbul. O a Manchester United-Bayern. A volte succede perché in campo ci sono dei marziani. Noi non lo eravamo. Ma quel Brescia, devo dirlo, non era nemmeno male.

Avrebbe fatto i playoff, se si fossero disputati.

Invece arrivare sesti non bastò, perché le tre grandi là davanti non perdevano un colpo. Genoa, Napoli e la Juve che dopo la sconfitta con noi diventò un rullo compressore.

Se la ricorda, quella Juve?

Come no... C’erano Buffon e Del Piero, Nedved e Trezeguet, Camoranesi e Zambrotta, Chiellini e Bojinov, oltre a Zanetti e Zebina che poi avrebbero giocato nel Brescia. Gente forte, che aveva vinto Mondiali e coppe varie. Ma anche noi, con Viviano, Zambelli, Hamsik... Ce la potevamo cavare. E così fu. Coi primi caldi la Juve incappò in una giornata storta. E vincemmo con merito. Una gioia infinita.

I suoi gol. Il primo.

Del Nero mi passa la palla, la faccio scorrere, vedo Buffon fuori dai pali e penso Posso superarlo. Ci provo, mi riesce.

Il secondo.

Angolo battuto veloce, Hamsik crossa morbido all’indietro, penso Posso fare una mezza rovesciata. Ci provo, mi riesce.

Il terzo.

Lancio lungo sulla trequarti, c’è un mezzo rimpallo con Zebina, d’istinto chiedo il fallo, poi però penso Posso comunque tirare. Ci provo, mi riesce.

Palo, gol. E a fine partita, gli juventini?

Avevo giocato a Livorno con Chiellini, ci siamo scambiati la maglia. Gli ho chiesto quella di Buffon, ma lui l’aveva già regalata.

Un aneddoto?

Non so perché, dopo quella partita mi si bloccò il telefono. Non funzionava più. Avrò ricevuti diversi messaggi, immagino, ma quando il cellulare si è riaggiustato non li ho più recuperati. Sarà stata la Juve, a fermarmi la linea... Scherzo, ovviamente! Ma fu una cosa strana.

Luca e Davide, cinque e tre anni. Un giorno toccherà a loro, far gol alla Juve?

Credo nel libero arbitrio. Faranno quello che vorranno. Per ora, giochiamo a calcio insieme la sera. Cominciamo già a rompere cose in casa...

Quest’anno cosa fa, vince un altro campionato con la Triestina?

Purtroppo il Mestre vola. Siamo a 7 punti, con 8 partite da disputare. Non è facile, ma ci proviamo.

Sta seguendo il Brescia?

Certo. Sono e sarò sempre tifoso biancazzurro. La società è riuscita a salvare salvabile, è ripartita ricostruendo. È un processo di crescita che passa dai giovani. Quando cambi tante cose è normale avere qualcosa da migliorare in corsa. La salvezza dev’esserci, per le potenzialità della piazza e della tifoseria. Mica è solo questione di allenatore. Spetta anche ai giocatori. E un giorno, chissà, fra qualche anno ci sarà un altro Brescia-Juventus 3-1.

Con Serafini in panchina?

Quando smetterò mi piacerebbe allenare, sì.

E cosa direbbe ai suoi giocatori prima di una partita del genere?

Crederci. Sempre. Come ho fatto io.

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