«Meningite, la
diagnosi rapida
è decisiva»

L’Unità Operativa di Malattie Infettive degli Spedali Civili di Brescia
L’Unità Operativa di Malattie Infettive degli Spedali Civili di Brescia (DAMATOA)
04.01.2017

Nonostante un allarmismo amplificato dall’insistenza mediatica sui più recenti episodi letali, è fuori luogo parlare di numeri emergenziali e di rischio epidemico. Pur nella gravità dei singoli avvenimenti verificatisi dallo scorso novembre a oggi in Italia, in cui si inserisce il ricovero del 26enne di Bagnolo Mella nel reparto degli Infettivi del Civile, gli specialisti tendono a circoscrivere gli ormai noti casi di meningite entro un quadro di relativa ordinarietà, all’interno di una media annuale di contagi che nell’ultimo quinquennio non ha subito particolari variazioni. Ad attenuare le preoccupazioni per quanto riguarda il contesto bresciano è il professor Francesco Castelli, direttore della 2ª Unità Operativa di Malattie Infettive degli Spedali Civili.

Professore, quale parte dell'organismo colpisce la malattia e come agisce?

«Le meningi sono delle membrane che rivestono il cervello e il midollo. Al loro interno scorre il liquido cefalorachidiano, che serve a proteggere l’organismo da eventi traumatici. In alcune circostanze alcuni microorganismi possono infettare questo liquido e provocare infezioni virali o batteriche. Tra queste ultime, di norma le più pericolose per la salute umana, la più dannosa anche se meno frequente è provocata dal batterio meningococco. Esistono poi tredici sierotipi di meningococco: se un tempo era il B a manifestarsi con maggiore cadenza, gli ultimi episodi di cronaca sono stati provocati dal tipo C».

Quanti casi si verificano annualmente in Italia? Brescia fa eccezione?

«Di meningiti meningococcica se ne registrano circa 200 in tutto il Paese, con una lieve eccezione della Toscana, che si attesta lievemente sopra la norma. La nostra provincia rientra invece perfettamente nella media italiana e lombarda, con quattro/cinque fenomeni all’anno».

Quali possono essere la cause del contagio?

«Bisogna premettere che almeno una persona su dieci è portatrice sana del batterio, che si annida nelle membrane mucose superficiali del naso e della faringe. Questi possono emigrare da un soggetto all’altro e raggiungere parti profonde dell’organismo dando luogo in soggetti più deboli a sepsi o meningiti. È però necessaria una stretta vicinanza tra le persone affinché si verifichi il contagio».

Ci sono sintomi evidenti?

«I più chiari sono febbre alta accompagnata da encefalite e rigidità del capo. Il periodo di incubazione è relativamente breve, oscilla tra i tre e i quattro giorni. L’importante è non farsi prendere dal panico e in caso di concomitanza di questi fenomeni contattare il proprio medico curante per un controllo. La tempestività è un fattore determinante per scongiurare esiti negativi, perché con le attuali terapie antibiotiche la percentuale di guarigione, pur con il rischio di sequele, si attesa attorno all’85 per cento».

Quali sono i vaccini in grado di prevenire l’infezione? Quali accorgimenti adottare?

«Esiste un vaccino quadrivalente che copre i tipi A,C,Y e W; uno specifico per il tipo B e un monovalente per il C. È fondamentale far comprendere l’efficacia di questi strumenti e promuoverne l’adozione da parte dei soggetti più deboli. Sussistono alcune precauzioni che, sebbene banali, possono rivelarsi molto utili: dall’abitudine di lavarsi le mani dopo essere stati in un posto affollato all’aerazione frequente degli ambienti chiusi».

L’apprensione per gli effetti collaterali dei vaccini è quindi immotivata?

«Il difetto principale dei vaccini è la loro efficacia, perché proprio grazie alla loro diffusione si tende a non avere più la percezione del rischio e a sottovalutare il pericolo di contrarre malattie infettive ormai debellate su larga scala. Solo quando mancano ci si accorge della loro importanza».D.VIT.

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