«Londra, Bucarest
Guetta e Shaggy...
La vita è un remix»

Nicola Veneziani: classe 1987, dj e producer di Brescia, ha vinto il premio per il miglior remix del 2016 ai Dance Music Awards
Nicola Veneziani: classe 1987, dj e producer di Brescia, ha vinto il premio per il miglior remix del 2016 ai Dance Music Awards (BATCH)
04.06.2017

Quanto dista la vetta da Brescia? Dov’è la pista che conta di più? Come si sale dai club di provincia ai regni della dance? Nicola Veneziani ha preso una rincorsa di sette anni, per arrivare in cima. Un bel respiro, lo slancio e giusto e via: nel 2010 firmava il primo contratto (con la Saifam, casa discografica di Verona), nel 2017 eccolo sul trono dei Dance Music Awards, vincitore nella categoria miglior remix (per il 2016) con «Passion»: il frutto della collaborazione con un nome grosso come Shaggy, insieme ad Andrea & Otilia.

«È stato come, per chi fa cinema in Italia, vincere il David di Donatello - sottolinea il dj e producer bresciano, classe 1987 -. Sono arrivati secondi i Cube Guys, che ascoltavo da ragazzino. Li ho superati partendo da Brescia, e da battere c’erano tutti: quelli di M2o, di Rtl 102.5, proprio tutti... Una soddisfazione immensa».

Sinceramente: se l’aspettava?

A dire il vero, un po’ ci credevo. Da due anni ormai punto forte sui remix. La mia vita è decollata con i remix.

Dance, electro, house. E sette anni di consolle.

Sì. La gavetta in Italia l’ho fatta fra il 2010 e il 2012. Un passo avanti l’ho compiuto grazie Dr. Feelx, dj purtroppo morto quest’anno. A lui ho dedicato il premio. Aveva voluto cantare sul mio disco, mi aveva consentito di farmi conoscere su 101. Il nome ha iniziato a circolare, ho fatto 500mila visualizzazioni e lo step successivo è stato l’Edm: un genere di dance allora nuovo, pensato per la gente, proveniente dal Nord Europa. Mi piaceva. Sono riuscito a entrare nella Cr2 Records di Londra. Il mio demo è stato sentito su Internet e così...

«Go!»: un successone, grazie a una sorta di passaparola fra top-dj mondiali.

Beh, è andata davvero così: «Go!» è stata suonata da tutti: David Guetta in primis, ma anche Tiesto, Paul Oakenfold, Benny Benassi. Ha funzionato, tanto. E l’emozione di sentire Guetta annunciarla nel suo radio show: «From Nicola Veneziani...» . Momento indimenticabile! Era l’estate del 2013. Settembre.

Lo snodo vincente, lontano dall’Italia: perché?

Perché qui va così: la fuga dei cervelli è la regola in ogni ambito, anche quello dei dj; per essere preso in considerazione devi andare, avere successo altrove e poi tornare. Nelle recensioni, poi, è più facile ricevere giudizi entusiasti da David Guetta che da Andrea Belli. Va così. Io son dovuto passare prima dall’Inghilterra, poi dall’Est Europa. Mi sono tolto lo sfizio di fare dischi a Londra. Con «Fight club» sono rimasto 8 settimane nella classifica Beatport dei 100 migliori dischi electro-house e ho scalato le charts inglesi. Poi avevo voglia di house. Un giorno, ero a casa di una ballerina rumena, che guardava in tv canali rumeni. E ho scoperto, così, una programmazione dance mai vista. Produzioni fuori di testa. Inna, Alexandra Stan con Mr. Saxobeat... Ho pensato che sarebbe stato bello arrivare a quel mercato.

Due anni fa il remix di «You and me», di Edward Maya, è stato come un nuovo inizio?

Un altro capitolo. È partito così un giro di collaborazioni. Ho fatto il remix di «Universal love», girando il video a Bucarest con Maya stesso: un milione e mezzo di visualizzazioni su YouTube. Ho acquisito popolarità e mentre giravamo, in hotel, ho visto scene da Rolling Stones, da Beatlemania... Là va così. Ho collaborato con Andrea, una popstar bulgara, e Costi Ionita, produttore di Pitbull e Shaggy. Fortuna ha voluto che proprio Shaggy, un anno fa, fosse nei Balcani per progetti suoi e sentisse il mio remix. Si è interessato e con il suo team mi ha commissionato un remix della sua «Passion». Con cui ho vinto il Dance Music Awards in Italia. Come un cerchio che si chiude.

Il vento dell’Est porta anche l’ultimo singolo in fase di lancio, «Wine my body».

È proseguita la mia collaborazione con Otilia, già in «Passion», e il remix è uscito su Roton Music, un colosso di etichetta con 1 milione e 600 mila iscritti al canale YouTube. Sono rimasto 2 giorni con Otilia in uno studio discografico chiuso a doppia mandata, a Bucarest, perché lei in Romania è una diva vera... La traccia è appena uscita e ha già superato le 100mila visualizzazioni in una settimana.

Il suo presente è scintillante. La luce si è accesa a che età?

In famiglia si suonava. Mio fratello Massimo, orientato al jazz, e Lorenzo, più al rock.

Lorenzo Lombardi, anima dei Kaufman.

Esatto. Lorenzo è un compositore, in casa vedevo gente che suonava, respiravo la musica di Cobain. Lorenzo ha scritto due testi per le mie canzoni, ha dato voce a miei pezzi dance. Insieme si può collaborare: lui ha un’abilità creativa, io progettuale. Faremo ancora qualcosa insieme. Sicuramente. Allora tutti avevano la chitarra, io invece ho preso in mano i piatti. Avevo 15-16 anni. Ho scoperto la figura del dj con Tommy Vee, che ha reso fenomeno grazie al Grande Fratello la figura del superdj, cosa che lui già era prima di diventare famoso in tv. Ha fatto conoscere all’Italia la figura del dj che fa ballare, circondato da belle donne, ed è pure in gamba, intelligente: un sogno, un punto d’arrivo, per un ragazzino. In suo onore ho scelto il nome d’arte di Nicola Veneziani. La prima volta che l’ho sentito dal vivo eravamo a Mykonos, nel 2005. Gli ho portato sotto la consolle il mio primo cd mixato, per farglielo firmare. Nella mia classe al liceo Arnaldo, sezione A, avevo il poster di Tommy Vee. Conoscerlo era un sogno. Altro sogno, avere un mio disco sullo scaffale di Dj Choice dove facevo acquisti il sabato: l’ho realizzato con la Saifam, la casa veronese speculare alla bresciana Time. E con «Milkshake» mi sono ritrovato in rotazione su Mtv fra Beyoncé e Rihanna. Ho suonato a lungo nei locali bresciani, finché mi è stata data fiducia per un Halloween party al Florida. L’ho tirato giù e da lì ho iniziato a spostarmi dalla città al Garda, e poi all’Hollywood di Milano, dov’ero stato rimbalzato da cliente e sono tornato rientrando dalla porta principale per un djset. E di lì a Madonna di Campiglio e Portofino. Passo dopo passo, senza che mi regalasse mai niente nessuno.

Dj, ma anche produttore. Cosa si sente?

Suonare mi sta stretto: mi piace fare progetti, quando vedo il risultato di un lavoro pensato e studiato impazzisco di gioia. Qua c’è tanta rivalità, fra dj house, fra club. In Olanda, in Svezia, fanno squadra e conquistano il mondo. Qua ci sono sempre resistenze. Io collaborerei volentieri con un giovane forte, valido, senza paura di niente.

Cosa ama ascoltare?

A parte electro, house e dance? Mi piace il rap. Club Dogo, Marracash, Salmo. Fabri Fibra mi ha segnato, ma amavo quello delle origini. Quando era l’Eminem italiano, e mio fratello e Marco Obertini me l’hanno presentato nel backstage del Freemuzik. Comunque ascolto di tutto, da Ibiza ai Balcani ho mille influenze. E l’apertura è fondamentale in un’epoca come questa: non hai più bisogno di un locale per farti conoscere, il club può essere camera tua, metti un tuo pezzo su Internet e attraverso i Social ti fai conoscere. Oggi si può fare musica così.

La sua vita, oltre la musica?

Vado in palestra. Tifo Brescia. Una volta facevo il portiere. Ho un anello, uno zaffiro blu: lo indosso in onore della mia squadra del cuore.

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