«Io elogio il dubbio
È l’elemento cardine
della nostra civiltà»

Vittorino Andreoli: veronese, classe 1940, psichiatra e scrittore
Vittorino Andreoli: veronese, classe 1940, psichiatra e scrittore (BATCH)
16.09.2016

La sua è una prospettiva cangiante, spalmata su angolature diverse: la storia, la psichiatria, gli studi sociali, solo per elencarne alcune. Un concentrato di influenze varie che funziona in modo perfetto da apertura – e sintesi – al versante culturale de «LeXGiornate» 2016. Il suo intervento avverrà nel primo dei nove incontri di «Aspettando il Concerto», appuntamento ormai fedele delle 18, nell'Aula Magna dell'Università Cattolica di via Trieste: l'onore e l'onere di inaugurare spetta, quest'anno, allo psichiatra Vittorino Andreoli, che dialogherà oggi con il direttore del Giornale di Brescia Nunzia Vallini (ingresso 5 euro, per prenotazioni ci sono il circuito vivaticket.it e il sito www.lexgiornate.com).

«I dubbi della mente», questo il titolo assegnato: un tema vasto e da sezionare con cura.

Il mio sarà principalmente un elogio del dubbio, quale elemento fondamentale per la nostra civiltà, sorta negli splendori dell'Antica Grecia.

Di quale genere di incertezza tratterà?

Il dubbio di cui parlerò è quello strutturale, una caratteristica della mente necessaria per progredire e per conoscere. Non ha nulla a che vedere con il dubbio elementare, quello di memoria, che ci impone ogni giorno scelte come «quale strada prendere per andare in un determinato posto».

La radice storica è quindi platoniana?

Sì, Platone è un punto di riferimento imprescindibile, in particolare con i «Dialoghi». Pensi a questo gruppo di amici, seduti vicini, in cui nasceva il dubbio. E quindi si potevano formulare delle ipotesi. Esisteva una sequenzialità precisa: da queste ipotesi scaturiva una serie di discussioni aperte, senza pretesa da parte degli interlocutori di possedere una verità assoluta: passi fondamentali per muoversi verso il sapere.

Adesso è tutto diverso?

Sì. Oggi non è più così: domina l'empirismo totale.

Un'osservazione che si lega bene ad alcuni recenti fatti di cronaca. Ma anche al tanto discusso ruolo della tecnologia: qual è la sua visione da questo punto di vista?

Immagino lei si riferisca alla notizia della giovane violentata e alle amiche che la riprendono senza fare nulla: ecco, questo è un perfetto esempio di quanto dicevo prima. Sia chiaro, non voglio demonizzare Internet e la tecnologia, ma quello digitale è un mondo che non si fonda sul dubbio.

Bensì?

Si basa su un sistema binario, seguendo quella che io chiamo «logica analogica». Tutto è A o è B, non esistono alternative, e la principale conseguenza di ciò è il venire meno del rapporto causa-effetto. Un grande problema, soprattutto per il mondo giovanile: le medie parlano di 6 ore giornaliere al telefonino. È venuta meno la formazione basata sulla logica razionale e costruita intorno al dubbio, su cui le vecchie generazioni erano formate.

Esistono altri tipi di dubbio da indagare?

Certamente, a partire da quello sentimentale, fondato sulla paura. In questo caso, per paura, intendo la previsione di pericoli oppure ostacoli che possano mettersi improvvisamente sulla nostra strada, uniti all'incertezza per il futuro. Mi risulta difficile provare a immaginare una persona senza paura, in questa società fatta di infiniti pericoli.

Cosa è il dubbio?

Non è certo un difetto, ma una caratteristica essenziale per la vita.

La sua prospettiva resta quindi saldamente umana, e umanista.

Non mi occupo di fede e di Dio, conosco teologi molto più preparati di me, che rispetto e stimo. Il mio dubbio è proprio quello dell'Umanesimo, legato all'esistenza dell'essere umano. Tengo a sottolineare nuovamente come il dubbio sia necessario al progredire della storia.

In che modo?

Se due interlocutori si siedono a un tavolo, convinti di possedere la verità, non potrà che scaturirne un litigio. Peggio, la mancanza di dubbio nei secoli ha portato agli assolutismi e ai radicalismi, che purtroppo riemergono in alcune formazioni politiche.

«LeXGiornate» sono cresciute negli anni, contaminandosi con molte influenze, ma restano un evento principalmente musicale. Lei è un appassionato?

Amo la musica: sembrerà strano, ma la mia preferita è quella sacra. Non posso che applaudire ad un evento con un richiamo così nobile come quello riguardante i fatti del 1849, che dimostrarono la generosità di una città come Brescia.

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