«Il dubbio è democrazia
Si concede all’avversario
di avere opinioni diverse»

Remo Bodei alle 18 dialogherà con il giornalista Alberto Ceresoli
Remo Bodei alle 18 dialogherà con il giornalista Alberto Ceresoli (BATCH)
19.09.2016

Che il dubbio sia una sorta di impronta, ombra, specchio della mente che si muove e della ricerca scientifica, emerge da molte riflessioni di uno dei filosofi più conosciuti su entrambe le sponde dell’oceano Atlantico: Remo Bodei. Conosciuto in Italia come docente alla Normale di Pisa e negli Stati Uniti per i corsi alla Ucla di Los Angeles, Bodei è un cagliaritano nato nel 1938, laureatosi a Pisa, specializzatosi a Tubinga e Friburgo con Ernst Bloch e a Heidelberg con Karl Löwith. Ha avuto incarichi al King's College di Cambridge, alla Ottawa University, a New York, Città del Messico e altre metropoli del mondo.

Trovò un titolo infallibile e lirico per un libretto che spiegava l’attrazione per la filosofia, «Una scintilla di fuoco», pubblicato da Zanichelli. E quella piccola brace della sete di conoscenza - che deflagra in gigantesco fuoco - è la luce che il pubblico del festival LeXGiornate verrà a cercare alle 18, tra i velluti verdi del Sociale. Il concetto di dubbio, di scelta tra due strade, del pensiero che vacilla prima di optare per la via conosciuta o quella meno frequentata, chiama in causa quello di limite. Su questo affaccio si spalanca l’ampia visione di Bodei: per Aristotele era il punto estremo al di là del quale c’è il nulla della cosa, ha ricordato in più occasioni il filosofo che guida il comitato scientifico del Festival Filosofia di Modena. La sfida verso quel confine estremo - oltre il quale si estende il territorio degli dei - è snodo centrale dello sviluppo della scienza.

«Limite» è il titolo di una pubblicazione di Remo Bodei da poco uscita nella collana Parole Controtempo per il Mulino. La «hybris», la pretesa più o meno tracotante di varcare quell’invisibile segno dell’umano limite, è connaturata allo sviluppo della conoscenza. La modernità è tutta in questo infrangere il cristallo, un viaggio verso l’ignoto che si apre dopo il crollo del principio di autorità. Certi misteri non andavano scoperchiati, nel mondo antico pre-illuministico e ancor prima pre-rinascimentale: ma per Galilei l’universo è un libro scritto in caratteri matematici. La messa in discussione del dogma calato dall’alto - dal potere spirituale o temporale - è condizione del progresso.

Tutto si muove, tutto si sgretola: persino l’età della Terra, nonostante la fortissima resistenza della Chiesa a far cadere la granitica difesa delle Sacre Scritture. Il mondo non può essere tanto «giovane»: lo diceva quattro secoli fa la geologia, lo sussurrava l’archeologia studiando raffinatissimi segni di civiltà asiatiche evolutesi più di 4mila anni prima di Cristo.

Bodei compie un articolato viaggio dentro le conseguenze di questa frantumazione del limite, che nel contemporaneo esplode diventando movimento sfrenato. Il filosofo rivolge il suo sguardo verso le implicazioni del post-umano: «metamorfosi dai corpi umani agli esseri formati di carne e metallo, silicio e plastica, parti umane e animali, trasferibili con trapianti da un individuo all’altro». Per Bodei sui temi della bioetica si frangono le onde delle paure, come è naturale che sia: in questo però mette in guardia dai pericoli di un presente incatenato al perpetuo ricorso al referendum, cui il cittadino si presenta «immancabilmente in uno stato di solitudine e oggettiva incompetenza».

Il dubbio è realmente tale solo se seguito dalla scelta? Se non scegliamo, il dubbio diventa negazione della conoscenza o, al contrario, la forma più pura di sapere?

Il dubbio è il momento di esitazione del pensiero prima del salto nella decisione. Fernando Pessoa ha trasformato il detto di Cartesio: Cogito, ergo sum in «Dubito, quindi penso», facendo del dubitare l’essenza stessa del pensiero. Non si tiene, tuttavia, conto del fatto che il cogitare non indica il solo «pensare», bensì l’agitarsi insieme, il co-agitare, di ciò che (simultaneamente o di volta in volta) si affaccia alla nostra coscienza. Si tratta di un turbinio di pensieri, volizioni e sensazioni che incessantemente occupano l’anima. Chi cogita non si limita a pensare in forma astratta, ma è «una cosa che dubita, intende, afferma, nega, vuole, non vuole, immagina, inoltre, e sente». E infine è proprio lui, Cartesio, il filosofo delle idee chiare e distinte, a rivelare che indossa una maschera (larvatus prodeo). Dietro la folgorante luminosità della sua prosa occorre scorgere anche le zone d’ombra. In quasi tutti gli autori contemporanei a Cartesio non manca mai la «scrittura reticente», caratterizzata da un tasso variabile di simulazione prudente e di «dissimulazione onesta», tese a proteggere chi si rivolge al pubblico da funeste accuse o da pesanti interferenze delle autorità religiose e politiche.

Il dubbio è strumento di un relativismo che significa anche rispetto dell’altro?

Dal piano teorico il dubbio è di recente passato sul terreno politico, quale caratteristica dell'uomo democratico che concede all'altro, persino all'avversario, il diritto di avere diverse opinioni, nella consapevolezza che la diversità e il dubbio accrescono la conoscenza e la convivenza.

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