«Ho il cuore diviso
Punti pesanti, un pari
sarebbe buona cosa»

Dario Hubner, 49 anni: con il Brescia 75 reti, con il Cesena 77
Dario Hubner, 49 anni: con il Brescia 75 reti, con il Cesena 77 (BATCH)
03.04.2017

Doppio ex, doppio bomber. Dario Hubner, cinquant’anni il 28 aprile. Uno che qualche gol in carriera l’ha fatto, per esempio 77 nel Cesena, 75 nel Brescia. E un Cesel’ha pure giocato: era il 1996, il Brescia doveva salvarsi e si salvò. Hubner stava nel Cesena, che era già a posto, e segnò. Tutti felici e contenti.

«Stavolta è diverso, stavolta la situazione è più pesante - osserva l’ex centravanti di Muggia, diventato allenatore dopo aver appeso le scarpe al chiodo -. Il Brescia deve salvarsi, il Cesena pure. Sarà dura, sarà tosta».

Che partita si aspetta? Il classico confronto fra squadre contratte, dominato dalla paura?

Potrebbe essere, sì. Non è detto ma potrebbe.

Il clima, in quella sfida di una ventina d’anni fa, era decisamente diverso.

Vero. Io giocavo in un Cesena che era tranquillo. Perdere non comportava conseguenze, a salvezza acquisita. Giocammo serenamente.

Era il 9 giugno 1996. Nel Cesena di Tardelli c’erano il valsabbino Dolcetti, Micillo, Piangerelli e lo stesso Bizzarri che poi sarebbero stati biancazzurri esattamente come lei. Nel Brescia di Reja Adani, Baronio, Volpi, Giunta e i fratelli Filippini. Segnarono il gemello Emanuele e Neri, finì 1-2.

Il gol per il Cesena lo feci io, nel finale, e fu il mio ventiduesimo gol stagionale.

Hubner capocannoniere.

Sì. Quella fu una giornata strana. Normale che chi doveva salvarsi avesse più stimoli, in una domenica come quella.

Ricorda il suo gol?

Sì, andai all’uno contro uno e trovai il bersaglio. Di destro.

Poi lei passò al Brescia.

L’anno successivo, sì. E iniziò un altro bel periodo della mia carriera.

Cinque anni in B con il Cesena, Due di A e due di B con il Brescia. Giocando con Baggio e Pirlo, fra le altre cose.

E chi se lo dimentica? Anni splendidi. Di qua, ma anche di là.

Cuore diviso?

Molto.

Quale risultato si augura?

A me sembra che il Brescia si stia riprendendo bene, mentre il Cesena è in difficoltà: ottiene pochi risultati, è sempre al di sotto delle aspettative. Fa fatica. Quella con il Frosinone era un successo acquisito, prendere gol all’ultimo è qualcosa che capita alle squadre che hanno paura di vincere. Il Cesena evidentemente non è sereno.

Il Brescia con la nuova gestione pareggia e pareggia e pareggia.

Non perde e non vince. Sa rimontare e ciò è bene. Ma spero che riesca a passare in vantaggio e a tenere fino alla fine, una volta.

Lei è stato allenato da Cagni a Piacenza. Cosa le ha lasciato?

Tanto, come tutti gli allenatori che ho avuto. Cagni non ti riempie la testa con tanti movimenti, chiede poche cose fatte bene, al 100 per cento. La grinta, la voglia. Giocare d’anticipo, in velocità. Non è tipo da cinquantamila schemi. Io sono come lui, ero un giocatore istintivo. Mi trovavo benissimo.

Giocavate in Serie A. Era il 2002-2003. Cosa piaceva a Cagni e cosa lo faceva arrabbiare?

Gli piaceva che attaccassimo il primo palo. Palla avanti, indietro, in profondità per sorprendere le difese a zona, schierate in linea. Concetti basilari. Allenatore vecchio? Per carità! Le buone idee non invecchiano. Lo faceva incazzare chi giocava di fino. Quelli bravi sul serio non cercano la giocata, ce l’hanno nel loro Dna. Se giochi nel Brescia e devi salvarti, puoi divertirti sul 3-0, mica prima... Io non ero uno che giocava di fino. Nel caso, mi incazzavo esattamente come Cagni.

Vedrà la partita di domani?

Sì, in televisione. Non so cosa sperare, davvero. Chi perde rischia di finire in cattive acque a poche giornate dalla fine. Le partite da affrontare ci sono, i punti a disposizione sono ancora parecchi, ma non c’è nemmeno tempo da perdere. Che vinca il migliore. Ma anche un pareggio potrebbe servire, se dietro non corrono.

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