«Grazie a X Factor
punto all’Europa
con i Soul System»

Leslie Sackey, voce bresciana, frontman insieme a don Jiggy dei Soul System: insieme hanno vinto X Factor 2016
Leslie Sackey, voce bresciana, frontman insieme a don Jiggy dei Soul System: insieme hanno vinto X Factor 2016 (BATCH)
05.02.2017

Il sistema dell’anima funziona. Provare per credere. Però serve la voce giusta, «altrimenti non ti sta a sentire nessuno».

Leslie Sackey la voce ce l’ha. La potenza è nulla senza controllo e nel suo canto c’è quest’armonia così rara. Ma non si può dire che sia stato fortunato: la buona sorte se l’è cercata a lungo, senza mollare mai, prima da solo, poi attraverso il gioco di squadra.

«Incontrare i Soul System ha creato questa magia», sorride il frontman bresciano di origini ghanesi, classe 1990. Dall’estate all’inverno si è ritrovato a passare da perfetto sconosciuto a celebrità del pop. Il trionfo a X Factor su Sky, le vendite record. L’imminente partecipazione al Festival di Sanremo da guest-star (succederà giovedì), il primo grande concerto a casa sua (il 7 maggio al PalaBrescia). Un momento magico, «dopo tanta fatica».

Come ha iniziato?

Ho scoperto di poter cantare già a 5-6 anni, nella comunità evangelica di Brescia. Ero nella Christ, Peace and Love, a Gussago. Da bambino abitavo nel centro della città, in via Calatafimi. Poi in via Inganni. Quindi ci siamo trasferiti a Sanpolino.

La sua famiglia?

Mia mamma, Esther, direttrice del coro di giovani e bambini. Insegnava catechismo. Papà Edward, operaio all’Alfa Acciai. Mio fratellino Meshach ha 22 anni. Suonava la batteria, poi si è stufato.

Cosa si ascoltava in casa?

Soul, gospel, reggae, afro. Sonorità calde. Da Bob Marley a Lionel Richie. Ma anche Beyoncé e Justin Timberlake.

Quando ha cominciato a fare sul serio?

Studio canto solo da 5 anni, ma sono sempre andato in tour con cantanti gospel. Nel frattempo andavo anche a scuola, ovviamente: le materne dietro via Milano, Tonini e Manzoni, le Canossiane in via Diaz, l’Abba Ballini in via Tirandi.

Dalle canzoni al matrimonio di Belen ai cori per Daniel Adomako. Ne ha fatta, di esperienza, per arrivare fino a qui.

Sì. La strada non è stata in discesa. Ma andare in giro, con la musica, a me piace molto.

Le tournée non sono una novità, visto che ha già girato parecchio da corista di Cheryl Porter, stella del gospel, e di Zucchero, veterano della musica leggera.

Quattro anni con Cheryl. Bravissima. Ho lavorato con Antonacci, con Mengoni e con Zucchero, sì: artista fantastico, professionalissimo. La sua band è super. Cantare con Zucchero all’Arena è stato davvero bello.

Prima di X Factor, Amici.

Ho tentato due volte. La prima a 19 anni, con Mara Maionchi fra i giudici. Sono arrivato alla quarta scrematura. Ho riprovato 3 anni fa, quando hanno vinto The Kolors. Sono entrato nel cast, è stata un’esperienza dura. Come per X Factor, per Amici i provini sono lunghi, tosti.

La sua vita è cambiata con i Soul System.

Già. Io conoscevo Joel e David, perché nei paesi fra evangelisti ci conosciamo tutti, e avevo già fatto concerti gospel con Joel. Dopo Amici ho iniziato miei show di R & B, mai a Brescia però. A Verona c’era un giro più attivo, in questo ambito. Alberto Patuzzo conosceva Joel e cercava un cantante: eccolo! Alberto insegnava batteria e io facevo le mie basi nello studio di registrazione di Joel. Abbiamo iniziato a suonare insieme, in quartetto con un altro bassista. Tante date sul lago. Conoscevo Jiggy, che conosceva Joel visto che sono di Verona tutti e due: Sai rappare, dai, vieni anche tu e cantiamo insieme. La magia è nata fin dalla prima prova insieme sul palco. Due anni e mezzo fa abbiamo cominciato. Nel gennaio 2016, il precedente bassista si era chiamato fuori, abbiamo chiesto a David.

Yeboah, bresciano pure lui.

Adottivo, sì. Ha abitato a Gavardo. Poi a Botticino. Io vivo a Brescia da sempre.

In cosa consiste la brescianità?

Nella mentalità lavoratrice. Sono sempre stato circondato da persone che lavoravano sodo. Se applichi il concetto al talento, non è male. Una filosofia di vita che paga.

Tanta esposizione televisiva, eppure non avete mai strumentalizzato la questione della pelle, i quattro neri col batterista bianco... Avreste potuto, invece avete sempre messo al centro di tutto la musica.

Una scelta consapevole. Una forma di coerenza che alla fine si è rivelata vincente. Noi siamo musicisti. Artisti. Italiani. Soprattutto, italiani! Quindi tutto il resto per noi non aveva ragione di esistere.

L’eliminazione nelle fasi preliminari, il ripescaggio, la cavalcata trionfale: avete fatto a X Factor come la Danimarca nell’Europeo del ’92...

Incredibile, davvero. Neanche a scrivere una sceneggiatura prima. È tutto capitato, a parte il talento. Io sono credente e credo nel destino, in un disegno che deve essere colorato, punteggiato, a tratti anche cancellato. Avventura fantastica, andavamo d’accordo con tutti e abbiamo costruito uno splendido rapporto con il nostro giudice, Alvaro Soler. Con cui comunque non avevamo ansie di rivincita. Ci stima dall’inizio. Considerava più funzionale una band come i Jarvis, che però si son tirati fuori. Noi abbiamo colto l’occasione. Abbiamo vinto con Alvaro, musicista e persona splendida, che adesso ci porta con sé in tour. Noi ricambieremo regalandogli una colomba pasquale...

Quando avete capito che ce l’avreste fatta?

Mai, prima della proclamazione. Non ci arrivava niente, da fuori. Eravamo assorbiti dalla routine: sveglia, colazione, prove con la band. Lavoravamo 12 ore al giorno. Non avevamo basi, ci facevamo anche gli arrangiamenti. Zero tempo libero.

La performance preferita?

«Feel good inc.» è stata una bomba, certo. Ma sono legato a «Thinkin’ out loud». Certe scenografie erano complicate, certe versioni poi... Come farete? Ci chiedevano i produttori. Ma avere Antonio Filippelli al nostro fianco è stato decisivo. Spesso ci faceva rifare, rifare, rifare. Così siamo diventati più solidi.

Che ricordo ha della finale?

All’inizio eravamo tesi. Avevamo portato «Roma - Bangkok» agli «home visit», il brano era arrangiato in modo diverso. Eravamo concentratissimi. Il medley è filato via in scioltezza.

All’uscita?

Il telefonino è esploso, troppi messaggi! Ho dovuto cambiarlo. Abbiamo cenato, mi sono anche un po’ ubriacato. Abbiamo festeggiato.

E la festa continua.

«She’s like a star» ha avuto un bell’impatto. Disco d’oro con oltre 25mila copie in digitale. E ringraziamo chi è andato a comprare il cd in negozio.

Adesso, Sanremo. Giovedì sarete al Festival al fianco del vincitore di Amici Sergio Sylvestre.

Con «La pelle nera», cover del brano di Nino Ferrer che ha scelto il nostro Alberto. Il nostro appello: votate Sergio! Persona stupenda che canta benissimo. Siamo funky, insieme. Aspettatevi un’esibizione focosa.

I firmacopie, le prime date. E il 7 maggio a Brescia.

Finalmente nella mia città! A breve uscirà il primo, vero album dei Soul System. Ringraziamo X Factor, la Sony per come ci segue. Ci sarà un’impronta pop, ma con un feeling particolare, tanto groove. Gospel, electro: se guardiamo le classifiche e sentiamo le radio, da The Weeknd a Rag ’n’ Bone passando per i Gorillaz, funziona questo suono. Abbiamo scelto il momento giusto per uscire allo scoperto.

Cosa ascolta?

Di tutto, compresi gli Ac/Dc, tranne l’heavy metal. Ho sempre voluto ballare e me la cavo: Jackson, Prince, Usher, Beyoncé che per me è un esempio da seguire.

È fidanzato?

Ero single fino a poco fa, ora frequento una persona. Bresciana.

Fra un anno dove s’immagina?

Spero con i Soul System all’Eurovision, agli Mtv Music Awards, e in un tour europeo.

Condividi la notizia