«Giusto lasciare
adesso: non ho più
voglia di soffrire»

Gigi Cagni, 67anni, acclamato dal pubblico del Rigamonti: alla guida del Brescia ha conquistato la salvezza con 19 punti in 12 gare
Gigi Cagni, 67anni, acclamato dal pubblico del Rigamonti: alla guida del Brescia ha conquistato la salvezza con 19 punti in 12 gare (BATCH)
12.06.2017

Gigi Cagni è un uomo in volo, e non solo metaforicamente. Anche sabato è salito sul suo Piper PA28 181 da 4 posti e ci è rimasto per 3 ore buone, con decollo e atterraggio a Genova. Leggero e felice come un bambino.

Quando non vola si gode il sole e il mare di Zoagli, riviera ligure di Levante, tanto buon pesce e relax in attesa di una chiamata. Ma l’occasione è buona per tornare sulla sua indimenticabile esperienza al Brescia, travolgente per lui stesso e per tutto l’ambiente. Ma che non avrà un seguito.

Cagni, non era proprio possibile continuare questa splendida avventura?

No, non era possibile. E con la società mi sono lasciato non bene, ma benissimo.

I motivi dell’addio?

Io sono stato onesto con la società, la società è stata onesta con me.

Può spiegare?

A fine campionato Sagramola e Castagnini, molto sinceramente, mi hanno detto che i programmi anche per il prossimo campionato non cambiano: si punta sui giovani da valorizzare e l’obiettivo è ancora la salvezza. Sono stati chiarissimi, nessun fraintendimento.

La sua risposta?

Alla mia età ho già fatto la gavetta, non ho più voglia di soffrire. Sarebbe stato deleterio per tutti, per me stesso e per il Brescia, se fossi rimasto controvoglia.

Giusto volare ancora bassi?

Giustissimo. Questa è l’unica strada per far tornare grande il Brescia. Servono tempo e pazienza. Questa dirigenza sta facendo un lavoro enorme: sta portando avanti un’opera non indifferente di risanamento economico e pure rendendo reale il progetto per il nuovo stadio. Ragazzi, senza il nuovo stadio non si possono fare progetti di un certo tipo, non si possono avere più ambizioni delle attuali.

Dunque?

Dunque, è bene che tutta la città si metta in testa di non avere fretta. Il prossimo sarà ancora un campionato di transizione. Ascoltatemi, comunque: il Brescia può tornare grande con questa società. Non ce ne sono mica così tante in giro: corretta, puntuale nell’onorare gli impegni, non fa mai il passo più lungo della gamba e riesce a scovare giovani di talento per allestire buone squadre. Mi auguro solo che si riesca a soffrire meno dell’ultimo campionato.

Come trovò il Brescia al suo arrivo?

Arrivai in un ambiente depresso, ma ho sempre creduto nelle qualità tecniche di questa squadra. Non mi sono sbagliato.

C’è un segreto per 2 mesi irripetibili, come da sua definizione?

Uno in particolare: in questi 2 mesi, non mi sono mai dovuto preoccupare della dirigenza: sempre al mio fianco, ma sempre nel posto giusto e pronta a sostenermi sempre.

Il suo successore è Boscaglia: la scelta giusta?

Sì, lo è. Non ho dubbi. Un allenatore di esperienza, che conosce bene la piazza e la rosa. Farà bene.

Cosa vi siete detti al pranzo di giovedì?

Abbiamo parlato di calcio in generale.

E sul Brescia in particolare?

Ha voluto sapere dei pochi giocatori che non conosceva, come Ferrante. Si vede che il ritorno a Brescia lo entusiasma. Come ha entusiasmato me l’avventura che ho appena vissuto.

Boscaglia se l’è sentita di affrontare una nuova sfida. Un folle?

Ma lui ha 49 anni, io 67. Sono 18 di differenza e si sentono: lui può permettersi di accettare una scelta del genere, io non ho più voglia.

I 19 punti conquistati nelle 12 partite del Brescia dovrebbero averla rilanciata.

Sì, a stare a casa mia... Mi credete se dico che dall’Italia, finora, nessuna richiesta? Ma non solo: ci sono ancora 4-5 panchine libere in Serie B. E se notate bene, il mio nome non circola mai. Mai! Da nessuna parte?

Il motivo?

Io non ho il procuratore e non intendo averne uno ora. Basta il mio curriculum, o meglio dovrebbe bastare. Ma so come ragionano i presidenti: Cagni ha 67 anni, è vecchio, è fuori dal giro...

Sempre deciso ad andare negli Stati Uniti?

Ho già parlato con il mio amico Giovanni Savarese, l’allenatore dei Cosmos di New York. Potrei fare il direttore tecnico o il responsabile di qualche settore giovanile. L’esperienza ce l’ho, tra agosto e settembre mi muoverò.

Ha sentito che Brocchi andrà in Cina con Capello?

Bellissima esperienza, gli auguro tutto il bene possibile. Ma potevo andarci io prima di lui.

Davvero?

Cinque anni fa mi voleva il Pechino, eravamo d’accordo su tutto. Poi presero un tecnico olandese perchè in squadra avevano 3 olandesi. E sempre in quel periodo sarei potuto andare anche in America, a Boston, a lavorare sui giovani di un college: compresi subito che non faceva per me.

Tornando al Brescia, giovedì ha rivisto pure Caracciolo. C’è un’immagine indelebile: alla fine della partita con il Benevento, la prima vittoria della sua gestione, lei va ad abbracciare l’Airone, sdraiato sfinito sul prato.

Intanto mi ha fatto piacere che abbia detto che con me si è divertito. Da parte mia non credevo che avesse questa forza, anche se ne conoscevo il grande valore: non l’ho scoperto io. Poi gli ho dato un consiglio.

Può rivelarlo?

Se si gestisce come si deve, può stare in campo fino a 40 anni senza problemi.

In che modo?

Basta che giochi non più di 25 partite a stagione, le altre le sta a guardare. Al Brescia basterebbe vincere quando in campo c’è Caracciolo e chissà dove arriverebbe. Con quel numero di gare uno così arriverebbe tranquillamente a 12-13 gol. Potrebbe diventare il Totti del Brescia.

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