«Gioco di squadra:
così la fotografia
si può valorizzare»

Luisa Bondoni: storica e critica, è la prima donna ad essere eletta come figura-guida dei Circoli Fotografici Bresciani[FOTOGRAFO] LAILA POZZO
Luisa Bondoni: storica e critica, è la prima donna ad essere eletta come figura-guida dei Circoli Fotografici Bresciani[FOTOGRAFO] LAILA POZZO (BATCH)
18.06.2017

Poesia delle immagini.

Arte d’ogni giorno.

Il favoloso mondo di Luisa.

Non è un progetto, una creazione pianificata a tavolino o fortemente voluta, ansimando e sgomitando. È lo sguardo, disteso come un sorriso, di chi fotografa così come respira. Da sempre, senza obblighi né impulsi dall’esterno. Nessun assist, tantomeno maestri.

Luisa Bondoni mica l’ha scelto, di far della sua vita un’istantanea. Nemmeno avrebbe potuto immaginare di diventare la prima donna alla guida dei Circoli Fotografici Bresciani. Mai era successo, in 69 anni di attività della Fiaf. La Federazione Italiana Associazioni Fotografiche ha eletto il delegato provinciale del prossimo triennio puntando su una storica e critica che opera al Museo Nazionale della Fotografia di Brescia e che il 10 luglio compirà 36 anni.

Giovane, certo. Matura, altrettanto, per un compito che non si limita affatto a un ruolo di rappresentanza.

«Questa carica, che fa riferimento alla Fiaf, prevede che io sia intermediario, oltre a svolgere un lavoro logistico, pratico - spiega la neo eletta -. A settembre ci sarà la riunione dei presidenti dei circoli, come ogni tre mesi. Sono diverse le problematiche da affrontare, dovremo stilare un calendario con gli appuntamenti di Brescia e provincia e agevolare chi vuole visitare le mostre. Devo essere utile, dare le informazioni appropriate. Darò il massimo per dimostrarmi all’altezza della responsabilità che mi è stata affidata».

Diciotto circoli, due candidati: Francesco Fogazzi, che è già stato delegato, e lei. Che ha prevalso, nel congresso provinciale all’auditorium di Coccaglio. Se l’aspettava?

Fino all’ultimo non puoi sapere, in questi casi… Speravo di vincere, ovviamente. Sono contenta.

Fotografa da?

Sempre. Fin da piccola scatto foto. I miei ricordi, non solo il mio presente, sono legati alle foto. Per la verità quando ero bambina non mi sopportava nessuno: nelle gite scolastiche, per dire, continuavo a scattare. Un tormento!

A casa cosa le dicevano?

Nessuno che avesse la mia stessa passione. Ho studiato alla 28 Maggio, alla Francesco Lana, al Liceo Calini. Alle superiori mi piaceva molto vedere le mostre, quando ci portavano ascoltavo la guida dall’inizio alla fine, ero l’unica. Sempre avuto un’inclinazione verso l’arte. Ho comprato la mia prima macchina a pellicola, una Reflex, agli inizi dei 2000. Poi sono passata al digitale. Fotografavo amici e parenti, dedicandomi soprattutto ai ritratti. E un po’ ai paesaggi.

L’università pareva aprirle orizzonti diversi, per quanto affini.

Ho studiato conservazione dei beni culturali, cimentandomi con storia dell’arte a Parma. Mi sono appassionata ai procedimenti antichi ottocenteschi. La fotografia delle origini. Una cosa un po’ nerd.

La sua tesi?

Mi sono occupata di storia della fotografia, andando al Museo della fotografia. Ho analizzato il lavoro del bresciano Giuseppe Palazzi, fra i pionieri del colore. L’ho catalogato. E nel 2004 è iniziata la mia collaborazione col Museo.

Quando si è convinta di aver trovato la sua strada?

Mi sono laureata nel 2006. Dopo aver fatto la guida alle mostre di Goldin e di Artematica, fra il 2004 e il 2011, ho deciso che questa doveva essere la mia professione.

Cosa le piace più di tutto?

Amo documentare. Tengo corsi, workshop e conferenze dedicate alla cultura dell’immagine, alla lettura dell’immagine, alla storia della fotografia. Cominciamo ad avere una visione delle cose tutti già da bambini. Per alcuni è una visione molto più artistica, fin da piccoli. Io faccio quello che faccio sempre per il gusto di ricordare. Amo, per esempio, il Neorealismo italiano del Dopoguerra.

Se non avesse scelto la fotografia?

Mi faccia pensare… Penso che… Avrei scelto la fotografia! Per quanto ami profondamente l’arte in senso stretto. Non ho mai avuto altre idee. Ho sempre pensato di rimanere in questo ambito. Se fai altro da te; se fai quello che non ami, non puoi essere totalmente felice. Io ho deciso di fare storia dell’arte durante l’estate della quinta superiore. Ho deciso di fare conservazione. Pensavo, prima, di fare veterinaria. Ho un cane, amo gli animali.

Quale periodo artistico predilige?

Approfondendo storia dell’arte, ho apprezzato il Cinquecento e il Seicento. E le avanguardie del Novecento. Quel punto in cui arriva la fotografia, nasce la contaminazione. I binari paralleli. Amo la prima fotografia, gli inizi. Poi, mi piacciono anche tante cose contemporanee. Mi interessa il filone onirico, metafisico, surrealista.

Il suo autore di riferimento?

Apprezzo molto Rodney Smith, fra i contemporanei. In chiave moderna ha ripreso Magritte, gli uomini con la bombetta, e li ha messi su pellicola. Uno scatto unico, il suo. E poi mi piace Laurent Chéhère, con le «Case volanti». Il mio preferito, comunque, è stato sempre Eugene Smith. Con i suoi reportage su Life, la sua capacità di documentare il Novecento in maniera impareggiabile.

Resta spazio per altro, nella sua vita?

Per me la vita deve prevedere la fotografia, sempre e comunque. È una passione totalizzante. Cinema, fumetto: nah... Prima andavo per mostre di pittura, ora la fotografia decide anche l’agenda delle esposizioni che mi interessano. Ce n’è una sulla fotografia europea, a Reggio Emilia. Devo vederla. Andrò per visite a Genova, andrò in Francia. Al Museo Nazionale della Fotografia stiamo organizzando una bella mostra su Brescia e provincia con le opere di Fausto Schena, che è nato nel 1895, è morto nel 1986 e ha sviluppato alla sua maniera il filone del Neorealismo dagli anni ’40 in poi. Prendeva e andava in giro a fotografare la civiltà contadina, pensando che tante immagini di quell’Italia sarebbero scomparse. Lo faceva in Valsabbia, in Valtrompia.

Quale mostra sogna di organizzare, un giorno?

Un confronto fra fotografi maturi e fotografi giovani, un incontro fra generazioni sulla nostra città. Sul Carmine, magari, visto con occhi diversi in anni diversi.

Presidente Bondoni, cosa farà con i circoli?

Voglio creare coesione. Far gioco di squadra. Dar vita a collaborazioni fruttuose, unendo forze. Promuovere la cultura fotografica a 360 gradi.

Il suo sogno?

Mi piacerebbe fare ciò che sto facendo. Vivere così.

Possiamo chiamarla felicità?

Sì… Dico di sì.

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