Gene Gnocchi sta per tornare:
«A Brescia gran cultura sonora»

Il comico-e-musicista sarà a Brescia con «Sconcerto rock»
Il comico-e-musicista sarà a Brescia con «Sconcerto rock»
Jacopo Manessi 14.08.2018

Il vecchio rocker se lo sono dimenticati tutti. Infiacchito dal successo e dalle scorie di un'esistenza debosciata, si barcamena in una quotidianità fatta di problemi economici. Poi, l'illuminazione: tornare in scena. Riconquistare il pubblico, riprendersi la fama. Gene Gnocchi ne ha plasmato la figura, a mo' di modello universale. Si chiama «The Legend», ed è il protagonista di «Sconcerto rock», lo spettacolo che il comico parmense, accompagnato sul palco dal chitarrista Diego Cassani, porterà al festival LeXGiornate, organizzato dall'Associazione Soldano e diretto da Daniele Alberti, il 22 settembre (ore 21.15, info e biglietti sul sito lexgiornate.com), al Teatro Sociale.

Il vecchio rocker è una figura quasi mitologica. Il dubbio è: fa ridere o fa piangere?
È un personaggio di confine. Davanti a me ho una marea di esempi analoghi: cantanti che tornano sulla scena senza avere molto da dire, eppure lo fanno lo stesso. Ecco, è quella cosa lì: fa ridere e fa piangere. Infiniti i problemi: musicisti insubordinati, traduttori che lo ridicolizzano, un pubblico che non digerisce le sue scelte. E poi i giornalisti, che lo deridono.

Non ne esce un quadro confortante.
Sono sincero, non ambivo a riflettere sui massimi sistemi della discografia. Però è uno spettacolo funzionale: mi aiuta a provare monologhi nuovi, a sperimentare. È un bel contenitore. Ora tornerò a fare «Dimartedì», che come programma è parecchio impegnativo e mi darà una grossa mano. C'è del recitato, ma anche molto cantato. Tutti pezzi originali, a parte «Purple rain» che però mi ha fregato Prince. D'altronde siamo a un festival musicale.

Una rassegna in cui Gene Gnocchi esordisce.
Vero, ma vengo spesso a Brescia, piazza dalla grande cultura sonora. Ho diversi amici: in scena ci sarà Claudio Ghezzi di Rovato, «Il Ciurdo». Farà varie parti, principalmente il finto tecnico.

Che momento è per la musica in Italia?
Il rock fatica. Ormai è quasi tutto rap, oppure ci si muove su sfumature di altro genere. Prendiamo i Baustelle: li considero più pop che rock. A parte i soliti nomi si fa fatica, anche se di rocker ce ne sono. Io ascolto di tutto: gente dall'Australia, dal Canada, dagli Stati Uniti. Un sacco di scoperte interessanti.

Una passione che si fonde a un altro tarlo: la scrittura.
Alla fine parte tutto da lì. Adesso, tra l'altro, sto scrivendo un giallo, dovrebbe uscire nel 2019, non sono messo male. È un romanzo un po' atipico, difficile da inquadrare. Il mio riferimento, nel genere, è «La promessa» di Dürrenmatt: un antigiallo che, secondo me, è diventato il più grande giallo mai scritto.