«Dubitare è importante
Una grande forza che fa
cambiare prospettiva»

Paolo Crepet: oltre che psichiatra, scrittore e sociologo
Paolo Crepet: oltre che psichiatra, scrittore e sociologo (BATCH)
20.09.2016

Semplicemente, «seghe mentali». Non è una parolaccia, ma il simbolo delle nostre nevrosi. Termine da Garzantina della psicologia (grazie all’ars divulgatoria di tale Giulio Cesare Giacobbe: scrittore, professore, psicoterapeuta). Che semplifica concetti cari alla Programmazione Neuro Linguistica. Come l’efficacia presunta di porsi dilemmi continui. Dell’essere, insomma, intrinsecamente scettici. Una coazione a ripetere, quella del dubbio, che difficilmente svincola l’uomo. Ma le condizioni, limitanti o potenzianti, del sospetto, restano relative. Si offuscano nel dubbio stesso. Per ogni Lou Marinoff (presidente dell’associazione americana Terapisti Filosofici) che cura a sberle interrogative, esiste un mare di indecisi disposti a tutto pur di non chiedersi più «perché».

Paolo Crepet, psichiatra torinese autore di decine di libri le cui storie hanno motivazione didattica e volgono «all’inquietudine, all’indignazione» (iniziò nel 1993 con «Le dimensioni del vuoto», sul suicidio giovanile, ora pubblica «Baciami senza rete», saggio contro la seduzione digitale), lavora negli antri bui della mente. Oggi, alle 18, all’aula magna dell’università Cattolica, l’autore da 70mila copie - che comunica con la gente tramite radio, tv e giornali - ragionerà su «La psicologia del dubbio».

Laureato in medicina e chirurgia all'università di Padova con specializzazione in psichiatria, già dottore in sociologia, Crepet ha girato il globo grazie a una borsa internazionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: Danimarca, Inghilterra, Germania, Svizzera, Cecoslovacchia, Stati Uniti, India. Nel solco di Franco Basaglia e Hrayr Terzian, «due grandi uomini, due maestri». Convinto che tutto parta «dalla ricerca della felicità», che «la psichiatria sia l’arte di rimuovere gli ostacoli alla felicità stessa», forte degli insegnamenti familiari «ancorati al valore della creatività, dell’immaginazione, del bello».

Crepet di dubbi non ne ha avuti, durante la carriera. Quando si è presentato il bivio – congressi e seminari scientifici versus genitori, insegnanti, semplici cittadini – la scelta è stata naturale: «Ho cambiato pubblico. Mi sono liberato dalla costrizione del parlar difficile, del linguaggio tecnico».

Psicopatologia e dubbio. Viene in mente la «Folie du doute», oggi rubricata tra i disturbi a sfondo ossessivo-compulsivo. Una sorta di immobilismo alienante.

Invece io penso al dubbio come grande forza, non come debolezza. È importantissimo dubitare, come anche sapere di avere dei dubbi. Lo spiego anche in «Baciami senza rete».

Come si collega al dubbio un libro sui nativi digitali?

L’idea è nata da una scritta vista su un muro di Roma: «Spegnete Facebook e baciatevi». Fantastica sintesi di un pensiero non conformista, una sfida all’arrancare quotidiano di milioni di formiche obbligate a connettersi e a essere connesse senza requie, senza pensiero, senza dubbio. Che è tremendamente umano. Mentre tutto ci sta portando alla finzione.

Un sovvertimento, quello del web, così nefasto?

La rivoluzione digitale propone certezze e non dubbi, annacqua le nostre ragioni che invece sul dubbio si fondano. Anche per questo, nel libro, è presente un capitolo sull’Elogio all’imperfezione. Ma le mie parole non sono un atto di accusa. Sono il tentativo di sottolineare contraddizioni ed effetti collaterali di una strabiliante mutazione antropologica.

Occhio non vede, mente non duole: il dubbio ci travolge dall’esterno? O è qualcosa che germina intimamente?

Esiste il dubbio sociale, certo. Ma è meno interessante, e decisamente meno importante. Il dubbio «vero» ce lo portiamo dentro. Per la vita.

Il dubbio è amico o nemico del pensiero positivo?

Questa «moda» del pensiero positivo è pari a quella della rete. La quale non fa che urlare: «Tutto è possibile!». Artificialmente, ovvio. In tutta sincerità lo trovo… nauseabondo. Da questa angolazione, il dubbio è un grande nemico. Per fortuna.

Inteso come capacità di critica costruttiva, il dubbio porta all’accrescimento dell’autostima e, di conseguenza, alla felicità?

Esattamente. Sono le sicurezze che conducono le persone allo smarrimento, contrariamente a quanto si pensi. Soprattutto quelle eteronome del web.

Eppure chi si rivolge allo specialista, sentendosi in difficoltà, ha la sensazione che l’incertezza sia non solo disturbante, ma angosciosa. E chiede aiuto con la mira di fare chiarezza.

Sono situazioni, passaggi. Il punto chiave è l’accoglienza del dubbio, cambiando in qualche modo la propria prospettiva.

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